Veduta della mostra, Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi, Ph Mart Rovereto, Roberta Segata, 2026

Anacronismi e discronie: viaggi in una temporalità disallineata

TRENTO | Palazzo delle Albere | Fino al 6 settembre 2026

di VALENTINA VAROLI

Da sempre l’arte è uno spazio privilegiato non solo per la rielaborazione di sé e del paesaggio, ma anche per interrogare il tempo e manipolarne le forme. Che cos’è davvero il tempo? Esistono varchi che ne interrompono la linearità? E, in effetti, il tempo è lineare?
A Palazzo delle Albere a Trento la mostra “Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta a oggi” indaga l’idea di un tempo disallineato, andando a cercare tutti quei punti di rottura attraverso i quali filtrano presenze fantasmatiche di un passato che ancora agisce sugli immaginari del presente.
I curatori, Margherita de Pilati e Ivan Quaroni, hanno esplorato questo rapporto complesso, problematico e stratificato con il tempo, selezionando circa settanta opere di quasi cinquanta artisti italiani che – con linguaggi ed esiti molto diversi – hanno interrotto l’idea di una cronologia lineare, per certi versi evoluzionistica.
Il nostro viaggio attraverso questa temporalità non lineare inizia negli anni Settanta, quando la Transavanguardia segna un forte allontanamento dalle esperienze concettuali precedenti. Le prime sale infatti presentano opere di Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente e Mimmo Paladino, autori che tornano alla pittura figurativa, usando cromie intense e materiche e attingendo a un immaginario vasto che unisce il mito e gli elementi arcaici ai riferimenti alla storia dell’arte.

Veduta della mostra “Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi”. Ph. Mart Rovereto, Roberta Segata, 2026

Questa prima frattura apre alla nascita di numerosi movimenti che, negli anni Ottanta, rifiutano la perenne spinta verso il nuovo, desiderando scardinare l’idea di un continuum temporale e lasciando invece emergere citazioni, fascinazioni iconografiche e memorie personali. Le ricerche artistiche degli Anacronisti – di cui in mostra si possono apprezzare le opere di Stefano Di Stasio, Omar Galliani, Paola Gandolfi e Carlo Maria Mariani – sviluppano lavori che sembrano porsi fuori dal tempo, in un raffinato gioco di rielaborazione e citazione dei modelli antichi. Il percorso prosegue poi toccando le esperienze postmoderne dei Nuovi-Nuovi e dei Neofuturisti, dove la storia si interseca con la pubblicità, il design e una cultura pop sempre più radicata nell’immaginario collettivo.

Veduta della mostra, Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi, Ph Mart Rovereto, Roberta Segata, 2026

La mostra ha il merito di avvicinarsi anche alle sperimentazioni più strettamente contemporanee, andando a ricercare come queste suggestioni operino su artisti ed esiti meno storicizzati e proponendo chiavi di lettura originali. Per esempio l’immagine sofisticata di un elegante passato può assumere i contorni delle architetture classiche elaborate da Michele Parisi: portali che emergono dalle velature sovrapposte come tracce di un’antichità ormai irraggiungibile.

Altri autori invece raccolgono la sfida aperta dalla rilettura dei generi classici, come i ritratti che vengono reinterpretati da Nicola Samorì, la pittura di paesaggio ripensata da Fulvio di Piazza, Nicola Nannini e Massimiliano Zaffino, l’arte sacra che trova spazi di revisione nell’opera di Vanni Cuoghi.
Questa ricognizione della vitalità dei generi tradizionalmente associati all’iconografia del passato alimenta tuttora le ricerche degli artisti più giovani e nelle ultime sale le opere di Giuditta Branconi, Chiara Calore e Martina Cinotti mostrano come questa eredità possa essere un campo di sperimentazione ancora aperto a numerose possibilità interpretative.

Veduta della mostra, Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi, Ph Mart Rovereto, Roberta Segata, 2026

La mostra “Anacronismi e discronie” quindi ci offre non solo uno sguardo insolito sull’arte italiana degli ultimi quarant’anni, ma ci accompagna attraverso un percorso accidentato, fatto di slittamenti temporali, scarti all’indietro e sovrapposizioni tra epoche. Questo confronto continuo con la storia risulta talmente prolifico nelle esperienze dell’arte italiana da renderne impossibile una sintesi unitaria – così come non è stato possibile citare tutte le opere e gli autori proposti nel percorso espositivo – ma suggerisce una visione ampia (e a mio avviso entusiasmante) di piste di ricerca ancora aperte che animano la nostra contemporaneità e si pongono in aperto dialogo con il presente.

 

Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi
A cura di Margherita de Pilati, Ivan Quaroni

artiste e artisti in mostra: Alberto Abate, Gianantonio Abate, Giulia Andreani, Diana Aparo, Ubaldo Bartolini, Giuditta Branconi, Dario Brevi, Chiara Calore, Arduino Cantafora, Guglielmo Castelli, Gianni Cella, Sandro Chia, Martina Cinotti, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Vanni Cuoghi, Bruno d’Arcevia, Paolo De Biasi, Andrea Di Marco, Fulvio Di Piazza, Stefano Di Stasio, Christian Fogarolli, Omar Galliani, Paola Gandolfi, Mimmo Germanà, Jacopo Ginanneschi, Innocente, Marcello Jori, Marco Lodola, Carlo Maria Mariani, Andrea Mastrovito, Aldo Mondino, Gian Marco Montesano, Nicola Nannini, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Michele Parisi, Plumcake, Umberto Postal, Andrea Ravo Mattoni, Max Rohr, Salvo, Nicola Samorì, Paolo Ventura, Nicola Verlato, Francesco Vezzoli, Massimiliano Zaffino.

24 aprile – 6 settembre 2026

Palazzo delle Albere
Via Roberto da Sanseverino 43, Trento

Orari: martedì – venerdì 10.00 – 18.00. Sabato e domenica 10.00 – 19.00. Lunedì chiuso

Info: https://www.mart.tn.it/

Condividi su...