VADENA (BZ) | ex Cappella di Vadena
di FRANCESCA DI GIORGIO
“Il tempo trasforma le metafore in cose, e le accatasta in stanze gelide, o le colloca nei parchi gioco celestiali delle periferie”. La frase di Robert Smithson, scelta da Egeon (artista bolzanino casse 1990) come soglia concettuale del suo ultimo intervento, sembra offrire la chiave di lettura di un progetto che assume l’entropia (grandezza fisica che stabilisce come i sistemi isolati tendono spontaneamente verso il disordine crescente) non come semplice condizione estetica, ma come principio operativo. Tra i vigneti di Vadena, in Alto Adige, un’ex cappella dedicata a Maria Ausiliatrice diventa infatti il luogo di un’azione pittorica che non mira a restaurare il passato né a riscattarne simbolicamente la rovina. Al contrario, ne intensifica la precarietà, trasformando l’architettura in un organismo attraversato da una crescita lenta, silenziosa e potenzialmente irreversibile.

All’interno dello spazio sacro dismesso, un nucleo nero si apre nell’abside come un punto di condensazione da cui si propagano centinaia di linee che ricoprono pareti, volte e modanature. L’intervento appartiene al ciclo delle Rizomorfe (che sarà oggetto di una mostra personale dell’artista in programma nello spazio SAC (Spazio Arte Contemporanea) a Robecchetto con Induno (Milano) in corso dal 24 ottobre al 19 dicembre 2026 prossimi), ricerca avviata dall’artista nel 2022 e sviluppata attraverso oltre trenta azioni tra Italia, Slovenia, Stati Uniti e Isole Faroe. Il riferimento è ai filamenti fungini che permettono ad alcune specie di espandersi nel sottosuolo e colonizzare nuovi habitat: strutture biologiche quasi invisibili, capaci di mettere in relazione organismi differenti ma anche di provocarne il progressivo deterioramento. Caratteristiche ambivalenti che colpiscono l’interesse di Egeon.
L’ex cappella di Vadena ricostruita negli anni Cinquanta su un edificio di origine seicentesca e oggi dimenticata ai margini del paesaggio agricolo, conserva ancora tracce discontinue della propria storia: banchi, tessuti liturgici, fogli delle celebrazioni, superfetazioni architettoniche, segni di un uso ormai estinto. L’opera aderisce allo spazio lasciando che il segno pittorico si confonda con crepe, intonaci consunti e superfici polverose. Le linee, tracciate rapidamente a pennello e rullo con il solo colore nero proliferano nello spazio evocando simultaneamente apparati radicali, reti neurali, vene, nidi, corone di spine o mappe organiche senza fissarsi in una rappresentazione o lettura univoca.
Le rizomorfe di Egeon sembrano lì da molto tempo e non decorano l’architettura ma simulano per certi aspetti l’edera che penetra dalle finestre rotte, i nidi degli uccelli e gli animali che abitano gli interstizi dell’edificio. Sono “in movimento”, nel senso che come molte pratiche site-specific e performative, sono destinate a scomparire insieme al supporto che lo ospita o a modificarsi con esso.

È interessante notare come in un momento storico in cui l’arte pubblica è spesso chiamata a rassicurare, valorizzare o rendere più attrattivi i luoghi, l’intervento di Vadena scelga invece una direzione opposta. Cosa rimane quando le funzioni degli edifici cessano? Vengono dimenticati? Il tempo prende il sopravvento con forza? Sicuramente si disvela la fragilità della materia e ricorda come la rovina invece di un’immagine romantica può diventare uno spazio in cui si annidano pensieri.
Info:
L’ex cappella di Vadena con l’intervento di Egeon è visitabile dal 7 all’11 settembre contattando egeonmantra@gmail.com
https://www.egeon.studio/



