CAMBIANO (TO) | Société Interludio | Fino al 18 ottobre 2026
di FRANCESCA DI GIORGIO
Cosa resta di un’immagine quando la sua proiezione è terminata? E quanto di ciò che crediamo di ricordare appartiene alla nostra esperienza, quanto invece a immagini che abbiamo già visto, assorbito, interiorizzato? La ricerca di Gaia De Megni si muove in questo spazio di confine, dove la memoria individuale si intreccia con quella collettiva e il cinema emerge non soltanto come linguaggio, ma come dispositivo capace di costruire il nostro rapporto con il mondo.

In La Scia, la sua prima personale da Société Interludio a Cambiano, Torino, a cura di Vincenzo Estremo, l’immagine in movimento viene interrogata a partire dalle condizioni della sua stessa apparizione. Un faro e il fumo disegnano nello spazio una presenza luminosa che evoca la scia del cinematografo: un’immagine che si manifesta senza fissarsi, destinata a esistere nella durata e a dissolversi. È un gesto essenziale, che sottrae il cinema alla dimensione dello schermo per riportarlo alla sua origine fisica, alla luce che attraversa lo spazio e rende percepibile il tempo. La scia non è l’immagine, ma ciò che dell’immagine rimane; non una forma da conservare, bensì una traccia instabile, esposta alla scomparsa.
Nel testo che accompagna la mostra, Estremo richiama il fenomeno delle scie di condensazione e lo mette in relazione con il funzionamento della memoria: qualcosa attraversa uno spazio e lascia un segno, mentre il tempo continua a scorrere. La riflessione si sposta così dalla fisica alla percezione, dal fenomeno naturale alle immagini che abitano la nostra coscienza. Come accade davanti alla televisione, quando i corpi diventano spettatori di immagini che non producono ma consumano, anche il ricordo si costruisce attraverso residui, frammenti e racconti ricevuti. La mostra invita a sostare in questa zona incerta, dove vedere e ricordare non coincidono più.

Questa riflessione sulla costruzione e sulla persistenza delle immagini prosegue anche al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, dove De Megni partecipa, fino al 8 novembre, a Cartoline, mostra conclusiva del primo ciclo di residenze di SUPERTOSCANA, con un’opera video che conferma il suo interesse per il rapporto tra immagini, memoria e percezione del paesaggio.
Il paesaggio diventa la “questione” che attraversa anche American Night, film girato in Super 8 nell’estate 2026 in Val d’Orcia. A Pienza, paesaggio divenuto celebre anche per le riprese del film Il Gladiatore di Ridley Scott, il territorio è ormai parte di un immaginario cinematografico che richiama visitatori desiderosi di riprodurre le pose del protagonista. Il paesaggio viene così consumato attraverso la propria rappresentazione: non si visita più soltanto un luogo, ma l’immagine che il cinema ne ha consegnato. De Megni registra questo cortocircuito con una telecamera fissa sui Campi Elisi, mentre una guida turistica entra nell’inquadratura e si perde nella vallata. Un voice-over americano accompagna la scena, ma il racconto viene progressivamente parassitato dalla memoria di Heartbreak Hotel di Elvis Presley, fino a quando la stessa guida comincia a canticchiarla. La canzone irrompe come un ricordo estraneo e insieme familiare, mostrando quanto lo sguardo sul paesaggio sia già abitato da narrazioni precedenti. La Val d’Orcia non è più soltanto un luogo, ma il teatro di una sovrapposizione tra territorio, cinema e turismo globale.

Un’altra forma di costruzione dell’immaginario emerge in Maria’s Dream, presentato al MACRO, dove la riflessione si concentra sulla figura femminile e sul modello della diva. Il lavoro nasce da una conversazione tra l’artista e sua madre sul ruolo della donna nel cinema contemporaneo e si confronta con il riferimento musicale a Fabrizio De André. Al centro non c’è soltanto la rappresentazione della donna, ma la possibilità di sottrarsi alle immagini normative che ne hanno definito desideri, comportamenti e aspirazioni. Se il cinema produce miti destinati a essere ripetuti, l’anti-diva apre uno spazio di resistenza: una figura che non deve necessariamente aderire alla propria immagine per esistere.

Dalla scia luminosa di Société Interludio ai paesaggi di American Night, fino alla riflessione di Maria’s Dream, Gaia De Megni indaga dunque la persistenza delle immagini e il loro potere di orientare la percezione. La sua ricerca interroga il modo in cui la memoria si forma attraverso ciò che vediamo e ciò che ci viene raccontato. Anche quando la proiezione si interrompe, qualcosa continua a lavorare dentro di noi: una canzone, una posa, un paesaggio già visto. È in questa sopravvivenza ambigua, tra esperienza e immaginario, che si disegna la scia.
Gaia De Megni. La Scia
a cura di Vincenzo Estremo
13 settembre – 18 ottobre 2026
Domenica 18 ottobre ore 18.00
Finissage – talk Gaia De Megni in dialogo con Vincenzo Estremo
Société Interludio
via Torino 3, Cambiano (TO)
Info: +39 389 1765360
societeinteludio@gmail.com
www.societeinterludio.com



