TESSERE. Alice Padovani | Laura Renna, Installation view, Fondazione Sabe per l'arte, ph. Daniele Casadio

Tessere a Ravenna, la nuova mostra di Alice Padovani e Laura Renna

RAVENNA | Fondazione Sabe per l’arte | Fino all’ 11 gennaio 2026

di GIULIA GORELLA

Ci sono mostre che non possono essere affrontate con la stessa serenità con cui si affrontano le passeggiate. Mostre che richiedono fatica, attenzione e tempo. Mostre che rispecchiano l’impegno, la dedizione e l’assorbimento che ogni opera richiede e che non tutti gli artisti però sono disposti a concedere. È il caso di Tessereinaugurata il 4 ottobre a Ravenna presso la Fondazione Sabe per l’Artevisitabile fino all’11 gennaio 2026. La mostra è doppia perché vede una straordinaria collaborazione tra due artiste: Alice Padovani e Laura Renna. Il progetto espositivo, a cura di Pasquale Fameli, è stato realizzato nell’ambito di Ravenna Mosaico – IX Biennale di Mosaico Contemporaneo. Tuttavia, il titolo non allude solamente alla più piccola unità del mosaico, bensì anche all’atto – dalla lunga tradizione simbolica legata soprattutto alla mitologia classica – che compone la tessitura, che include le azioni di unire, comprendere e realizzare costrutti complessi. La natura della mostra ha quindi una duplice dimensione, rispecchiata al meglio dalle poetiche delle due artiste, entrambe con base a Modena.  

I lavori di Laura Renna e di Alice Padovani sono per molti aspetti vicini a livello concettuale e materiale. Se Renna da un lato si avvicina di più al concetto di tessitura grazie alle sue accrochées in lana d’acciaio o in lana lavorata; Padovani resta più vicina all’opera geometrica, asimmetrica e frammentata, riconducibile all’unità che va a comporre un mosaico.  

Ritratto dell’artista Laura Renna

Le accrochées #1, #4, di Renna sono una linea di connessione viva con il suo passato, con la sua memoria familiare. Intrecciare, creare legami con il proprio vissuto affinché non muoia e trattenere ciò che per definizione è fugace come la vita attraverso la memoria, sono concetti che si accompagnano al suo particolare rapporto con lo spazio e con l’ambiente. Un ambiente che è sì naturale, come per Padovani, ma è anche un ambiente artificiale e inquinato, popolato da rifiuti e scarti: materiali eterni considerati pezzi da discarica. 

TESSERE. Alice Padovani | Laura Renna, Installation view, Fondazione Sabe per l’arte, ph. Daniele Casadio

Proprio da questa esigenza di andare contro il consumismo, il materialismo e la voglia di nuovo a tutti i costi, nascono le Helianthus Clematis anche questi in lana d’acciaio: alla vista grandi tappeti argentati e apparentemente morbidi che si rivelano essere ispidi e pungenti al tatto. Il fastidio sepolto da un velo di bellezza, l’apparenza ingannevole e il fascino della fatica che resta gelosamente protetta dal processo creativo dell’artista, invitano i visitatori a una riflessione sul tempo, sulla riservatezza e sul mistero. La tendenza a rendere pubblico, a mostrare, a condividere massivamente e ripetutamente, spoglia di intimità il gesto artistico che dovrebbe invece incuriosire e spingere il pubblico a una ricerca autonoma. L’artista qui sparge dei semi di curiosità che dovrebbero germogliare nelle domande del pubblico, il quale è chiamato anche all’autocritica delle proprie abitudini di consumo.  

Laura Renna, Daimon #5, 2022, lana di pecora, terra cruda, 22x22x20 cm

Il medesimo concetto si può rivedere in Il cielo di maggio, realizzazione formata da intrecci di tessuti recuperati da abiti logorati dal tempo in color blu e azzurro che richiamano la serenità del cielo primaverile, limpido e immenso. Un cielo tanto terso da pesare come un ingombro, opprimente nella sua bellezza. L’opera è stata realizzata durante il lockdown e la sua struttura a griglia richiama il profilo delle finestre dello studio di Renna, attraverso le quali l’artista osservava i mutamenti del cielo, unico elemento che si muoveva, che sembrava vivo, tutto il resto invece era immobile come un morto. 

TESSERE. Alice Padovani | Laura Renna, Installation view, Fondazione Sabe per l’arte, ph. Daniele Casadio

Con Daimon, invece, abbiamo un’opera che si distanzia stilisticamente e formalmente dai lavori sopra citati. Si tratta infatti di una scultura dal colore freddo della terra che, amalgamata con lana di pecora, rimanda allo stretto rapporto tra Renna e il paesaggio naturale. Un paesaggio non sempre accogliente ma talvolta anche ostile, arido: simbolo di un confine invalicabile. È proprio questa la sfida per Renna, una sfida condivisa a cui è chiamata l’umanità: trovare ciò che respinge, in altre parole un ostacolo all’apparenza insormontabile come un monte, un deserto, una sconfinata distesa d’acqua per poi ricercare un sentiero nascosto, ripido e scosceso che porti lentamente oltre. 

Ritratto dell’artista Alice Padovani

Continuando a indagare le opere delle due artiste, il visitatore si sentirà (o per lo meno si dovrebbe sentire) come un investigatore, un ricercatore, a caccia di segni, di misteri irrisolti proprio perché a portata di mano; di piccoli nascondigli ricchi di significato. L’opera più emblematica di quest’indagine è Senza nome non esisti. Esercizio per la sparizione di uomini, piante e animali di Alice Padovani. In questa installazione le sfumature di senso si moltiplicano. La natura profonda delle cose ama nascondersi per cui è necessario uno sforzo prima di godere della reale comprensione. Nessuna bellezza è immediata. La scoperta è lenta faticosa e graduale. Quest’opera narra di sparizione: i minuscoli cartellini bianchi che la rivestono ci riconducono alla passione scientifica dell’artista. Se da un lato, Padovani nei suoi lavori presenta spesso elementi classificatori che rimandano alle scienze naturali, dall’altro la volontà di affermare che non tutto è catalogabile, che non ogni elemento costituente il nostro ecosistema è definibile o etichettabile con precisione, dall’altro l’ossessione per categorizzare in comparti rigidi è una tendenza che racchiude un pensiero schematico che tende ad analizzare il tutto per comprendere il dettaglio e che tende a voler possedere verità astratte. Quello che è già classificato, è altresì morto. Mentre le forme di vita restano nascoste. Un ulteriore strato di senso dell’opera risiede nel coleottero protetto (o imprigionato a seconda della visione) dalla sfera composta dai vari cartellini di cui si è accennato. Il coleottero rappresenta la doppia prospettiva, l’atto voyeuristico intrinseco in ogni scoperta e rovescia drasticamente il rapporto di potere tra ammiratore e oggetto ammirato. Il visitatore non è in grado di vedere il coleottero a meno che non sia a conoscenza della sua presenza e per riuscire a scorgerlo deve avvicinarsi e abbassarsi al livello della sfera. Solo allora il visitatore potrà ammirare il piccolo coleottero che, immobile nell’ombra, è intento a restituire il suo sguardo.  

TESSERE. Alice Padovani | Laura Renna, installation view, Fondazione Sabe per l’arte, ph. Daniele Casadio

Gli insetti sono elementi ricorrenti nella produzione di Padovani, in quanto simboli di perfezione. Il rapporto che Padovani ha avuto con gli insetti è stato costante e intimo sin dalla sua infanzia dato che suo padre – di professione entomologo – ha sempre fatto sì che la natura fosse parte integrante della vita domestica. I bambini non provano timore o disgusto, sentimenti che iniziano a conoscere via via che crescono (basti pensare a quanto i bambini giochino con il fango, la terra, gli animali e quanto amino sporcarsi di ogni cosa). Pertanto, Padovani, essendo sempre stata abituata a familiarizzare con gli insetti che suo padre studiava a casa, ha avuto la fortuna di essere liberata da preconcetti e sentimenti di repulsione verso i piccoli e perfetti abitanti del nostro pianeta.

Ribadisco che per Padovani il concetto di perfezione, nel senso più autentico del termine – non tanto di bellezza quanto di completezza – si materializza negli insetti: tra i primi esseri viventi a evolversi fino a raggiungere la loro forma attuale già milioni di anni fa; specie dotata di esoscheletro che permette loro di salvaguardare il loro aspetto anche dopo la morte; specie che grazie alla sua vita breve e al suo elevato ricambio generazionale, si è adattata ben prima di altre e molto prima della nostra.  

La narrazione proposta dall’artista sconvolge completamente la percezione comune, trasformando la repulsione in meraviglia, lo spavento in stupore. Le sue opere create da materiali organici suggeriscono questa visione e la sottolineano attraverso la forma geometrica. Se infatti l’occhio umano cerca la simmetria in quello che lo circonda, il disturbo ottico che Padovani cerca e ottiene da alcune installazioni è dato proprio dalla asimmetria. Ne è un esempio Black Solid, installazione su pavimento che dialoga con lo spazio regalando dinamicità. La tentazione di raddrizzare i cubetti di gesso contenenti elementi naturali, disciplinandoli e allineandoli come soldatini di piombo, è forte. Poi invece soffermandosi a contemplare quell’errore, quel caos composto e muto, ci si rende conto dei limiti di una visione sempre bilanciata ed equilibrata. L’arte, d’altronde, cosa può essere se non caos, fallimento, lotta? La perfezione degli oggetti sta all’artigianato, non alle arti. 

Alice Padovani, Black solid, 2022, installazione multipla con gesso e inclusioni organiche, dimensioni ambientali, ph. Daniele Casadio.

Così Padovani ci trasporta nel suo piccolo e anacronistico Cabinet de curiosités, di stampo illuminista per innestare nel visitatore non tanto uno sguardo dilatato dallo stupore rivolto verso l’esterno, bensì un pensiero dilatato che nasce dalla visione di ciò che si incontra e poi si rivolge all’interno. 

Le opere esposte delle due artiste sono in dialogo tra loro e con i visitatori, che vengono così accompagnati in un viaggio che richiama paesaggi esotici perché troppo famigliari, perturbanti perché troppo noti, ma finalmente illuminati – non solo di una luce cangiante che trasforma le sembianze di sculture, come Baloon la quale cambia colore a seconda dell’ora del giorno e della potenza del sole – dallo sguardo indagatore, in quanto “la curiosità è il motore dell’intelligenza, è una robusta stampella con cui sorreggersi, è la porta aperta sulla vita”.  

TESSERE. Alice Padovani | Laura Renna, installation view, Fondazione Sabe per l’arte, ph. Daniele Casadio

 

Alice Padovani | Laura Renna. Tessere
a cura di Pasquale Fameli

4 ottobre – 11 gennaio 2026

Fondazione Sabe per l’arte
Via Giovanni Pascoli 31, Ravenna

 Orario: giovedì – domenica dalle 16 alle 19
ingresso libero 

Info: www.sabeperlarte.org

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