SLOVENIA | PTUJ | Luoghi vari | Fino al 14 settembre 2025
Intervista JERNEJ FORBICI e MARIKA VICARI di Francesca Di Giorgio
Il tema del 23° Festival ART STAYS, DUST: For dust thou art and unto dust shalt thou return, in corso fino al prossimo 14 settembre, in diverse sedi della cittadina slovena, Ptuj (e zone limitrofe), è un memento riconducibile ad una espressione tratta dal libro della Genesi: “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris” (“Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai”).
The time zero, che ricorda una grande clessidra rotta, opera monumentale di Metod Frlic, diventa così un ideale simbolo della nuova edizione del Festival, che torna come ogni anno a riflettere sul Tempo con cui gli artisti contemporanei si confrontano inevitabilmente ogni giorno, creando opere che molto spesso accettano e inglobano la transitorietà del nostro vivere…
Il tema di questa edizione del Festival Art Stays nasce con una presa di coscienza e accettazione della nostra condizione estremamente effimera del vivere…
DUST è nato come una sfida e la scelta di associarla ad una espressione così schietta non è certamente un caso. Abbiamo voluto azzerare tutto, mettere un punto, per poi idealmente ripartire dalla polvere. Volevamo rimettere in gioco tutto il nostro percorso curatoriale e la complessità del percorso umano.
Se la sola frase ci ricorda che, torneremo a essere cenere, che cadendo o sciogliendo nella terra la nutriremo di nuovo, dovremmo allora riflettere che noi, siamo polvere e che, se anche spesso lo dimentichiamo, perché ci siamo corrotti, consumati fino a perdere peso, corpo, voce, forse siamo ancora in tempo.
Siamo polvere che, sfidando il vento, tornerà ad essere nuova forma e pensiero.
Attraverso l’arte la ricerca di immagine, suono, tempo, spazio, fragilità e transitorietà del noi, della polvere… Abbiamo la prova che in questo memento homo, quest’ultimo può appunto ritrovarsi.

Come si relaziona più precisamente ai temi sviluppati nelle passate edizioni del Festival? La vostra riflessione sulla relazione tra l’uomo e l’ambiente, sulle potenzialità e le vulnerabilità del nostro pianeta…
Nelle passate edizioni del Festival abbiamo condotto più volte temi legati alle contraddizioni, ai bisogni ed agli interrogativi del nostro tempo.
Il futuro incerto, spesso fragile, è visto come dipendente dalla capacità di gestire con cura le risorse naturali e la post-produzione, che riflette la nostra costante volontà di modificare e rielaborare il mondo. La necessità di farlo con consapevolezza e trovare spazio, inteso sia come ambiente fisico che spazio concettuale, estensione della nostra influenza e responsabilità, sono solo alcuni elementi di questo nuovo viaggio a cui il Festival invita.
DUST è un punto di partenza e di arrivo, territorio dell’appartenenza e del ritorno, visto nella complessità dell’esperienza estetica, nelle sue tensioni e nei suoi limiti.

Fragilità, decadenza e transitorietà rappresentano dei focus da sempre all’interno della vostra linea curatoriale di Art Stays ma anche della vostra personale ricerca di artisti visivi…
Sono tre elementi imprescindibili, che ci permettono, sia come artisti che come curatori, di andare a fondo nella ricerca e non stanziare sulla superficie o sulla pelle delle cose.
Oggi, nel presentare DUST, definiamo cos’è per noi: barriera ed opportunità. C’è una bellezza nascosta nella polvere, un potere indescrivibile nella decadenza e fugacità, dove nascono momenti di eternità ed attraverso l’arte, noi cerchiamo di elevare il senso.
La polvere però ci permette anche di riflettere sui passaggi importanti della vita, la nascita, la morte. In un tempo in cui tutto scorre troppo velocemente, forse l’arte ha ancora la possibilità di farci fermarci a riflettere davanti alle fragilità e stupidità umane che portano alla devastazione. Come si ricorda all’uomo, l’arte, anche quando non si fa direttamente memento, può generare tutto questo, perché fin dall’origine nasce dalla polvere, eppure da un granello si genera vetro, creta, pietra, terra…. La polvere porta profondità e percezioni diverse tanto nelle cose, che nel tempo e nel luogo, ma sono istanze che aprono al dialogo, al pensiero critico e ad un necessario confronto dell’uomo verso il mondo.

Tra le opere e gli artisti presentati quest’anno, ci sono molte riflessioni sulla memoria, l’identità e la traccia indelebile lasciata nel DNA…
La polvere e la memoria evocano immagini che si legano al tempo come The time zero, monumentale opera di Metod Frlic, che ricorda nella sua forma una clessidra rotta, o all’effimero ed alla fragilità in questo senso ricordiamo i lavori di Maria Elisabetta Novello come Archivio Polvere guarda alla volontà di raccogliere alla testimonianza del ricordo; le Teste bruciate-fiammiferi di Wolfgang Stiller guardano alla trasformazione e alla metamorfosi dell’essere umano intrecciando l’identità umana…
I lavori di Wojtek Radtke e Jera Dacar, a metà tra arte e scienza pongono due interessanti ed inedite riflessioni, il primo sulla traccia indelebile della memoria che rimane nel DNA anche quando un essere vivente scompare, la seconda parla del prodotto della società odierna che produce il suo stesso avvelenamento attraverso l’allontanamento dalla natura.


La relazione tra forma e frammento sembra essere un elemento centrale nel festival. Potete parlarci di come questa dualità si manifesta nelle opere e nel percorso espositivo?
Molto spesso il Festival racconta la dualità. In primo luogo, perché siamo due elementi che come nella vita privata anche nella creatività personale e condivisa si completano e contrastano; in secondo perché la dualità si sposa con le dicotomie della coscienza umana.
Forma e frammento, luci e ombre, fragilità e forza, limite e spazio, intuizione e riflessione critica: sono solo alcuni dei compartimenti dove si incanalano le nostre scelte curatoriali ed artistiche riferite ai progetti, agli artisti ed alle loro opere. Attraverso la forma ed il frammento ci immergiamo in un dialogo a tratti intimo come Organism di Boštjan Kavčič, silenzioso come in Drift and Shift nelle fotografie di Giuseppe Ripa, o in movimento come ci chiede il progetto site specific Regolith di Claudia Kubler alla Galerija Miheliceva.

Nella controversa materia e superficie della polvere, pensiamo a qualcosa a cui guardiamo, che raccogliamo come un archivio di memoria come nel caso di Gabriele Picco o Maria Elisabetta Novello; percepiamo lo sfarfallio di luce e ombra nel lavoro di Paul Hazelton con sculture interamente fatte di polvere o a Marble Dust di Talya Lubinsky che crea una riflessione importante sull’appartenenza, la memoria e sulla questione di perdita e ritorno, presenza ed assenza. Nella polvere, ci rendiamo conto che la transitorietà non è solo un promemoria della fine, ma anche un inizio come ci dimostrano Tomáš Koudela, Juan Sorrentino e Filippo Berta.

Pensiamo poi per esempio al capolavoro fotografico Aiming at the dust di Vincenzo Castella presentato alla galleria Luna a Ptuj, dove egli ci racconta della polvere come di un velo che separa da ciò che si guarda. L’artista afferma, infatti, che “il colore della polvere nell’aria colora tutto il resto. La cosa più importante per me è questo meccanismo, non una ricerca abbellente di un singolo colore (…)”.
La dualità tra forma e frammento si manifesta tanto nelle opere quanto nel percorso espositivo, sia del singolo spazio che nell’ambiente diffuso della città di Ptuj. Volutamente ogni opera si ricollega, contrappone, completa o richiama l’altra, senza mai esplicitare un unico o netto percorso ma sollecitando diverse possibilità allo spettatore.

Il festival prevede anche performance, laboratori e incontri con gli artisti. Ce ne parlate?
Come da tradizione il festival si completa con performance, laboratori ed incontri con gli artisti. Sono elementi che fanno parte del progetto curatoriale, perché ART STAYS è una piattaforma multidisciplinare che guarda oltre alle arti visive contemporanee anche a progetti trasversali ed attività di ricerca e laboratoriali.
Quest’anno abbiamo scelto progetti tra loro molto diversi ma che hanno segnato il percorso di DUST.
La performance From the dust of the earth del coreografo e ballerino francese Julien Klopfenstein ha inaugurato il Festival 2025. Con questa pièce, l’artista, ci ha stupiti e coinvolti emotivamente nel capire cosa vuol dire ascoltare con la pelle. In un turbinio di emozioni e sensazioni altalenanti e straniati verso il ritorno alla polvere, alla natura, egli ci ha fatto riflette sull’impermanenza, la connessione del corpo: superficie e pelle verso la terra. Un corpo che abbiamo accolto non tanto come segno artistico ma come linguaggio, luogo potente di scambio tra il prima ed il dopo, tra l’esterno e l’interno, contatto che segna, crea nuove tracce.

Il concerto degli OoopoioooO al castello di Borl invece, apre ad un discorso contrario dal contatto fisico con il theremin che genera suoni e vibrazioni nell’interazione elettromagnetica tra oggetti rubati alla quotidianità.
I laboratori e gli incontri con gli artisti fanno parte dell’Academy, e sono da anni luogo e progetto complementare. Continuando nella sfida e nel coinvolgimento di discipline trasversali all’arte, quest’anno ci siamo soffermati in particolare sulla danza, l’architettura, il restauro e la moda. Abbiamo deciso di consolidare l’importanza ospitando parte dei progetti in una sala dedicata all’interno della Galleria della città di Ptuj che accoglie la mostra principale del Festival.
Partendo da una video lettura SCRAPING RUSKIN di Jorge Otero Pailos, artista ed architetto affermato che da anni mette in discussione le nostre responsabilità etiche nella conservazione dell’ambiente, per arrivare al documentario DUST TO DUST dove il designer Yuima Nakazato racconta lo sforzo collaborativo per ridefinire un futuro migliore nel mondo della moda, guardando all’entità dei rifiuti e all’urgente necessità di un cambiamento sociale.

Tra le collaborazioni esterne, ci sono progetti specificamente dedicati alla riflessione sulla transitorietà e sulla memoria, come The Embodiment of Transience e Prahajanja. Come si integrano queste iniziative nel contesto più ampio del progetto?
Il Festival da anni collabora con realtà esterne alla città di Ptuj, che ne completano ed arricchiscono il dialogo ed il programma, soprattutto giocando sull’identità del luogo o sull’appartenenza geografica degli artisti invitati.
Il progetto multidisciplinare Prahajanja di GEA Dance Community nasce da una sinergia che negli ultimi anni si è instaurata con Art Stays e che vede partecipazioni e creazione di progetti site specific. Nella performance ospitata al castello di Borl, corpi danzanti si frammentano e si fondono in costellazioni rizomatiche che cancellano schemi familiari e contemporaneamente ne abbozzano di nuovi. Ogni formazione pulsa di tensione prima di disperdersi nuovamente nello spazio, portando con sé un residuo del passato, un’eco di disintegrazione, la possibilità di metamorfosi e la promessa di ciò che deve ancora venire.
Anche quest’anno al Kreativni center Breg – Majšperk viene presentato e dedicato un progetto interamente sloveno a consolidamento della realtà culturale e identitaria del paese ospitante il Festival. The Embodiment of Transience, è una mostra che riunisce le opere di Ana Janež, Ajda Kadunc, Blažka Križan, Alja Košar, Anastazija Pirnat, Katarina Marov e pone una riflessione verso quei momenti in cui ci immergiamo nel dialogo silenzioso tra forma e frammento, nello sfarfallio di luce e ombra, quando ci rendiamo conto che la transitorietà non è solo un promemoria della fine, ma anche un inizio.

Quali sono le sfide principali nel curare un festival così articolato e multidisciplinare?
Il festival stesso è una sfida continua, dalla gestione delle risorse, agli spazi ai tempi. Il lavoro è sempre intenso, e si compone di progetti, scelte, ricerche, imprevisti, improbabili richieste e risposte, persone da incontrare e scoprire, lavori da scegliere o produrre, luoghi che devono essere rivisti o definiti, appuntamenti mancati e attesi, arrivi e partenze, nuovi incontri e possibilità.
In fondo tutto questo è parte integrante del Festival Art Stays e rappresenta l’asse portante del progetto che ne amplifica il valore artistico-socio culturale estendendolo con costanza al campo internazionale.
Le sfide degli ultimi tempi, sono state sicuramente non scendere a compromessi, rimanere fedeli alle proprie idee, fare esercizio di democrazia diretta per dare corso al mondo delle idee, saper allargare lo sguardo e lasciare libero con consapevolezza e determinazione lo spirito creativo verso nuovi viaggi.
Una prima conclusione da trarre è che qui, certamente esiste una forte spinta verso l’arte contemporanea. Una seconda conclusione riguarda le ragioni di tale vitalità e certamente va tenuto conto l’operato dei diversi settori creativi e collaborazioni entro cui si muove Art Stays e non da ultimo la possibilità di vivere il complesso mondo dell’arte incontrandosi a Ptuj per continuare a crescere confrontando la propria identità artistica con quella altrui.

DUST For dust thou art and unto dust shalt thou return
23. Festival ART STAYS, Ptuj
Direttori e curatori: Marika Vicari e Jernej Forbici
Mostre in corso fino al 14 settembre 2025
Artisti: Marko Batista, Filippo Berta, Lynn Book, Katarina Caserman, Vincenzo Castella, Jera Dacar, GEA dance community, Bojan Golčar, Paul Hazelton, Ana Janež, Ajda Kadunc, Boštjan Kavčič, Julien Klopfenstein, Alja Košar, Tomáš Koudela, Blažka Križan, Claudia Kübler, Liza Libenko, Talya Lubinsky, Katarina Marov, Maria Elisabetta Novello, Gabriele Picco, Anastazija Pirnat, Wojtek Radtke, Marek Schovanek, Juan Sorrentino, Cristina Treppo, Wolfgang Stiller, Serena Vestrucci, OoopopoiooO (Valeria Sturba e Vincenzo Vasi), Giuseppe Ripa, Paolo San Martin.
Il Festival è supportato dalla Municipalità di Ptuj e dal Ministero della Cultura della Repubblica di Slovenia
Partner: Museo Regionale Ptuj – Ormož, Galleria civica di Ptuj, Teatro della città di Ptuj Monastero Dominicano, Javne sluzbe Ptuj, Istituto pubblico Belana Borl, Studio La città (IT), Galleria Luna, Prometeo Gallery di Ida Pisani (IT), Galleria Fumagalli (IT), Studio Faganel (IT), Università di Ostrava (CZ), ZDSLU, Centro creativo Breg – Majšperk, Galleria FO.VI, Espoarte, Mladina, Ptujska klet, Hotel Mitra.



