La collina sale sempre, 2026, veduta dall'alto di Artefora, Castiglione Tinella. Ph. Lavezzo Studios

La collina sale sempre. Ogni salita è un cambio di prospettiva

Castiglione Tinella, Mango, Neive, Barbaresco, Santo Stefano Belbo, Castagnole delle Lanze | 20 giugno – 5 luglio 2026

Intervista a MARZIA CAPANNOLO di Francesca Di Giorgio

Ispirato a un passo de La luna e i falò, l’ultimo romanzo di Cesare Pavese, La collina sale sempre, è un festival diffuso di arte contemporanea che si sviluppa come un itinerario culturale tra i paesaggi storici delle Langhe e del Monferrato, in Piemonte, di cui è in corso la terza edizione. Un percorso che attraversa vari comuni a partire da Castiglione Tinella – sede di Artefora – Centro per l’Arte Contemporanea fondata dall’artista Ernesto Morales e che vede la direzione artistica della storica dell’arte Marzia Capannolo – per poi proseguire con Santo Stefano Belbo, Castagnole delle Lanze, Neive, Barbaresco e Mango. Le opere e le installazioni site-specific, progettate appositamente per il luogo, vengono ospitate nei contesti rurali e storici che identificano il territorio.
Sulle colline dove Cesare Pavese ha riconosciuto il valore della memoria e la necessità della trasformazione accade oggi che, con La collina sale sempre, sedici artisti internazionali costruiscano un dialogo con luoghi, architetture e comunità.
Le opere di Beatriz Basso, Angelo Bellobono, Selene Bertagnini, Māris Čačka, Carolina Cairo, Lorenzo Capolupi, Adriana Carambia, Gisella Chaudry, Luigi Coppola, Brenda Frank, Lucia Harari, Lori Larusso, Rita Miranda, Yara Piras, Ale Recosta e Nicola Rotiroti abitano chiese, torri romaniche, cantine, fienili, porticati e cortili storici.

L’artista Ernesto Morales con alle spalle la sua opera murale, “Cambiante, Castagnole delle Lanze. Ph. Francesca Di Giorgio

Tra i momenti più significativi di questa terza edizione c’è Lanze in Arte, il focus Spin-off del Festival dedicato a Castagnole delle Lanze. Dal murales Cambiante di Ernesto Morales, che affida alle nuvole il racconto di una trasformazione continua e inaugura simbolicamente il percorso verso una futura Scuola di Alta Formazione sull’Arte Contemporanea e sul Paesaggio, fino alle installazioni diffuse tra la Chiesa dei Battuti Bianchi, la Torre Panoramica del Parco della Rimembranza, Casa Giulia e Dimora Cortese, il paese si trasforma e l’arte insieme a lui.

La collina sale sempre, 2026, Artefora, Castiglione Tinella. Ph. Lavezzo Studios

Per quattro settimane Castagnole delle Lanze accoglie Lori Larusso, artista del Kentucky selezionata in collaborazione con la Great Meadows Foundation, e Lucia Harari, vincitrice della prima edizione del Premio Artefora Residency. Due percorsi differenti, uniti dalla stessa scelta curatoriale: fare dell’ascolto il primo gesto creativo. Le opere che presenteranno non saranno soltanto il risultato di una ricerca individuale, ma la restituzione di un dialogo costruito con il territorio, con le persone e con il paesaggio. Un confronto che troverà un ulteriore momento di sintesi nel talk conclusivo del 4 luglio, dedicato all’eredità culturale lasciata dalla loro presenza e arricchito da un tributo a Carlo Petrini, recentemente scomparso, figura simbolo della tutela della biodiversità e delle culture locali.

La collina sale sempre, 2026, opere di Luigi Coppola e Rita Miranda, Artefora, Castiglione Tinella. Ph. Lavezzo Studios

In questa terza edizione, La collina sale sempre sembra suggerire che ogni salita è soprattutto un cambio di prospettiva: un invito a osservare il paesaggio come un organismo vivo, dove memoria e contemporaneità si intrecciano continuamente. È da questa visione che nasce il progetto curatoriale di Marzia Capannolo, con cui abbiamo parlato di come un festival possa diventare un gesto di rigenerazione culturale capace di lasciare un segno ben oltre il tempo dell’esposizione…

La collina sale sempre assume il paesaggio come dispositivo attivo di produzione di significati…
Il dialogo tra opera, territorio e comunità guida fin dagli esordi il festival nelle scelte curatoriali verso il superamento del paesaggio come mero contenitore estetico a favore di una progettualità d’ascolto e co-creazione.
La terza edizione di La collina sale sempre si struttura attorno a un principio cardine: il rifiuto del paesaggio inteso come fondale estetico o pura cornice contemplativa. Al contrario, il territorio è stato assunto come un archivio vivente, un corpo dinamico attraversato da tensioni storiche, sociali e biologiche. In quest’ottica, le scelte curatoriali non hanno seguito una logica di “esportazione” di manufatti artistici nello spazio aperto, bensì una metodologia di emersione e co-generazione.
Il dialogo tra opera, territorio e comunità ha orientato il progetto verso la pratica della residenza e del sopralluogo prolungato. Gli artisti invitati sono stati sollecitati a disimparare lo sguardo turistico per sintonizzarsi sulle frequenze del luogo. La comunità locale non è stata considerata come un pubblico passivo da alfabetizzare, ma come depositaria di una competenza contestuale indispensabile. Le opere nate per questa edizione sono, pertanto, dispositivi relazionali: non occupano lo spazio, ma lo abitano, attivando un circuito di significati in cui l’elemento antropico e quello naturale si riflettono e si interrogano reciprocamente.

La collina sale sempre, 2026, Artefora, Castiglione Tinella. Ph. Lavezzo Studios

Il tema della trasformazione percorre l’intero progetto e viene declinato attraverso interventi site-specific. Quale ruolo può avere oggi l’arte contemporanea nel rendere visibili le stratificazioni di memoria, identità e cambiamento che caratterizzano un territorio?
Il paesaggio rurale sconta spesso di una narrazione stereotipata che tende a fossilizzarlo in un’immagine di idilliaca immutabilità. Al contrario, le colline delle Langhe e del Monferrato sono territori profondamente antropizzati, segnati da stratificazioni geologiche e da incessanti riscritture umane, economiche e politiche. Il tema della trasformazione, asse portante di questa edizione, viene indagato attraverso interventi site-specific che agiscono come veri e propri carotaggi critici, rivelatori delle tensioni presenti nel territorio. Oggi, l’arte contemporanea possiede la prerogativa fondamentale di scardinare la bidimensionalità della “cartolina paesaggistica”. Essa non deve limitarsi a documentare la memoria o a monumentalizzare il passato, ma deve agire come un reagente chimico capace di rendere visibili le linee di faglia del cambiamento.
Gli interventi di quest’anno mettono in luce l’invisibile: le memorie sommerse del lavoro contadino, i traumi ecologici legati ai mutamenti climatici, le tracce di antichi ecosistemi. L’opera d’arte diventa così uno spazio di condensazione temporale, dove il passato geologico e storico dialoga con le urgenze del presente, restituendo al territorio la complessità della sua evoluzione.

La collina sale sempre, 2026, Artefora, Castiglione Tinella, opere di Selene Bertagnini, Ph. Lavezzo Studios

Molti degli artisti invitati provengono da contesti geografici e culturali differenti. Qual è il focus? Costruire uno sguardo “esterno” sulle Langhe e sul Monferrato oppure favorire un processo di contaminazione reciproca tra pratiche artistiche e contesto locale?
La scelta di invitare artisti provenienti da eterogenei contesti geografici e culturali risponde alla volontà di superare una sterile polarizzazione tra lo sguardo esterno e l’istanza locale. Non si tratta di assecondare un esotismo di ritorno, né di appiattirsi su una sterile retorica dell’autoctonia. Il vero focus curatoriale risiede nella fecondità dello “spaesamento”.
L’artista che giunge da latitudini culturali distanti è privo di quella reverenza accademica o commerciale che spesso satura la percezione di territori fortemente brandizzati come le Langhe e il Monferrato. Questo sguardo “vergine” e non condizionato è in grado di cogliere le asimmetrie, le rugosità e i dettagli che l’abitudine rende invisibili ai residenti. La contaminazione non avviene per assimilazione, ma per urto: l’incontro tra le pratiche degli artisti e il contesto locale genera un cortocircuito visivo e concettuale. Il territorio si specchia nell’opera dell’altro, scoprendo nuove narrazioni di sé, mentre l’artista ridefinisce i confini della propria ricerca formale a contatto con una specificità materiale e umana inedita.

La collina sale sempre, 2026, Artefora, Castiglione Tinella, opere di Lucia Harari (dx) e Lori Larusso (sx). Ph. Francesca Di Giorgio

In un momento in cui numerosi festival d’arte si confrontano con i temi della sostenibilità e dell’impatto sul territorio, La collina sale sempre sembra puntare sulla permanenza delle relazioni più che sull’evento. Quali sono gli strumenti attraverso cui un progetto curatoriale può generare un’eredità culturale duratura oltre il tempo della manifestazione?
In un’epoca saturata da festival artistici improntati alla logica del consumo culturale rapido e dell’impatto mediatico immediato, La collina sale sempre propone un radicale cambio di paradigma, spostando il baricentro dall’evento al processo. La vera sostenibilità di un progetto culturale non si misura esclusivamente attraverso parametri ecologici quantitativi, ma tramite la qualità e la tenuta nel tempo delle relazioni che esso è in grado di innestare.
Per generare un’eredità culturale duratura, gli strumenti curatoriali devono privilegiare l’invisibile sul visibile. Abbiamo investito risorse ed energie nella dilatazione dei tempi di gestazione dei progetti, nella cura delle mediazioni culturali e nella creazione di piattaforme di discussione permanente che coinvolgono enti internazionali, istituzioni locali e cittadini. L’eredità del festival non si traduce necessariamente nella permanenza fisica e feticistica di opere d’arte sul territorio — dinamica che rischierebbe di saturarlo — bensì nella sedimentazione di infrastrutture relazionali e cognitive. Il progetto lascia un segno se riesce a modificare permanentemente l’immaginario del luogo, trasformando i nodi relazionali attivati durante la manifestazione in presidi di pensiero critico che continuano a operare anche a riflettori spenti, favorendo una transizione dal modello del “festival-evento” effimero a quello dell’ecosistema come processo duraturo.

Veduta esterna di Villa Giulia, Castagnole delle Lanze. Ph. Francesca Di Giorgio

Negli ultimi anni si è assistito a una crescente attenzione curatoriale verso le aree periferiche e rurali. Ritieni che questi contesti offrano oggi nuove possibilità di sperimentazione per l’arte contemporanea rispetto ai tradizionali centri urbani dell’arte? C’è il rischio che alcuni progetti diffusi sul territorio e relative opere finiscano per essere assorbiti dalla forza iconica del paesaggio, diventando quasi un elemento decorativo o esperienziale? Come hai lavorato, da curatrice, affinché gli interventi artistici mantenessero una propria autonomia critica?
La transizione della curatela d’arte verso le aree rurali offre indubbiamente una libertà d’azione preclusa dalle geometrie sature dei centri urbani. Tuttavia, il rischio che l’opera venga fagocitata dalla monumentalità estetica del paesaggio — riducendosi a puro sfondo esperienziale o a estensione decorativa del territorio — è concreto e richiede una postura curatoriale rigorosa.
Per evitare una tale deriva, la metodologia di lavoro di questa edizione ha perseguito la strategia dell’innesto concettuale senza cedere a facili proposte di contrasto e rottura. Anziché imporre opere monumentali che cercassero di competere con la sbalorditiva iconografia delle Langhe e del Monferrato, ho invitato gli artisti a lavorare sulla sottrazione, sull’ambiguità e sulla riscrittura funzionale di elementi già presenti sul territorio.

Opere di Angelo Bellobono, Villa Giulia, Castagnole delle Lanze. Ph. Francesca Di Giorgio

L’autonomia critica è stata preservata trasformando l’opera in uno strumento di decodifica: a un primo sguardo l’intervento può apparire integrato, quasi mimetico, ma a una lettura più approfondita rivela anomalie semantiche, concettuali o storiche che destabilizzano la percezione dello spettatore. Non abbiamo cercato il trauma visivo, ma il dubbio cognitivo. L’opera non si limita a decorare il paesaggio, ma ne adotta i codici visivi e i materiali per mapparne le stratificazioni storiche e svelarne le latenze interne. L’intervento agisce come un reagente che porta in superficie i punti di frizione del territorio: dal confine ambiguo tra natura e antropizzazione, fino ai segni invisibili lasciati dai flussi della modernità e dalle dinamiche culturali che nel tempo ne hanno ridisegnato i confini. In questo modo, l’azione artistica rifiuta di farsi assimilare o neutralizzare dal contesto. Ne trae invece un nutrimento conflittuale, costringendo lo spettatore a squarciare il velo della pura piacevolezza estetica. Chi guarda non può più fermarsi alla superficie della contemplazione, ma viene proiettato dentro un territorio di pensiero critico in cui l’opera si trasforma in uno spazio di dialogo aperto e inesauribile con la memoria del luogo.

Opere di Lori Larusso, Villa Giulia, Castagnole delle Lanze. Ph. Francesca Di Giorgio

LA COLLINA SALE SEMPRE
terza edizione
mostre, residenze e installazioni site-specific

Artist*: Beatriz Basso, Angelo Bellobono, Selene Bertagnini, Māris Čačka, Carolina Cairo, Lorenzo Capolupi, Adriana Carambia, Gisella Chaudry, Luigi Coppola, Brenda Frank, Lucia Harari, Lori Larusso, Rita Miranda, Yara Piras, Ale Recosta e Nicola Rotiroti.

La collina sale sempre è parte della rete “Orma. Tracce d’artista in Langhe Monferrato Roero”, progetto dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero che promuove la valorizzazione del territorio attraverso la cultura contemporanea. Il festival è inoltre inserito nella sezione “Capitali Sorelle” per “Alba Capitale dell’Arte Contemporanea 2027”, contribuendo all’ampia offerta artistica delle aree coinvolte.
La collina sale sempre è patrocinato dai Comuni di Castiglione Tinella, Mango, Neive, Santo Stefano Bello, Barbaresco e Castagnole delle Lanze.

20 giugno – 5 luglio 2026

Castiglione Tinella, Mango, Neive, Barbaresco, Santo Stefano Belbo, Castagnole delle Lanze (Piemonte)

Info: Artefora – Centro Per l’Arte Contemporanea
+ 39 393 3918764
info@artefora.com
www.artefora.com 

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