Il Mantello della Regina delle Nevi di Sabrina Mezzaqui - Courtesy l’artista, Galleria Continua e LCA Studio Legale. Foto di Eleonora Pavesi

Sabrina Mezzaqui da LCA Studio Legale. In mostra il gelo del nostro tempo

MILANO | LCA Studio Legale | Fino al 19 febbraio 2026

di MARIKA MARCHESE 

Sabrina Mezzaqui, ospite presso LCA Studio Legale di via Moscova 18 a Milano, mostra la sua opera Il mantello della Regina delle Nevi, realizzata in collaborazione con Arte Generali, Art Floor e Galleria Continua. L’opera realizzata, nel 2013, in carta smette di essere un supporto burocratico per farsi carne dell’opera. In un’epoca dominata dalla olografia del digitale, Mezzaqui recupera l’ambivalenza di un materiale che maneggiamo con distrazione: scontrini, foglietti, frammenti di un quotidiano accelerato, per restituirgli una sacralità. Se la gelida ragione della contemporaneità trova se stessa nell’immutabilità del ghiaccio, l’artista sceglie la fragilità del foglio: un supporto precario che, proprio attraverso la manipolazione e la piega, rivela una forza e una flessibilità inaspettate. È la vittoria del palinsesto umano sul ghiaccio algoritmico.

Sabrina Mezzaqui, Il Mantello della Regina delle Nevi (dettaglio), Courtesy l’artista e Galleria Continua

L’Estetica della cura di Sabrina Mezzaqui

Come nasce l’opera di Mezzaqui? Prende spunto da La Regina della Neve, una creatura inquieta e pericolosa nata dalla creatività di Hans Christian Andersen, la ragione priva di sentimenti, l’ambizione senza capacità di ricordo. La fiaba è una delle sue più lunghe, complesse e stratificate, possiede sette capitoli. Segue il viaggio di Gerda per salvare l’amico Kay, rapito dalla Regina delle Nevi dopo che frammenti di uno specchio demoniaco per un sortilegio gli sono finiti nell’occhio e nel cuore.
L’artista, come riportato dal sito di Galleria Continua: “lavora in casa, a Marzabotto sulle colline bolognesi. Lavora seduta al tavolo, taglia, incide, piega fogli di carta, intreccia, infila, incolla frammenti, riempie lo spazio bianco tra le righe. Da molti anni con lei, un gruppo di lavoro, persone che l’aiutano nella realizzazione delle opere e con le quali condivide tempo e pensieri. La fase di progettazione è solitaria, quella di realizzazione è insieme agli altri, una possibilità di conoscenza. “Facendo materialmente delle cose insieme ci si conosce molto”, dichiara l’artista. Mentre la Regina di Andersen indossa un mantello di neve che isola e intorpidisce, quello di Sabrina Mezzaqui è un mantello di relazioni.

Il Mantello come corpo collettivo

In questo momento storico in cui viviamo l’inverno delle relazioni frammentate in tante piccole solitudini, Mezzaqui propone la “tessitura” come atto sociale. Ogni fiore di carta che compone il mantello, pur nella sua singolare fragilità, trova senso solo nella totalità, abbandonando la pretesa di una algida invulnerabilità.

Sabrina Mezzaqui, Il Mantello della Regina delle Nevi (dettaglio), Courtesy l’artista e Galleria Continua

L’inverno relazionale e la fiaba di Andersen

Il simbolismo che si ravvisa con l’opera di Sabrina Mezzaqui è l’inverno delle relazioni che stiamo vivendo, il ghiaccio che si forma attorno alla ragione allontanandola dalle emozioni di cui abbiamo continuamente bisogno. Nelle decisioni più difficili, la logica deve poter seguire il buon senso, che altro non è che cuore, quell’equilibrio che ci impedisce di applicare la logica fino all’assurdo, o come sosteneva Cartesio, con un tocco di ironia, aprendo il suo Discorso sul metodo, il buon senso è la cosa meglio distribuita al mondo, poiché nessuno pensa di averne bisogno più di quanto già ne possieda. Così da una parte viviamo l’iperindividualismo imperante come quella scheggia nell’occhio: incapaci di vedere bene, facendoci percepire la società solo come un insieme di ostacoli o strumenti per il nostro successo personale, le relazioni come opportunismo totalizzante, paura dei silenzi, frammentazione dell’Io. Allora ogni fiore realizzato con la carta, fragile ma affascinante insieme, potrebbe rappresentare la nostra solitudine che solo nella moltitudine manifesta la sua bellezza, quell’unicità che ci caratterizza e nella totalità e solo in essa bisogna tornare ad affacciarci. Una paziente riscrittura di un’umanità che, finalmente, accetta di tornare a sentire.

Il Mantello della Regina delle Nevi di Sabrina Mezzaqui – Courtesy l’artista, Galleria Continua e LCA Studio Legale. Foto di Eleonora Pavesi

Il riconoscimento avviene solo se un altro ci guarda, così nel lavoro, nell’amore, nelle amicizie. Questo abito in carta sul quale cadono e si avvolgono altri fiorellini, è vuoto, attende una donna e in qualche modo uno sforzo come simbolismo generale, quello che dobbiamo fare per entrare in relazione, vestire i panni usiamo dire nella nostra lingua italiana. Allora l’invito che vi faccio è di andare a visitare e lasciarsi trasportare dall’opera Il mantello della Regina delle Nevi di Sabrina Mezzaqui presso gli spazi eleganti di LCA Studio Legale, fino al 19 febbraio 2026, ingresso su prenotazione tramite email, all’indirizzo arte@lcalex.it 

 

Sabrina Mezzaqui. Il mantello della Regina delle Nevi
un progetto di LCA Studio Legale e Kellerhals Carrard in collaborazione con Galleria Continua, Arte Generali e Art Floor

13 – 19 febbraio 2026

LCA Building
Via Moscova 18, Milano

INGRESSO SU PRENOTAZIONE scrivendo ad arte@lcalex.it

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