MILANO | GALLERIA MONICA DE CARDENAS | Fino al 9 maggio 2026
di VANESSA VILLA
Nel suo farsi il racconto si sposta di mano in filo: scivola a fior di labbra, la trama scorre sul telaio per andare ad annodarsi in superfici densamente popolate da umani e vegetali, da parole scritte, animali e sagome di esseri fantastici. Cucito e ricamato, il filo percorre territori tessili, trasformandoli nell’attraversamento. Sulla pelle del tessuto linee e forme si sovrappongono, ruotano attorno a un quesito: “Quale è la tua idea di luogo naturale?”. La domanda, rivolta a più di quattrocento persone, è la miccia che innesca l’operazione di raccolta di risposte portata avanti da Claudia Losi (Piacenza, 1971) e destinate a tramutarsi nelle figure di filo che popolano le narrazioni dispiegate nella serie di sei arazzi Come giardino foresta. Le opere tessili, insieme ad altre – disegni e sculture – prodotte negli ultimi cinque anni, sono protagoniste di tempo crudo, mostra personale di Losi alla Galleria Monica De Cardenas a Milano, in corso fino al 9 maggio, accompagnata da un testo critico a cura di Leonardo Regano.
Le opere di Losi abitano lo spazio respirando in sincronia, nello stesso tempo. La trama narrativa della mostra, materializzata in fili intessuti e gesti intrecciati, è una riflessione sulle stratificazioni e sulle ecologie temporali che ci attraversano e sostanziano il mondo. A suggerirlo, è il titolo. In un’esperienza vissuta alla Fondazione Pianpicollo Selvatico, Losi incontra e prende con sé l’espressione “tiempo crudo”, con cui Judy Jacanamejoy Chicunque, antropologa, poeta e attivista della comunità colombiana Kamëntsa, fa riferimento a un istante preciso, simile a un allineamento cosmico, in cui tutti gli esseri – siano essi viventi oppure no – vibrano insieme: un tempo di grazia segnato dall’armonia nei rapporti. Le opere esposte sono immaginate come facenti parte di un ecosistema, un giovane bosco dove ogni membro e componente matura grazie a relazioni simbiotiche. Entra in campo, qui, il richiamo alla tecnica di coltivazione nota come forest gardening, che rompe con la monotonia della monocoltura per guardare con favore al funzionamento dinamico degli ecosistemi forestali naturali.

Narrazione, tessitura e pratiche di coltivazione s’intersecano. Sussistono legami tra la capacità narrativa, tra il tessere e l’ordire storie: si tratta di annodare segni, di produrre significati e forme di pensiero. Il filo traduce il ritmo dei processi naturali e relazionali in forme concrete. Come un racconto, anche un giardino ha una sua “trama”. Tessuti, giardini, foreste: spazi per far crescere storie. Mediante il fare manuale del ricamo, le opere di Losi rendono visibili e tangibili le interrelazioni che innervano gli ecosistemi. Proprio le connessioni tra l’essere umano, l’ambiente che lo circonda e gli immaginari collettivi sono al cuore della sua ricerca che, dagli anni Novanta, privilegia strategie di coinvolgimento del pubblico in lavori che si sviluppano attraverso relazioni e danno centralità a parola e medium tessile, quest’ultimo accolto da Losi per la fertilità dell’apertura immaginativa che offre. È evidente, ad esempio, in Being There. Oltre il giardino, progetto vincitore dell’Italian Council 2020 che interroga la comprensione e percezione che abbiamo dei luoghi partendo dalle relazioni mnemoniche, fisiche e cognitive che intratteniamo con essi. Esito conclusivo del progetto è Oltre il giardino, una tessitura jacquard lunga circa 18 metri che restituisce centinaia di immagini e testi riuniti dall’artista dal 2020 grazie a call pubbliche e laboratori. È proprio da Oltre il giardino che scaturisce la serie Come giardino foresta, in cui Losi indaga quel sistema interrelato che è il mondo, insieme a ciò che esso genera nel nostro pensiero e viceversa.

Nelle opere tessili Come giardino foresta, elementi eterogenei sono tenuti insieme, si tengono e si con-tengono, l’uno accanto all’altro e con l’altro. In ogni arazzo una coppia di figure umane, ricamata in rosso e colta in atteggiamenti di ascolto, canto e conversazione, è affiancata da vegetali e animali, che si perdono e ritrovano nella varietà dei filati. Lo sguardo solca tragitti cuciti e, di tanto in tanto, è colpito da un bagliore: fili catarifrangenti brillano, rilucenti tra la trama e l’ordito, svelando la propria presenza con intermittenza, a seconda dell’incidenza della luce. Compaiono, scompaiono, riappaiono episodicamente. I racconti non sono lineari, il “tempo crudo” si sottrae all’ordine cronologico. Gli occhi viaggiano sulla superficie, le figure scivolano l’una sull’altra senza attriti, i profili si compenetrano. Se da una distanza estremamente ravvicinata la materia tessile pare sovrastare con la sua ricchezza, allontanandosi lentamente e negoziando il punto di vista, si scopre una molteplicità d’immagini esistenti in un insieme unitario e non gerarchico, dove le differenze sono riconosciute, non opposte né negate in sintesi dai tratti monolitici. Micro e macro storie si alternano, cronologie distinte entrano in contatto. I ritmi di ogni individuo e comunità incrociano quelli più dilatati del paesaggio, la verticalità profonda di tempi geologici incontra il “qui, adesso” proprio a parole pronunciate in risposta a una domanda appena posta. Ed ecco: dall’intrico cucito si fanno avanti un coccodrillo, un cane a più teste e un occhio spalancato, arbusti, accenni a rilievi montuosi, linee che si fanno scrittura. Pensieri per immagini, immagini per pensare, per parlare di relazioni da riallacciare tra umano e ambiente.

Nelle immediate vicinanze di alcuni arazzi, evocative dei pesi da telaio, pendono sculture bronzee di piccole dimensioni. Frutti in attesa di esser colti, i Pomi sono mele succose svuotate dai calabroni, la cui buccia avvizzita s’è trasformata nelle mura perimetrali di una tana. Appaiono come giacigli sospesi a mezz’aria, rifugi che serbano il ricordo del frutto che è stato e di chi se n’è nutrito. Lo sguardo si imbatte, poi, in un sentiero suggerito a parete dalle Pietre da filo. Ispirate alle “coti”, strumenti impiegati in passato dai contadini per affilare e levigare le lame dei propri utensili, queste pietre incise di forma ogivale e allungata sono amuleti che sprigionano una forza ancestrale. E ancora: camminando attraverso le sale si scoprono, disseminate e aggrappate all’architettura, presenze minime, colte nell’atto di trasformarsi. Sono creature mutanti che dimorano negli angoli, negli interstizi e lungo i bordi delle stanze: Le anime sottili. Derivate da originali in carta strappata e realizzate in metallo, sono esseri liminali, perché è nelle soglie e nei punti di passaggio che si danno le metamorfosi. E infine, e ancora: Variazione #2 è una tessitura in fiocco salentino, la cui lunga coda d’ordito si distende nello spazio scandita da piombi. Realizzata dalle tessitrici della Fondazione Le Costantine in Salento, è presentata in dialogo con gli schemi tecnici tradizionali tracciati a pastello dei Disegni di rimettaggio. Gesti ripetuti, segni grafici e fili si fanno alfabeto per comporre racconti vivi, dedicati a pratiche artigianali locali e memorie collettive.

Le dita incontrano il filo, un gesto sostiene l’altro, il movimento della mano genera forme e saperi. Voci imbastiscono storie, le opere si ri-chiamano a vicenda, in un gioco fatto di continui rimandi. Immerse anch’esse in un “tempo crudo”, le opere di Losi invocano la presenza reciproca insieme alla nostra, perché è nella sincronia in cui ogni cosa, nell’accordo in cui tutto risuona all’unisono, che l’incontro può essere generativo. Percorsa da un gesto poetico e sottilmente politico, la mostra di Losi suggerisce la possibilità di nuove alleanze con l’esistente per apprendere a dimorare in un tempo rinnovato, colmo di grazia. Con delicatezza, propone di recuperare una dimensione temporale che è quella dell’assonanza e convivenza, in cui connessioni tra umano e ambiente, interrotte e fragili, ma non irrimediabilmente perdute, si ritrovano felicemente riannodate.

Claudia Losi. tempo crudo
a cura di Leonardo Regano
15 gennaio – 9 maggio 2026
Galleria Monica De Cardenas
via Francesco Viganò 4, Milano
Info: +39 02 2901 0068
info@monicadecardenas.com
https://monicadecardenas.com/



