ASCOLI PICENO | Pinacoteca Civica | Dal 24 giugno 2026
di MATTEO GALBIATI
Si lega alle tradizioni secolari del territorio Piceno la figura della Sibilla Appenninica che, secondo leggenda, aveva la sua dimora in una grotta sui Monti Sibillini. Considerata una profetessa dai poteri divinatori, non mancava di esibire un lato misterioso e ambiguo: nelle narrazioni medievali e popolari, infatti, ci è riportata come donna seducente e cortese, ma pure magica e persino pericolosa. Nel corso dei secoli viene elaborata la sua identità come complessa, ricca di sfaccettature, poiché è dispensatrice di bene e male, sapiente e dotta, ma anche cupa ed enigmatica. Con questi elementi, che hanno definito i tratti di una caratterialità connotata, il suo fascino persiste tuttora.

A questa figura femminile ha rivolto la sua attenzione Omar Galliani che, per la commissione nata da un progetto partecipativo finanziato dalla Regione Marche, ha realizzato un monumentale (300×600 cm!) trittico a matita nera su tavola di pioppo intitolato proprio L’eco della Sibilla. L’opera nasce, quindi, da un ascolto profondo di un territorio che Galliani conosce molto bene e a cui è legato particolarmente: era del 2004, infatti, la significativa personale alla Galleria di Arte Contemporanea con la firma critica e curatoriale di Marisa Vescovo cui seguì, nel 2023, la mostra omonima L’eco della Sibilla presso Palazzo dei Capitani curata da Stefano Papetti – curatore scientifico delle Collezioni Comunali di Ascoli Piceno – che la volle per riattivare la città dopo il trauma del disastroso terremoto.

Galliani è entrato in sintonia con questi luoghi, ha risentito le voci del mito, della natura, del territorio e della sua gente per generare una composizione di grande complessità simbolica nella sua apparente semplicità compositiva. Quel tratto caratteristico, che ce lo rende riconoscibile, in questo lavoro torna fedele alla liricità di un disegno che in lui è diventato vocazione e linguaggio. La preziosità raffinata del suo tratto non smette mai di imporsi ricordandoci le melodie di un gesto che è vera e propria poesia. Qui ritroviamo l’anima più profonda di Galliani che, al di là delle circostanze specifiche, non tradisce mai l’identità del suo sguardo, capace di strutturare un complesso ed elaborato sistema simbolico che lascia sempre particolarmente viva la luce della comprensione.
Ne L’eco della Sibilla siamo costretti a soffermarci e a percorrere le presenze che non si limitano alla seducente Sibilla Appenninica, ma trovano rimandi e valore anche in numerosi altri – e ricorrenti – elementi emblematici la cui lettura, certo non ovvia, non deve esaurirsi a una visione sommaria. È un’opera da esplorare di continuo perché è sorgente di sempre nuovi dettagli che ne rafforzano – con visione, profezia e memoria – il senso iconografico nel tempo.

Per attendere a questa commissione Omar Galliani ha, inoltre, avuto il privilegio di trasformare la Pinacoteca Civica nel suo studio-atelier ascolano: nelle sale dove vive una parte dei tesori e delle collezioni del capoluogo marchigiano, l’artista ha celebrato ogni istante di un lungo lavoro che non è venuto meno di numerosi disegni di prova, di progetti e di studi preparatori che, anche questi destinati alle collezioni cittadine, segnano il percorso della sua visione e in cui sono visibili anche quei ripensamenti, quei cambi di direzione e quelle nuove traiettorie che condotto all’opera finale ora esposta, provvisoriamente, nella grande Sala della Vittoria.
Importante è sottolineare che Galliani non ha solo tratto i riferimento dal folklore, dalla natura e dal territorio marchigiano ma, lavorando in un luogo dove è celebrata la storia dell’arte, ha potuto meditare sui quei capolavori cui è stato prossimo mentre si adoperava per la sua Sibilla. È stato inevitabile non sentire – e poi riportare – la risonanza di maestri come Crivelli e Tiziano, Reni e De Ferrari, per arrivare a Magnasco, Morelli e Pelizza da Volpedo.

Ci piace allora ritrovare il modus operandi di Omar Galliani che seguiamo e ammiriamo da molto tempo: anche L’eco della Sibilla conferma quell’attitudine di un segno vigoroso e al contempo mansueto, spinto al limite di farsi respiro. Qui le figure si delineano – o si trattengono davanti a noi prima di sparire – nella densità di un buio sempre capace di farsi luce. La modalità con cui modella la grazia di questa figura femminile (come le altre degli elementi di contorno), tanto carica di storia, è quella che si rinnova attraverso il su repertorio in cui le carni sanno spingersi alla soglia ultima dell’udibilità della visione, prima che diventino sogno. Anche questa Sibilla acquisisce il dono una bellezza inquieta nel suo continuo ostentarsi e ritrarsi – ennesima prova della sua ambiguità profetica – mossa da una matita che l’accarezza mentre, graffiandola, la scava sulla tavola. Lei si costruisce come solenne presenza che dà quella luminosità prima ancora di averla effettivamente incontrata.

Ci troviamo nuovamente a percepire, nel disegno di Galliani, l’affermazione di una bellezza quando non è immagine compiuta, quando è un mistero perdurante che prende forma e continua a guardare qualcosa che deve essere, in qualche maniera, fissato del tutto.
In relazione a un’opera di così grande rilevanza per la città di Ascoli Piceno il grande pregio di questa progettualità è stato anche quello di aver avviato, durante la realizzazione in questo atelier dislocato che è stata la Pinacoteca Civica, un importante processo partecipativo che ha coinvolto la comunità ascolana. Galliani, infatti, prima di giungere alla realizzazione finale de L’eco della Sibilla, ha realizzato una serie di masterclass , appositamente studiate, attraverso le quali oltre 400 tra studenti, appassionati d’arte e semplici cittadini hanno seguito l’intensità del suo lavoro. Questo ha garantito – secondo un’esplicita esigenza e volontà dell’artista e della committenza pubblica – una comprensione immediata e condivisa della sua pratica, vista nel suo progressivo svolgersi. Questo dona alle parti in causa un elemento ulteriore di forza che è un legame forte dettato dal reciproco ascolto. Con uno scambio anche spontaneo e talora informale, artista e comunità si sono osservati, hanno parlato, hanno riflettuto insieme.

Tutti hanno potuto seguire l’identità silenziosa della poetica del suo gesto e l’artista ha ricambiato, con la generosità e l’umanità che lo contraddistinguono, fornendo testimonianze, delineando il percorso di ricerca, illustrando le fasi e i rispettivi cambiamenti di un lavoro mentre era ancora in corso. Questo ha certamente accorciato quelle distanze che si instaurano tra creatore e fruitore e ha dato un’autenticità nuova all’essere reciprocamente interlocutori.
Non resta ora che attendere la fine dell’estate per la destinazione finale del trittico presso Palazzo Saladini Pilastri – nuovo spazio di incontro, partecipazione e cultura che l’Amministrazione sta restituendo alla città – per continuare ad ammirare questo capolavoro nella sede che sarà definitiva.
Omar Galliani. L’eco della Sibilla
progetto partecipativo finanziato da Regione Marche
co-finanziato da Unione Europea
il grande trittico sarà successivamente collocato presso Palazzo Saladini Pilastri
introduzione di presentazione a cura di Stefano Papetti, curatore scientifico delle Collezioni Comunali di Ascoli Piceno
Dal 24 giugno 2026
Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno
Piazza Arringo 7, Ascoli Piceno
Orari della Pinacoteca Civica: da martedì a domenica, festivi e prefestivi 10.00-19.00.
Info e biglietti: www.ascolimusei.it
Palazzo Saladini Pilastri, edificato nel XVI secolo in un’area precedentemente occupata da un monastero di suore benedettine, è uno degli spazi più importanti e identitari della città. Di proprietà del Comune di Ascoli Piceno, è parte di una più ampia strategia di rigenerazione urbana, tesa a favorire l’incontro tra cittadini e comunità attraverso nuove forme di interazione. Il palazzo diventerà un hub per imprese etiche, associazioni e start up con una funzione sociale legata allo sviluppo del territorio. L’area del parco, con un’estensione di circa 8500 mq, verrà orientata a servizi, verde e tempo libero, inteso anche come spazio di partecipazione e socialità.
Il progetto di restauro e riqualificazione del Parco Saladini Pilastri, finanziato nell’ambito del progetto PINQuA – PNRR, ha come obiettivo primario quello di conservare le caratteristiche storiche, formali, strutturali e ambientali dello spazio verde (prima orto conventuale e poi giardino all’italiana) e, al contempo, incrementarne la fruizione, l’integrazione e l’apertura con il contesto urbano. Nell’ambito del progetto ITI, la Regione Marche ha finanziato la valorizzazione del parco quale spazio espositivo destinato al contemporaneo e luogo di azione e integrazione tra arti visive, laboratori teatrali e musicali, attività didattiche e ricreative, con focus su storia, natura e genius loci.
Intervento 06 – Promozione integrata per l’attrattività turistica dell’area urbana – CUP C49I23002430006 – CIG da acquisire – Strategia Territoriale ITI urbani Comune di Ascoli Piceno – “H2O: l’elemento unificante” PR FESR 2021-2027 O.S. 5.1 – Az. 5.1.1 – Intervento 5.1.1.1 – ID domanda 66684.




