Veduta della mostra, Alberto Garutti. INCIPIT, C+N Gallery CANEPANERI, Milano, ph. Mattia Mognetti

Abitare l’incipit. I molti “inizi” di Alberto Garutti

OMILANO | C+N Gallery CANEPANERI | Fino al 15 febbraio 2026

di FRANCESCA DI GIORGIO

Partiamo dall’inizio. L’incipit, in Alberto Garutti (1948 – 2023) più che un punto zero, è in una condizione: un passaggio tra dentro e fuori, tra presenza e assenza, tra l’opera e chi la attiva. La mostra in corso da C+N Gallery CANEPANERI a Milano, dal titolo INCIPIT, realizzata con la collaborazione dello Studio Alberto Garutti e a cura di Giacinto Di Pietrantonio – amico e compagno di strada di Garutti da fine Anni ’80 – si organizza, appunto, attorno ad una logica di soglie, rendendo evidente come la “stanza” — fisica, mentale, simbolica — sia il vero dispositivo generativo della sua poetica.
La stanza non è mai mero contenitore, ma luogo del pensiero, spazio abitato poeticamente. Dalla domesticità delle opere giovanili fino alle grandi committenze pubbliche, Garutti costruisce situazioni in cui l’opera non si compie senza un gesto dello spettatore: spegnere una luce, sedersi, dormire, alzare lo sguardo, attività dichiarate già nei titoli di opere come Opera per camera da letto: dedicato a chi dorme (1995), Che cosa succede nelle stanze quando le persone se ne vanno? (2001-2023), Opera dedicata a chi ora alza gli occhi e guarda (2015-2016).

Veduta della mostra, Alberto Garutti. INCIPIT, C+N Gallery CANEPANERI, Milano, ph. Mattia Mognetti

In questo senso, l’arte non si offre come rappresentazione ma come evento potenziale, che accade spesso quando non siamo presenti o quando smettiamo di guardare “come spettatori”.
L’uso della luce – fosforescente, intermittente, remota – non ha nulla di spettacolare: è una luce residuale, notturna, che si manifesta nel tempo dell’assenza. È qui che Garutti sovverte l’idea moderna di fruizione: l’opera non chiede attenzione continua, ma fiducia. Esiste anche senza di noi, e proprio per questo ci chiama in causa. La responsabilità dello sguardo non è esercitata nel momento della visione, ma nella consapevolezza che qualcosa sta accadendo altrove, o quando non ci siamo.

Veduta della mostra, Alberto Garutti. INCIPIT, C+N Gallery CANEPANERI, Milano, ph. Mattia Mognetti

Specchi forati, sedie, tavoli, didascalie senza immagine: l’opera prende forma per sottrazione. Il vuoto non è negazione ma condizione attiva, spazio di possibilità. Lo specchio, privato della sua funzione iconica, diventa un oggetto filosofico: non restituisce il mondo, ma lo interroga (in mostra due Specchi forati dei primi Anni ’90). I fori, le assenze, interrompono la continuità del visibile e trasformano l’oggetto in domanda.
In Garutti non c’è mai monumentalità, ma una costante messa in crisi dell’aura. L’opera si mimetizza nella vita quotidiana, rifiuta il piedistallo, chiede di essere attraversata piuttosto che contemplata. È un’arte che lavora politicamente senza dichiararsi tale, perché interviene sulle condizioni dell’esperienza e sulle forme della relazione.

Veduta della mostra, Alberto Garutti. INCIPIT, C+N Gallery CANEPANERI, Milano, ph. Mattia Mognetti

Questa mostra rende evidente come l’opera di Garutti non si chiuda mai in una forma definitiva: ogni lavoro è un incipit rinnovato. Un’arte che non dice cosa vedere, ma ci allena a riconoscere che il vedere — come l’abitare — è sempre una responsabilità condivisa.

Veduta della mostra, Alberto Garutti. INCIPIT, C+N Gallery CANEPANERI, Milano, ph. Mattia Mognetti

Alberto Garutti. INCIPIT
a cura di Giacinto Di Pietrantonio

Fino al 15 febbraio 2026

C+N Gallery CANEPANERI
Foro Buonaparte 48, Milano 

Info: www.canepaneri.com

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