RIMINI | Galleria Zamagni | Fino al 24 ottobre 2026
di FRANCESCA DI GIORGIO
Leggendo il titolo della mostra di Giulia Marchi, Contro il punto fermo, in corso, fino al 24 ottobre, a cura di Leonardo Regano, in Galleria Zamagni Arte a Rimini, l’attenzione cade proprio su quel “punto”. Quante volte la tentazione di mettere un punto è anche la tentazione di credere che qualcosa possa dirsi concluso? Tante, mi sono detta. Una frase, un pensiero, un’immagine: fissarne il termine significa attribuire loro una forma stabile, sottrarli al movimento delle possibilità. È proprio questa presunta certezza che Giulia Marchi mette in discussione nella sua personale Contro il punto fermo. Qui il segno d’interpunzione diventa il principio generativo di una ricerca che interroga il linguaggio non come strumento di comunicazione, ma come materia da attraversare, scomporre e rimettere in gioco.

Nella pratica di Marchi, fotografia, scultura, scrittura e installazione non sono linguaggi separati, bensì dispositivi mobili, scelti in funzione delle domande che l’artista intende porre. Il suo metodo, dichiaratamente filologico, parte dalla lettura e dall’osservazione per tradurre strutture linguistiche e ritmi letterari in esperienze visive e spaziali. Il confronto con Céline e Beckett, riferimenti centrali del progetto, non produce illustrazioni né citazioni letterarie: sono piuttosto le diverse modalità con cui la punteggiatura orienta il respiro, accelera il discorso o ne sospende il compimento a diventare materia dell’opera.

Il punto, allora, smette di essere una conclusione e si trasforma in intervallo. Un’interruzione soltanto apparente, perché ciò che sembra arrestarsi continua a generare relazioni. Questa intuizione attraversa anche le strutture tridimensionali di Marchi, nelle quali listelli di legno, fogli e inserti di vetroresina entrano in tensione, sostenendosi reciprocamente in un equilibrio provvisorio. La fotografia analogica ne registra le configurazioni da prospettive differenti, senza tuttavia restituire un’immagine definitiva dell’oggetto. Al contrario, ogni inquadratura rivela l’insufficienza della precedente: la forma esiste, ma non coincide mai interamente con la propria rappresentazione.

È una condizione di instabilità che riguarda anche la percezione di chi guarda. Le opere sembrano offrire coordinate riconoscibili, salvo sottrarsi proprio quando si tenta di ricondurle a una certezza. Il rigore della costruzione non elimina l’ambiguità, ma la rende visibile. In questo senso, la riflessione sul linguaggio si estende alla materia e allo spazio, chiamando in causa la possibilità stessa di conoscere attraverso le immagini.
Contro il punto fermo non celebra dunque l’incompiutezza come semplice apertura, né assume il dubbio quale condizione da risolvere. Lo riconosce, piuttosto, come metodo: una disciplina dello sguardo capace di mantenere attive le domande, senza ridurle a risposte definitive. La mostra suggerisce così che la stabilità sia sempre temporanea e che ogni forma, anche la più rigorosamente costruita, conservi al proprio interno la possibilità di trasformarsi. Come nella scrittura, il senso non coincide con il segno che lo trattiene, ma con il movimento che quel segno continua a innescare. E forse è proprio qui, in questa distanza mai colmata tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di sapere, che l’opera di Marchi trova la propria necessità.

Giulia Marchi. Contro il punto fermo
a cura di Leonardo Regano
un progetto realizzato in collaborazione con LABS Contemporary Art
19 settembre – 24 ottobre 2026
Galleria Zamagni Arte
Via Dante Alighieri, 29/31, Rimini
Orari: dal lunedì al sabato, ore 9.00 – 13.00 e 16.00 – 20.00
Domenica su appuntamento
Info: +39 335 7016352 | +39 0541 1414404
info@zamagniarte.it
www.zamagniarte.it



