MONZA | Reggia di Monza | Fino al 31 ottobre 2026
di MATTEO GALBIATI
Il titolo UR-RA, che nell’onomatopea originaria richiama un grido, un incitamento il quale da richiamo diventa poi esplosione di gioia, trionfo e saluto di affermazione, nelle intenzioni di Michelangelo Pistoletto va letto come un acronimo di valore ancor più significante: questo, infatti, è il primo elemento di spessore e di senso di questa mostra che non è, quindi, una semplice antologica, ma un progetto che guarda al presente e al futuro di tutti noi. Risponde a quella dichiarazione programmatica che impegna l’artista ormai da diversi anni e gli fa definire l’arte come strumento necessario a richiamare e impegnare tutti noi al tempo di una vera e tangibile responsabilità.

Si spiega così il suo Unity of Religions – Responsibility of Art: è questa duplice natura – di impulso ancestrale e di dichiarazione programmatica – ad animare e condensare le riflessioni leggibili nell’intero impianto della mostra che da quasi un anno si impossessa degli ambienti della Reggia di Monza. Tra giardini reali, avancorte, sale nobili e appartamenti privati, interni ed esterni, questa non è un’antologica narrativa in senso stretto, ma è un dispositivo interpretativo che ri-legge, negli oltre sessant’anni di ricerca del maestro, il dovere definitivo di rispondere a una domanda radicale: quale ruolo può ancora assumere l’arte nella costruzione di uno spazio, condiviso e condivisibile, di dialogo pacifico e paritario tra culture, religioni e società?
In questo senso l’intera costruzione della mostra – nei modi, nelle scelte, nelle presenze e nell’allestimento – convince e soddisfa le esigenze del dibattito che Pistoletto vuole tenacemente sollevare e, così, chi segue questo percorso o chi si imbatte anche nelle opere accessibili a tutti nell’esterno, non può eludere da quella riflessione sull’arte quale strumento di ricerca della pace preventiva che lui da molto tempo sollecita. Dai Quadri specchianti al Terzo Paradiso, il percorso ci riconsegna tanto la vicenda intellettuale, culturale ed estetica di un artista, ma anche una riflessione sulla sua identità di uomo capace di osservare il mondo più in profondità, rilanciandone il ruolo di costruttore di nuovi orizzonti e immaginari universali.

Il progetto che ammiriamo a Monza, curato da Francesco Monico, rinuncia deliberatamente all’ordine cronologico come principio esclusivo della narrazione. Non ci sono separazioni tra stagioni o periodi artistici: tutte le opere, dalle prime tele del 1957 – forse poco conosciute ai più – fino agli sviluppi più recenti delle grandi installazioni pubbliche, sono chiamate a sostenere questa tesi, mettendo quasi in secondo piano la volontà di documentare la sua importante evoluzione stilistica. Il percorso costruisce così una vera e propria genealogia del pensiero di Michelangelo Pistoletto nella quale ogni passaggio sembra convergere verso l’idea di come si sia prodotto e speso con ogni energia possibile per un’arte di pratica relazionale e responsabilità pubblica, non solo per via teorica, ma pure per coinvolgimento sempre attivo e diretto suo e di ogni osservatore.

Le Bandiere delle religioni, il Metrocubo d’infinito, Le Trombe del Giudizio, La rotazione dello specchio, Il codice trinamico o La Tavola interreligiosa per la pace preventiva – per citare alcune opere esposte – ci tengono in sospeso continuamente entro uno spazio simbolico dove la riflessione estetica aspira a rivelarsi e tradursi sempre in una possibile esperienza di ritorno civile. Le opere e gli ambienti sono luogo di mediazione capaci di riattivare una funzione di connessione – il religare evocato dallo stesso Pistoletto – tra quelle parti dell’umanità che la modernità ha progressivamente separato e dissolto. E la situazione attuale certamente conferma la necessità di una pacificazione globale per evitare la distruzione totale.
In questa prospettiva anche i suoi celebri Quadri specchianti tornano, con un senso rinnovato e attualizzato, a occupare una posizione decisiva: pur appartenendo ormai a un capitolo consacrato della storia dell’arte del secondo Novecento, qui conservano intatta la capacità di ridefinire il rapporto tra opera e osservatore. La superficie riflettente non restituisce un’immagine, ma si produce in quell’evento tanto voluto: il presente del visitatore entra nell’opera, modificandola continuamente.

Tutti i passaggi successivi della ricerca di Pistoletto evidenziano una continuità concettuale raramente così leggibile in altri autori e la spiritualità, che attraversa tutti questi lavori, non assume mai una forma confessionale, anzi, diventa piuttosto il tentativo di individuare un terreno simbolico comune dove, grazie proprio alla volontà dell’arte, possa esercitarsi una funzione di ricomposizione delle differenze.
È anche su questo terreno che la mostra evidenzia e insiste sul binomio di Responsibility of Art e pace preventiva tanto da risultare, nel senso complessivo e unitario del progetto, un vero e proprio manifesto. Lo sguardo riconduce pienamente la riflessione e la ricerca di Pistoletto entro una matrice unitaria dove ambiguità, slittamenti e continue ridefinizioni del suo linguaggio artistico, temi e soggetti si sincronizzano su una coralità di senso che tiene viva una tensione unica. Qui si comprende bene come la coerente dimensione teorica alimenti la forza decisamente perturbante delle singole opere.

Senza retoriche monumentali, la scansione delle sale e degli ambienti della Reggia, con il loro tipico equilibrio neoclassico, fanno da contrappunto misurato all’intensità concettuale dell’azione dei lavori di Pistoletto, generando un interessante e piacevolissimo dialogo tra spazio e opere con cui si scandisce il ritmo della nostra visita. UR-RA propone, dunque, una rilettura complessiva della sua opera attraverso la lente della responsabilità etica, politica e morale di un’arte quale luogo di produzione di senso condiviso, capace di opporsi alla frammentazione tragicamente divisiva dell’oggi senza mai, però, cedere alla retorica o rinunciare all’energia della propria profonda complessità.
Michelangelo Pistoletto. UR-RA – Unity of Religions – Responsibility of Art
a cura di Francesco Monico
promossa e prodotta dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e Cittadellarte Fondazione Pistoletto
1 novembre 2025 – 31 ottobre 2026
Reggia di Monza
Viale Brianza 1, Monza
Orario estivo: mercoledì, giovedì e venerdì 14.30-19.30 (ultimo ingresso 18.30); sabato, domenica e festivi 10.30-18.30 (ultimo ingresso 17.30); Ingresso compreso nel biglietto della Villa Reale (intero €15, ridotto €12); è fortemente raccomandato acquistare in anticipo, scegliendo giorno e ora, il proprio ingresso; visite guidate e gruppi call center e prenotazioni +39 039 5787160 da lunedì a venerdì 9.00-17.00 gruppireggiadimonza@rearonline.it)
Info: +39 039 394641
www.reggiadimonza.it
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