C'è oggi una fiaba, installation view, Castello di Miradolo. Courtesy Archivio Fondazione Cosso. Ph Paolo Mantovan

C’era una volta un castello… e una mostra da favola

SAN SECONDO DI PINEROLO (TO) | CASTELLO DI MIRADOLO | FINO AL 21 GIUGNO 2026

di LIVIA SAVORELLI

In un luogo da sogno come il Castello di Miradolo, un suggestivo esempio di architettura di gusto neogotico che sorge nella Val Chisone, a circa 40 km da Torino, circondato da un parco all’inglese di oltre sei ettari e gestito dalla Fondazione Cosso (che dopo un imponente restauro ha permesso, dal 2008, la riapertura al pubblico del luogo, proponendo un’offerta culturale ampia e di elevata qualità, su diversi ambiti quali arte, musica, natura, didattica e sociale, riportando il luogo alla sua antica vocazione di “polo culturale e laboratorio di idee”), si sviluppa fino al 21 giugno una mostra – C’è oggi una fiaba. Castelli, fate, boschi e oggetti magici. Da Emilio Isgrò a Pinot Gallizio, da Kiki Smith a Lucio Fontana – che attraversa, con uno sguardo intelligente e stratificato, il mondo delle fiabe, con l’invito a partecipare al “quotidiano esercizio di stupore” che la Fondazione continua a provare abitando quotidianamente il castello.

Veduta esterna del Castello di Miradolo.

Prima di addentrarci nelle stanze in cui si sviluppa la mostra, merita dedicare un piccolo momento alla storia del Castello, fortemente caratterizzata dalla presenza femminile che ne determina il suo successivo sviluppo (da Maria Elisabetta Ferrero della Marmora, detta “Babet”, che trasforma il giardino all’italiana in un parco paesaggistico di oltre 6 ettari, alla nipote Teresa Massel, fino alla figlia di quest’ultima Sofia Cacherano di Bricherasio, pittrice allieva del noto paesaggista Lorenzo Delleani, tra le prime donne a partecipare alla Biennale di Venezia e proprietaria del castello fino alla sua morte nel 1950). In mostra troviamo un omaggio alle ultime due donne, un loro immaginario ritorno nel luogo tanto amato, con l’esposizione di un’opera di Sofia, Paesaggio con castello del 1908, che dialoga con una breve fiaba, scritta da lei bambina, alla mamma Teresa nel 1874. Ci piace pensarlo come un riguardevole indizio di quello che è lo sviluppo dell’apparato espositivo, in un felice dialogo tra l’arte contemporanea (“per restituire la fiaba non solo come genere letterario o illustrativo ma come struttura del pensiero visivo”) e le fiabe della tradizione europea, narrate in edizioni antiche, rare, tra le quali spiccano anche i primi esemplari di quei libri carosello che, ai nostri giorni, chiamiamo pop-up… Non dimenticando inoltre che il termine fiaba – declinato al femminile – è intimamente legato alla donna sia nella sua dimensione orale quanto in quella scritta (ricordiamo che le prime fiabe europee sono scritte proprio da donne).

Sofia Cacherano di Bricherasio, Paesaggio con castello, 1908, olio su tavola, 24,5×34 cm, Collezione privata

La mostra C’è oggi una fiaba rappresenta, come sottolinea il curatore Roberto Galimberti, una possibile variazione sul tema della fiaba, un viaggio non esaustivo ma aperto a mille possibilità, come lui stesso dichiara nel testo introduttivo presente sul catalogo dedicato:

Le opere d’arte dialogano con una ricca selezione di libri (da Straparola a Basile, dai fratelli Grimm a Madame d’Aulnoy, da Collodi ad Andersen, tra gli altri), in una ricerca, instancabile e curiosa, del rapporto che intercorre, nella fiaba “classica”, tra immagine e immaginario. In alcuni casi le corrispondenze con i tòpoi fiabeschi appariranno puntuali, in altri sembrerà, apparentemente, di incontrare uno spaesamento o una dissonanza: entrambe le prospettive (vicinanza o lontananza, affinità o contrasto) sono il frutto di una ricerca delle possibilità di riflessione o di discussione sugli elementi costitutivi e sulle origini di un genere; sono domande o luoghi aperti sulle sue prospettive, per il presente e per il futuro.

C’è oggi una fiaba, installation view, Castello di Miradolo. Courtesy Archivio Fondazione Cosso. Ph Paolo Mantovan

E, a propositivo di “variazioni”, questa volontà si rinnova nell’importante apparato sonoro che accompagna il pubblico nella scoperta del castello e della mostra, un ulteriore tassello che amplifica l’esperienzialità che C’è oggi una fiaba vuol far vivere attraverso l’installazione sonora inedita, a cura del progetto Avant-dernière pensée, che si ispira a Ma mère l’oye (Mamma oca), una suite di Maurice Ravel, originalmente composta per pianoforte a quattro mani nel 1910, sviluppata in cinque brani ispirati ai racconti di Charles Perrault, Madame d’Aulnoy e Madame Leprince de Beaumont, libri di fiabe per l’infanzia.

C’è oggi una fiaba, installation view, Castello di Miradolo. Courtesy Archivio Fondazione Cosso. Ph Paolo Mantovan

Il visitatore entra così nel castello e riflettendosi nello specchio diventa esso stesso personaggio, attraversando stanze come capitoli, incontrando antagonisti, posando lo sguardo su oggetti rappresentanti indizi (scarpette, mele, tappeti, rose – nella sezione L’oggetto magico), interfacciandosi con edizioni straordinarie e confrontandosi con opere d’arte come soglie. Nel momento in cui si inizia il percorso, il castello e il bosco divengono “paesaggi interiori e luoghi di attraversamento”, perché la fiaba è di fatto uno “spazio di immaginazione e trasformazione”, un paesaggio da attraversare.

Francesco Garnier Valletti, Modello pomologico mela Tower of Glammis, 1859-1889, Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti, Torino

L’allestimento si compone di più stanze-sezioni (L’inizio della storia, Il bosco e il castello, Il teatro del racconto, La protagonista e il protagonista, L’antagonista e il conflitto, L’oggetto magico, La trasformazione, L’aiutante e Il lieto fine) in cui le opere d’arte dialogano con edizioni straordinarie (come il libro carosello di Mario Zampini, Cenerentola, del 1949 oppure le tre versioni – indiana, araba e giapponese – di Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll) che anticipano personaggi divenuti iconici nei tempi moderni (un autore come Giovanni Francesco Straparola ad esempio, nelle sue Piacevoli notti del 1550, fa comparire a Venezia, nella fiaba Costantino Fortunato, un antenato del Gatto con gli stivali).

Mario Zampini, Cenerentola, s.d., Libro carosello, Milano, Hoepli Editore, Associazione Culturale Collezione Piero Marengo con Libreria Antiquaria Freddi

In L’inizio della storia si pongono le basi di tutto l’apparato narrativo a partire dall’origine della fiaba e dalla tradizione orale che ha permesso il tramandarsi di generazione in generazione (“un dono di qualcun altro e da altrove“). All’interno della sezione, due bei lavori degli anni Settanta di Emilio Isgrò dedicati al mondo della fiaba: La bella addormentata nel bosco e Il soldatino di stagno.
I luoghi delle fiabe sono spesso boschi e castelli, in cui il rapporto luce/oscurità, determina il ritmo della storia. Nella stanza Il bosco e il castello, emerge la distanza narrativa tra il dentro e il fuori quasi un campo di polarità opposte che la favola porta con sé. All’interno della sezione, tra le altre opere il dipinto di Sofia Cacherano di Bricherasio, citato e pubblicato precedentemente, e l’installazione Regina dei Neri, installazione Falchi e colombe di Pietro Gilardi.

Emilio Isgrò, La bella addormentata nel bosco, 1970, China su libro tipografico in box di legno e plexiglass, 50x70x6,5 cm, Collezione dell’Artista.

Proseguendo nella visita del castello ci avventuriamo in altre tre stanze Il teatro del racconto, La protagonista e il protagonista, L’antagonista e il conflitto: dalle formule di apertura, come il tanto amato C’era una volta, alla dimensione teatrale sottesa all’impianto narrativo della fiaba, dalle memorie visive comuni (tipo le principesse sono tutte belle, i cattivi sempre brutti) all’assenza totale del soggetto, rappresentato da un simbolo, fino al rapporto con l’oscurità, magari insita in ognuno di noi, e l’altro da sé che genera paura e conflitto.

C’è oggi una fiaba, installation view, Castello di Miradolo. Courtesy Archivio Fondazione Cosso. Ph Paolo Mantovan

Con La trasformazione, comprendiamo il portato trasformativo della fiaba (“Le trasformazioni sono arcipelaghi di assenze e ritorni, isole che non esistono per chi non le cerca o non le vede, rifugi di fantasia dal reale, da raggiungere in volo, seguendo le stelle, o sott’acqua, per il tempo concesso dall’erosione del mare o fino allo scoccare della mezzanotte”), mentre con L’aiutante entriamo in contatto con figure tipiche dell’impianto compositivo, come le fate aiutanti o madrine, che aiutano in positivo lo svolgimento delle azioni narrate nella storia, in opposizione a personaggi antagonisti come ad esempio le streghe, fino all’atteso e immancabile lieto fine.

C’è oggi una fiaba, installation view, Castello di Miradolo. Courtesy Archivio Fondazione Cosso. Ph Paolo Mantovan

C’è oggi una fiaba
Castelli, fate, boschi e oggetti magici. Da Emilio Isgrò a Pinot Gallizio, da Kiki Smith a Lucio Fontana
a cura di Roberto Galimberti con il coordinamento generale di Paola Eynard e la consulenza iconografica di Enrica Melossi
organizzata da Fondazione Cosso

21 marzo – 21 giugno 2026

Castello di Miradolo
via Cardonata 2, San Secondo di Pinerolo (TO)

Info: www.fondazionecosso.com

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