Veduta della mostra, Massimo Pulini, Fango e Velluto, Zamagni Arte, Rimini

Dialogo tra estremi. Il fango di Massimo Pulini a Rimini

RIMINI | Zamagni Arte | Fino al 28 marzo 2026

Intervista a MASSIMO PULINI di Valeria Carnevali

Una personale peculiare e diretta è quella allestita in questo periodo da Zamagni Arte a Rimini: peculiare per la tecnica scelta, un’inedita commistione tra la rozzezza della materia e la raffinatezza dei tessuti, diretta per la qualità del messaggio emanato, che sembra dirci che se la natura ruggisce in rovinose manifestazioni, l’artificio è chiamato ad accorrere, sotto forma di cura, di ascolto, di presa di responsabilità. Massimo Pulini, artista cesenate attivo nel panorama nazionale dagli anni Ottanta, noto come “pittore colto”, ma anche come uomo di studio, profondo conoscitore dell’arte del Seicento, dedica alla propria terra il suo più recente ciclo figurativo. Lo abbiamo incontrato per rivolgergli alcune domande sulla sua Fango e Velluto, a cura di Leonardo Regano.

Hai praticato spesso una pittura di ricerca su supporti anomali e anticonvenzionali, e la nuova produzione conferma questa attitudine: da dove nasce l’intuizione di servirti di una sostanza come il fango su substrato di velluto, aprendoti così sia a ulteriori sperimentazioni materiche che a nuove relazioni concettuali?
Da molti anni lavoro sugli strumenti e sui materiali significanti, cercando di aggiungere ulteriori sensi con i miei interventi. Ad esempio, quando lavoravo sulle radiografie il significato era anche dato dallo sguardo interno sul corpo e sulla storia dell’arte. In questo caso il pensiero mi è venuto dalle alluvioni che hanno devastato la Romagna negli scorsi anni: è un trauma, un dolore che ha lasciato un segno indelebile, una situazione improvvisa che ha capovolto le certezze, il modo di vivere di molte persone. Ho pensato di prendere direttamente questo fango e di farlo diventare una materia pittorica; ho cercato un supporto che fosse simbolicamente agli antipodi, e ho trovato che la nobiltà del velluto, si prestasse a questa ricerca di contrasto. Ho preso la materia di quel trauma e l’ho abbinata a qualcosa che suggerisce l’idea di casa, di morbidezza, di accoglienza. Ho cercato di far dialogare due cose estreme e di immettere una serie di mie riflessioni.

Veduta della mostra, Massimo Pulini, Fango e Velluto, Zamagni Arte, Rimini

Quanto è importante la tua formazione ed esperienza come studioso di pittura del Seicento nell’elaborazione delle tue creazioni artistiche?
Le due cose vanno insieme: la mia passione per la pittura è nata e cresciuta in maniera parallela con la mia ricerca storica, l’essere pittore nutre l’essere storico e viceversa e quindi per me le due cose non sono scisse. Un moderno concetto di specializzazione ha portato a separare le due nature, ma agli inizi del Novecento tutti i musei erano diretti da pittori o da scultori, gli intendenti di pittura erano anche intendenti di arte antica. Quando dipingo qualcosa sono sempre in dialogo con l’aspetto storico. Nel caso specifico di questa mostra ho pensato a delle immagini che fossero allegorie di fiumi. Sono divinità di palude, ninfe, satiri… Dapprima ho cercato una pertinenza iconica, senza però copiare, piuttosto evocando temi che risalgono all’antichità greco-romana. Le divinità fluviali sono iconografie codificate da allora, nella forma del corpo di vecchi possenti che hanno barbe lunghe… lo stesso “fluire” della barba deriva da flumen. Tali rappresentazioni poi state poi riprese da Barocco, come le sculture dei quattro fiumi di piazza Navona di Bernini.

Veduta della mostra, Massimo Pulini, Fango e Velluto, Zamagni Arte, Rimini

Da qui nasce una domanda riferita proprio al percorso espositivo che è diviso in nuclei tematici: mito, eclissi, tempo… Tematiche a-storiche o profondamente inserite nelle dinamiche del presente?
Nel presente certamente. Una sala è dedicata al tema delle eclissi, con lune che scendono nei paesaggi, ed esse sono ricorrenti anche in altre opere, come quelle con le bandiere: eclissando la bandiera dell’Unione Europea e quella dell’ONU. Credo che stiamo vivendo un tempo di eclissi del pensiero, della moralità, delle rassicurazioni, del dialogo. La precarietà che ci giunge dalla natura è quasi pari alla precarietà che ci giunge dall’uomo e dalle nazioni che hanno incapacità di trattativa e che combattono ancora delle insensate guerre. L’arte è una risposta al mondo, è una risposta all’esistenza umana: parlare di alluvione è stato un tutt’uno col parlare delle guerre. L’arte può parlare anche in forma politica, civile e sociale e credo che sia urgente e necessario che un pittore che dipinge oggi, come uno scrittore che scrive oggi, come ogni autore, debba conoscere il passato della propria materia per una questione di linguaggio, per saper poi parlare a tono e saper dare densità storica e  di significato  al proprio gesto poetico, alla propria dichiarazione di posizione dentro a quel che viviamo.

Veduta della mostra, Massimo Pulini, Fango e Velluto, Zamagni Arte, Rimini
Veduta della mostra, Massimo Pulini, Fango e Velluto, Zamagni Arte, Rimini

Massimo Pulini – Fango e Velluto
a cura di Leonardo Regano

14 febbraio – 28 marzo 2026

Zamagni Galleria d’arte
via Dante Alighieri 29-31, angolo via Cesare Clementini, Rimini

Orari: Lunedì – Sabato: dalle 09.00 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.30. Domenica aperta solo su appuntamento.

Info: +39 335 70 16 352 – +39 0541 1414404
info@zamagniarte.it
www.zamagniarte.it

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