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MILANO | Museo Pecci | 21 gennaio – 21 febbraio 2013

di Maria Cristina Strati

Presso la sede milanese del Museo Pecci, lo scorso 21 gennaio ha inaugurato una mostra personale di Paolo Grassino. La mostra, affidata alla curatela di Stefano Pezzato e promossa dal Comune di Prato e dalla Regione Toscana, è stata realizzata in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato e lo Spazio Borgogno.

L’artista torinese, reduce tra l’altro da altre due importanti mostre personali, una presso la Galerie Italienne di Parigi, l’altra da Rolando Anselmi a Berlino, torna sul territorio nazionale con alcuni lavori realizzati dal 2008 al 2012. Il titolo della mostra, Percorso in Tre Atti, racconta appunto il percorso espositivo, che si snoda attraverso tre opere dell’artista e, come una frase poetica, rende conto dello sviluppo della sua ricerca recente.

L’installazione Analgesia (2012) – già esposta tra l’altro sulla spiaggia di Bredene/Ostenda per la mostra Beaufort 04 (vedi Espoarte #77, ndr) – trascina lo spettatore all’interno di uno scenario post-apocalittico, dove lugubri figure di grossi cani dai profili vagamente futuribili, si aggirano tra carcasse di automobili abbandonate e distrutte. Come spettri di un passato non ancora dimenticato, gli animali paiono qui legati tra loro dalla solidarietà violenta e poco rassicurante che anima i membri di un branco metropolitano: hanno occhi scavati, anche se profondi, avidi e famelici come la lupa di dantesca memoria, e muscoli immortalati in un movimento fissato nel tempo, ma che paiono pronti a scattare, spietati e svelti, non appena se ne presenti l’occasione.

La mostra prosegue con una proiezione video, Controllo del Corpo (2010), di cui abbiamo già parlato su questo magazine, e con quattro dittici in acrilico su carta che compongono il lavoro Resa, del 2008.
I dipinti rappresentano mani nude e distese come foglie, di cui indoviniamo ogni minimo nervo, capillare e fibra.

Il gesto della resa è il gesto con cui ci si arrende ad una forza considerata superiore, alzando le mani, per consegnarsi completamente al nostro nemico o anche solo al nostro interlocutore. Ma le mani di questo lavoro di Grassino sanno evocare insieme a questo molti altri gesti, tensioni, sentimenti: con le mani si prega, si esulta, si manifesta la propria rabbia. La mano è la parte del corpo che meglio e per prima entra in contatto con il mondo circostante e con gli altri corpi, conoscendoli, per coercizione o amore e tenerezza, o semplicemente le mani si tendono per dare un aiuto, o si stringono con franchezza a garanzia di leale solidarietà. Le mani che si arrendono al prossimo, alla morte e soprattutto alla vita, hanno perciò qualcosa di drammatico e intenso ma, allo stesso tempo,  speranza e di promesse. Alzare le mani è il segno e il gesto di colui che si arrende, ma è anche quello della cedevolezza che si apre alla vita per coglierla “a piene mani”: senza tirarsi indietro, aspettando senza attendere nulla dal nostro presente come dal futuro, misterioso e gravido di novità, ancora tutto di là da venire.

PAOLO GRASSINO. Percorso in tre atti
Progetto speciale a cura di Stefano Pezzato
in collaborazione con Spazioborgogno

21 gennaio – 21 febbraio 2013

Museo Pecci Milano
Ripa di Porta Ticinese 113

Orari: da martedì a sabato ore 15.00-19.00
Ingresso libero

Info: +39 0574 531828
www.centropecci.it

 

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