Giulia Parlato. Lizard, 2019. digital print, Courtesy the artist

Il momento giusto per immergersi nella fotografia. La Collezione Pier Luigi Gibelli a Jesi e Senigallia

JESI (AN), Palazzo Bisaccioni | SENIGALLIA (AN), Palazzo del Duca | Fino al 2 giugno 2026

di VALERIA CARNEVALI

Tutto nasce da un libro. L’intuizione che fosse “il momento giusto” arriva dal collezionista Pier Luigi Gibelli e dalla sua volontà di pubblicare un volume con Roberto Maggiori della casa editrice Quinlan, che poi ha coinvolto Luca Panaro, uno che di fotografia, nel nostro paese, se ne intende parecchio, tanto da insegnarne la storia presso le Accademie di Belle Arti di Bologna e di Brera, e da esserne considerato uno dei più influenti critici. Il momento giusto è quello “piatto”, recita il titolo in inglese della pubblicazione a cui ci riferiamo: Flat time is the right time, il tempo delle due dimensioni, quelle che definiscono lo spazio materiale contenuto in una stampa fotografica, ed insieme lo spazio mentale che si appropria di un frammento di realtà per farne rappresentazione. Edito circa un anno fa, nella primavera del 2025, per i tipi di Editrice Quinlan, casa editrice specializzata in editoria fotografica, fondata e diretta dal co-autore Roberto Maggiori, il corposo ed elegante volume presenta una selezione da una delle principali collezioni private italiane, quella di Pier Luigi Gibelli, fornendo ai lettori la possibilità di entrare in una delle più rappresentative raccolte della fotografia storica e contemporanea.

Todd Hido, 7373 from the series House Hunting, 2010, Archival pigment print,Courtesy Les Filles du Calvaire

Dalle stanze di Gibelli e dal libro che ne è stato generato, in questa prima parte del 2026, Panaro e Maggiori fanno un passo in avanti per trasformarlo in una mostra preziosa, dando così al pubblico il momento giusto, l’occasione che mancava, di saltarci dentro e di trasformarlo, pagina per pagina, in una reale e fedelissima esposizione, divisa in due sedi, in corso in due città delle Marche: dall’interno all’Adriatico, fanno da cornice a questa esperienza di fruizione due palazzi storici, uno a Jesi e l’altro a Senigallia.

Silvia Camporesi, Casa del sale (Cervia), 2017, Courtesy the artist

Due le sedi, tre le sezioni e i nuclei concettuali che dividono in tre capitoli sia il libro che la mostra: i Corpi, i Luoghi, le Superfici e nature morte.
Rispettando l’impaginazione, il primo nucleo parte da Jesi, dove, presso Palazzo Bisaccioni, ex banca e sede della Fondazione Cassa di Risparmio locale, ente a cui si deve l’evento, si comincia a godere degli scatti sul corpo umano di molti tra i più noti autori del medium: le riflessioni sul proprio corpo di Sophie Calle, la costrizione di Nobuyoshi Araki, la realtà dell’ospedale psichiatrico di Gianni Bertengo Gardin, l’intima delicatezza di Federico Clavarino, la crudezza di Jacopo Benassi, il dinamismo di Paolo Gioli, gli autoritratti di Urs Luthi, il corpo imperfetto di Erwin Olaf, la gente negli obiettivi di chi ha fatto la storia, Robert Doisneau, Elliot Erwitt, Walker Evans

Jacopo Benassi, Stay away, 2020, Courtesy Francesca Minini, Milano

Senigallia, che ospita già in permanenza nello stesso Palazzo del Duca le opere di Mario Giacomelli (presente naturalmente anche nella selezione di Gibelli), da cui si fregia del titolo di città della fotografia, offre spazi più ampi ad un pubblico forse più nutrito ed occasionale, dando un allestimento accurato ed un percorso avvincente alle altre due sezioni, in cui paesaggi ed architetture, superfici ed interni, si susseguono a ritmo incalzante confermando i motivi per cui i loro autori occupano posti di rilievo nel gotha della fotografia: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Walter Nyedermair, Paola Pivi, Mario Cresci, Robert Gligorov, Franco Vaccari

Paola Pivi, Untitled (zebras), 2003

Centrotrenta sono gli autori, di cui una metà circa internazionali, sia storicizzati, ormai secolari, sia contemporanei ed anche emergenti: la collezione di Gibelli è molto vasta, e l’ampiezza di quella che ne è una selezione ne testimonia passione e lungimiranza, avendo saputo scegliere nei decenni, anche in maniera premonitrice ed azzardata, immagini, forme e attitudini di quelle che sarebbero poi diventate tendenze. Ne esce quindi, sia nel libro che nella mostra, un’antologia interessantissima e per certi versi necessaria per conoscere e comprendere strade e ramificazioni di un mezzo espressivo che soffre in questo periodo storico, segnato dalla proliferazione di immagini su social e dispositivi, di abusi incalcolabili: nelle pagine del libro e nelle pareti della mostra c’è una vera e propria “pedagogia dell’immagine”, la possibilità di accedere ad una educazione visiva più che mai opportuna in tanto caos comunicativo.  L’aver tradotto Flat time is the right time da pubblicazione di nicchia ad esperienza aperta al pubblico ha questo nobile valore: divulga senza banalizzare, introduce ad un linguaggio sofisticato proponendolo con schiettezza, trasmette generosamente la cultura di un collezionista il cui impegno e la cui coerenza negli anni garantiscono qualità e spessore. In poche parole, è il momento giusto per immergersi nell’essenza stessa della fotografia.

Andrea Botto, Underground Blast #06_Miniera San Romedio, 2022,
Courtesy Galleria Cartacea Bergamo

 

FLAT TIME IS THE RIGHT TIME
Corpi, luoghi e nature morte dalla collezione Pier Luigi Gibelli
a cura di Roberto Maggiori e Luca Panaro
Fino al 2 giugno 2026

Palazzo Bisaccioni, Jesi
Palazzo del Duca, Senigallia

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