Studio Francois Reboul. Ph. Joan Porcel Studio

Dal Caos alla libertà. François Reboul a Venezia

VENEZIA | Spazio SV – Atelier François Reboul | 4 settembre – 22 novembre 2026

Intervista a François Reboul di Francesca Di Giorgio

«Dipingo per essere sorpreso». Per François Reboul la pittura è esperienza aperta, imprevedibile, costruita nella tensione tra abbandono e controllo, tra il gesto istintivo e la necessità di scegliere cosa lasciare vivere sulla superficie. Un’attitudine che trova oggi a Venezia il proprio luogo d’elezione, dopo una lunga carriera come medico oncologo tra Europa e Stati Uniti.
La sua storia artistica non nasce dunque da una rottura improvvisa, ma da un progressivo spostamento dello sguardo. La pittura, inizialmente parallela alla professione medica, è diventata nel tempo una pratica totalizzante, fino a condurlo a scegliere Venezia come città in cui abitare e lavorare.
From Chaos to Freedom, secondo capitolo di un percorso iniziato con Beyond Chaos, individua già nel titolo il movimento essenziale della sua pittura. Il caos non viene eliminato né ricondotto a un ordine prestabilito: viene accolto come condizione necessaria per arrivare a qualcosa di inatteso. Il gesto iniziale apre così uno spazio di possibilità, mentre la pittura procede attraverso interventi, cancellazioni, sovrapposizioni e scelte. In questo continuo negoziato tra caso e decisione, l’eredità dell’Espressionismo Astratto – da Pollock a de Kooning, da Rothko a Joan Mitchell – diventa non tanto un repertorio formale quanto una conquista di libertà.

Studio Francois Reboul. Ph. Joan Porcel Studio

Anche l’atelier veneziano riflette questa concezione mobile dell’opera. Le tele vengono spostate, accostate, separate, ricomposte; il dipinto non appare mai completamente isolato, ma continuamente ridefinito dalla relazione con la luce, lo spazio e le altre opere. È una pittura che sembra rifiutare la parola “finito” per sostituirla con quella, più inquieta, di possibilità.
In questa conversazione, l’artista racconta dunque non soltanto un passaggio biografico, ma una diversa idea del fare pittura: entrare nel caos per trasformarlo in libertà, accettare l’incertezza per arrivare alla scoperta, lasciare che sia l’opera stessa a suggerire, passo dopo passo, ciò che ancora non si conosce…

Lei è nato in Francia, ha avuto una lunga carriera come medico oncologo tra Europa e Stati Uniti e solo negli ultimi anni ha deciso di dedicarsi completamente alla pittura, scegliendo Venezia come luogo in cui vivere e lavorare. Come è nato questo legame con la città? C’è stato un momento in cui ha capito che Venezia sarebbe diventata non solo il suo atelier, ma anche il contesto ideale per sviluppare la sua ricerca artistica?
Il mio rapporto con Venezia non è stato una rivelazione improvvisa, ma una lunga seduzione. Conoscevo e amavo la città da molti anni prima di decidere di viverci e lavorare. Ma è arrivato un momento in cui visitare Venezia non era più sufficiente. Avevo bisogno di abitarla. Dopo una lunga carriera nel campo della medicina, in particolare nell’oncologia, la pittura ha gradualmente smesso di essere qualcosa di parallelo alla mia vita, diventando la mia vita. Venezia mi ha offerto il luogo perfetto per questa trasformazione. È una città in cui il tempo si comporta in modo diverso, dove bellezza e decadenza, permanenza e fragilità, ordine e disordine convivono ovunque.
Il mio studio è diventato una sorta di laboratorio. Ogni mattina vi entro senza sapere esattamente cosa accadrà. Per me, questa incertezza è essenziale. Venezia la incoraggia, perché la città stessa sembra essere perennemente sospesa tra stabilità e scomparsa. Non sono venuto a Venezia per dipingere Venezia. Sono venuto qui perché Venezia crea le condizioni che mi permettono di dipingere.

Studio Francois Reboul. Ph. Joan Porcel Studio

From Chaos to Freedom rappresenta il secondo capitolo di un percorso iniziato quest’estate con Beyond Chaos. Nel titolo compare un passaggio decisivo: dal caos alla libertà. Che cosa è cambiato nella sua pratica pittorica tra questi due momenti?
Beyond Chaos parlava dell’entrare nel caos e dell’accettarlo. From Chaos to Freedom va oltre: il caos non è più qualcosa da cui fuggire, ma qualcosa da utilizzare. Sempre più spesso inizio un dipinto abbandonando deliberatamente il controllo. Cerco di non comporre, di non illustrare, a volte quasi di non pensare (come disse una volta Van Gogh al fratello Theo!). I primi gesti devono contenere qualcosa di imprevedibile. In questo senso, il caos è necessario, perché mi permette di sfuggire alla ripetizione, all’abitudine e al conformismo.
Ma il caos, da solo, non è sufficiente. A un certo punto entra in gioco la scelta. Osservo, aspetto, intervengo, distruggo, preservo, copro, rivelo. La pittura diventa un movimento continuo tra spontaneità e decisione. È qui che appare la libertà. Per me, la libertà non è assenza di vincoli e certamente non è assenza di scelta. È la possibilità di scoprire qualcosa che non avevo immaginato prima di cominciare.
Forse il mio percorso può essere riassunto in quattro parole: Caos → Libertà → Scoperta → Scelta. E poi, inevitabilmente, di nuovo verso il caos.

Francois Reboul, Dittico Pareidolia. Ph. Joan Porcel Studio

La sua ricerca dialoga apertamente con l’eredità dell’Espressionismo Astratto, ma nelle sue opere il gesto sembra non esaurirsi nella dimensione dell’azione. Piuttosto, diventa uno strumento per interrogare il rapporto tra controllo e spontaneità, tra ordine e disordine. Sente in qualche modo di confrontarsi ancora oggi con artisti come Pollock o de Kooning?
Assolutamente, ma il dialogo non significa imitazione. Pollock, de Kooning, Rothko, Kline, Joan Mitchell e altri hanno aperto un territorio straordinario di libertà. Ciò che rimane essenziale per me non è il loro vocabolario visivo, ma la libertà che hanno concesso ai pittori: la possibilità di fare dell’atto stesso del dipingere una forma di pensiero. Con Pollock, il gesto è diventato un evento. Con de Kooning, la pittura poteva rimanere irrisolta, instabile, contraddittoria. E questo, per me, è ancora oggi di enorme importanza.
Ma appartengo a un’altra epoca e ho le mie domande. Il gesto mi interessa soltanto se produce qualcosa che non avrei potuto prevedere. Non mi interessa ripetere la mitologia dell’Action Painting. Mi interessa ciò che accade dopo l’azione: quando ti confronti con ciò che il caso ha prodotto e devi decidere che cosa merita di sopravvivere.
In questo senso, la mia pittura oscilla costantemente tra abbandono e controllo.
Lo dico spesso: dipingo per essere sorpreso. Se so già quale sarà l’aspetto del dipinto, non c’è motivo per me di dipingerlo.

Una parte significativa del progetto si sviluppa nel suo atelier veneziano, che diventa un’estensione della mostra da Spazio SV in cui le opere possono essere continuamente ricombinate, quasi fossero una costellazione in costante trasformazione. Quanto questa idea di allestimento aperto rispecchia il suo modo di concepire la pittura?
Molto profondamente. Faccio fatica a pensare alla pittura come a qualcosa di completamente fisso. Naturalmente arriva un momento in cui smetto di lavorare su una tela. Ma sono sempre più diffidente nei confronti della parola “finito”. Un dipinto continua a cambiare in relazione a ciò che lo circonda: la luce, l’architettura, il rapporto con gli altri dipinti.
Questo è particolarmente evidente nei dittici a cui sto lavorando ora. Quando si accostano due dipinti, tra loro appare un terzo spazio, qualcosa che nessuno dei due conteneva individualmente.
Per questo il mio studio non può essere uno spazio espositivo neutro. È un ambiente vivo. I dipinti si spostano continuamente. Alcuni scompaiono per settimane e poi ritornano. Altri diventano improvvisamente importanti perché un nuovo lavoro cambia il modo in cui li guardo.
La mostra a Spazio SV e lo studio rappresentano quindi due esperienze differenti. La prima propone un momento di ordine temporaneo; il secondo rivela l’instabilità dalla quale quell’ordine è emerso.
Forse lo studio è più vicino alla verità della mia pittura: nulla è definitivo.

Francois Reboul, Dittico Expansion. Ph. Joan Porcel Studio

Lei vive e lavora a Venezia, una città che porta con sé una stratificazione storica e artistica straordinaria. Quanto questo contesto entra nel suo lavoro? Venezia è semplicemente il luogo in cui dipinge oppure, con la sua luce, la sua instabilità e il suo continuo equilibrio tra memoria e trasformazione, è diventata parte del suo immaginario pittorico?
Venezia è certamente entrata nella mia pittura, anche se raramente in modo consapevole o figurativo. Non dipingo canali, palazzi o riflessi. Ma vivo circondato da una città in cui la materia viene costantemente trasformata dall’acqua, dalla luce e dal tempo. I muri si deteriorano e diventano straordinariamente belli. I colori emergono attraverso altri colori. Le superfici racchiudono secoli di accidenti, riparazioni, cancellazioni e tracce.
Questo è molto vicino al modo in cui dipingo.
C’è poi l’immensa presenza della pittura veneziana – Tiziano, Tintoretto, Tiepolo e, molto più tardi, Vedova. Tra l’altro, il mio studio a Cannaregio è equidistante da quelli di Tiziano e Tintoretto! Assolutamente incredibile!!! Non voglio citarli direttamente, ma è impossibile vivere qui senza essere influenzati da questa straordinaria storia del colore, del movimento e della luce.
Ciò che mi affascina maggiormente, tuttavia, è il paradosso di Venezia stessa. Appare incredibilmente fragile, quasi irreale, eppure è sopravvissuta per secoli. È allo stesso tempo minacciata ed eterna.
La mia pittura è forse alla ricerca di un equilibrio simile: accogliere l’instabilità senza perdere la struttura, preservare le tracce del caos creando al contempo la possibilità di un nuovo ordine. Venezia, dunque, è molto più del luogo in cui si trova il mio studio.
È diventata parte dell’esperimento.

 

From Chaos to Freedom
Mostra personale di François Reboul
a cura di Vittoria Brachi

29 agosto – 22 novembre 2026

Opening 4 settembre 2026, h. 18.30
Spazio SV, Campo S. Zaccaria 4693, Venezia
Orari: dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00 chiuso il lunedì
info@spaziosv.com

Opening Atelier François Reboul 5 settembre 2026, h. 18.30
Calle Zoccolo, Cannaregio 2510, Venezia
visite su prenotazione a info@francoisreboul.com

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