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PALERMO | Piazza Magione | Fino al 4 novembre 2018
PALERMO | Luoghi vari | Fino al 4 novembre 2018

Intervista a OTTONELLA MOCELLIN E NICOLA PELLEGRINI di Matteo Galbiati

Il report su Manifesta 12 si chiude con le parole del duo Ottonella Mocellin & Nicola Pellegrini che, con La città negata (Blind Walk), propongono un intervento site-specific per Palermo consistente in una traccia sonora proposta come un’audio guida, scaricabile su smartphone, da ascoltare percorrendo l’area descritta, un mezzo per vivere il capoluogo siciliano in modo non convenzionale. Palermo, grazie alla collaborazione di due amici siciliani ciechi dalla nascita, si offre in una nuova percezione attraverso un insieme di segni coi quali si può vivere e “vedere” comunque, la città e, per esteso, il nostro mondo.
Stimolati dal valore di questo progetto di forte valore etico e sociale, abbiamo intervistato (qui le altre interviste #1, #2, #3 e #4) gli artisti in merito alla dodicesima Biennale europea e al loro intervento:

Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini Photo Alberto Caffarelli (Alterazioni Video)

Cos’ha di speciale Manifesta 12 dal vostro punto di vista?
Pensiamo che la cosa davvero speciale di Manifesta 12 sia stato il tentativo di fare dialogare il mondo dell’arte contemporanea con la città di Palermo.
L’idea di dislocare i progetti in varie sedi ha portato il pubblico a scoprire luoghi inaspettati e a entrare in contatto con il tessuto cittadino della città, che è uno dei più multiculturali d’Europa. Il centro storico di Palermo, uno dei più grandi d’Europa, è un luogo ricco di luoghi meravigliosi che coesistono con una condizione di degrado cittadino e sociale. Questa dicotomia, specchio dei problemi del nostro tempo, dalla questione delle migrazioni a quella della cattiva amministrazione politica e della corruzione, rende Palermo un terreno fertile per le riflessioni attorno cui si snoda il pensiero artistico contemporaneo. In altre parole, la complessità della città, luogo in cui convivono tantissime culture, influenze storiche e realtà sociali, ha portato il pubblico di Manifesta a leggere con altri occhi i lavori in mostra. Pensiamo quindi che la forza della mostra sia stata proprio quella di uscire dal contesto canonico dell’arte contemporanea, come musei e gallerie, per mettere le opere in dialogo con luoghi altamente connotati.

Ottonella Mocellin – Nicola Pellegrini, Blind Walk, 2018, audio walk (registrazione), Manifesta 12, Palermo Courtesy Ottonella Mocellin – Nicola Pellegrini

In questo senso come avete lavorato all’evento collaterale che vi vede protagonisti? Cosa avete scelto di offrire al pubblico?
Il nostro progetto consiste in un audio walk. Un racconto sonoro da ascoltare in cuffia con il proprio smartphone dopo aver scaricato un file, camminando lungo un percorso stabilito tra le strade della Kalsa e di Ballarò.
La partecipazione al progetto segue quindi le linee guida della mostra, spingendo il pubblico ad addentrarsi nella città, facendo un’esperienza al contempo solitaria ed interattiva che porta le persone a conoscere una parte di Palermo secondo un altro punto di vista.
Blind Walk affronta il tema della cecità in relazione alla percezione del mondo, sia essa legata all’esperienza del quotidiano, che a quella dell’arte della memoria e del sogno.
Il progetto nasce da una collaborazione iniziata 12 anni fa con Santo Graziano e Peppino Re, due amici ciechi dalla nascita e perciò privi oltre che della vista di una memoria visiva del mondo.

Ottonella Mocellin – Nicola Pellegrini, Blind Walk, 2018, audio walk (mappa), Manifesta 12, Palermo Courtesy Ottonella Mocellin – Nicola Pellegrini

Accompagnandoci per mano in un viaggio attraverso l’oscurità, le due voci narranti propongono due punti di vista speciali con l’auspicio di aiutarci a riflettere sulla conoscenza del mondo e la consapevolezza di noi stessi.
Santo e Peppino ci svelano una Palermo personale e fuori dagli schemi, dove i ricordi della vita universitaria e della lotta politica si sovrappongono all’esperienza del quotidiano; dove la percezione dell’arte si mescola a quella della notte; dove la lettura dell’umore altrui avviene attraverso il rumore dei passi o il tono della voce e dove, soprattutto, il problema dell’assenza della vista si risolve nella presenza di una ricchezza di stimoli e codici attraverso i quali è possibile comprendere il mondo che ci circonda.
L’obbiettivo è dunque quello di favorire un momento di confronto tra il mondo dei non vedenti e quello delle arti visive, offrendo al pubblico un’esperienza della città poetica e ricca di significati, oltre che complessa e fuori dagli schemi.
L’ascolto solitario delle voci narranti conferisce una dimensione intima ad un’azione in movimento nello spazio pubblico. Il visitatore diventa così attore, quasi invisibile, di una performance.

Come si legano i temi, sociali e globali, della coesistenza, dell’intreccio di culture, dei cambiamenti climatici, alla vostra ricerca?
La nostra ricerca è incentrata sul tema dell’identità e sul lato emotivo e conflittuale delle relazioni umane. Il nostro lavoro, che ha un forte carattere narrativo, si ispira tra le altre cose al libro di Adriana Cavarero Tu che mi guardi tu che mi racconti, filosofia della narrazione, lettura che ci ha portato ad interessarci in modo particolare ad esplorare quella zona di confine che esiste tra biografia e autobiografia. Contrapponendo l’ossessione della Filosofia con il definire cosa è l’Uomo, all’abilità della narrazione nel rivelare chi è qualcuno, Cavarero introduce il concetto del “sé narrabile con una storia unica”. Se la storia di ognuno è unica e irripetibile, questa storia è al contempo invisibile a chi la sta vivendo, poiché troppo coinvolta/o negli eventi che la determinano. Ognuno di noi, sapendo che la nostra vita lascerà una traccia, sente un forte desiderio conoscere il racconto di sé che gli altri le/gli fanno, dando così un senso ed un significato alla propria identità. Attraverso la restituzione di questi racconti di vita, l’altro diventa quindi “l’altro necessario”.
Partendo da questo presupposto, così come da un desiderio di celebrare ed indagare il tema della differenza, non solo sessuale, ma anche etnica, di appartenenza sociale , di ruolo all’interno della famiglia, ecc…, molti dei nostri lavori nascono da un processo di rispecchiamento con l’altro.

Ottonella Mocellin – Nicola Pellegrini, Blind Walk, 2018, audio walk (ascolto), Manifesta 12, Palermo Courtesy Ottonella Mocellin – Nicola Pellegrini

Questo rispecchiamento è la base della coesistenza tra donne e uomini dell’intreccio culture.
Altro tema importante per il nostro processo artistico è quello di indagare e celebrare la memoria come strumento indispensabile alla comprensione del presente. Siamo molto interessati alla memoria dei luoghi, così come alla memoria collettiva o a come questa si interseca con quella personale.
Le storie personali ci forniscono quindi una lente attraverso cui osservare il passato del nostro paese – le questioni sociali, politiche, ma anche quelle più intime, legate alla sfera dell’emotività – e di conseguenza leggere ed interpretare il presente. La comprensione del passato ha sempre una funzione anche terapeutica, quindi certamente esternare storie personali ha quella funzione, ma altrettanto quanto ascoltare le storie degli altri.
Diciamo che secondo noi la pratica artistica in generale ha una funzione, non solo, ma anche, terapeutica. Infatti tocchiamo spesso tematiche scomode, come la conflittualità, la difficoltà di comunicazione, il non detto, la disabilità, la malattia e la morte. Dal confronto del nostro vissuto con quelli di altri, nascono queste narrazioni ibride, che stanno sul margine tra personale e collettivo, tra biografia e autobiografia, tra pubblico e privato, ecc… e che sono diventate il nostro linguaggio.

Ottonella Mocellin – Nicola Pellegrini. La città negata (Blind Walk)
in collaborazione con Santo Graziano e Peppino Re
thanks to Galleria Lia Rumma, Milano-Napoli
evento collaterale Manifesta 12

14 giugno – 4 novembre 2018

Headphone stand, Piazza Magione
Piazza Magione, Palermo

+ Google Maps

Info: www.blindwalk.net
www.mocellinpellegrini.net

Manifesta 12. Il Giardino Planetario

16 giugno – 4 novembre 2018

Luoghi vari
Palermo

Info: www.m12.manifesta.org

OTTONELLA MOCELLIN e NICOLA PELLEGRINI sono nati a Milano rispettivamente nel 1966 e 1962. Tra il1984 e il 1993 hanno vissuto a Londra, dove hanno studiato Arte Pubblica e Architettura. Tra il 2001e il 2002 hanno soggiornato a New York rappresentando l’Italia per il PS1 International Studio Program. Dal 2009 insegnano Tecniche Performative all’ Accademia Carrara di Bergamo. Sono rappresentati dalla Lia Rumma di Milano e Napoli. Vivono e Lavorano a Berlino
Il loro lavoro, che include installazioni, fotografie, video e performances, è stato esposto in gallerie e musei in Italia e all’estero, tra cui Manifesta 12, Palermo, le Biennali di Torino, Brescia, Valencia, Tel Aviv eTirana; National Slovak Gallery, Bratislava; MUAR, Moscow; PS1, New York; Atelier D’Artistes, Marseille; SMART, Amsterdam; Kunst Haus, Dresden; Ambasciata d’Italia Berlin; La Marrana, Monte Marcello; GAM, Bologna; GAM, Torino; Palazzo delle Papesse, Siena; MART, Trento e Rovereto; PAC Milano; PAN Napoli; Galleria Civica Trento; MAMbo Bologna; Fondazione Merz, Torino; CCC Strozzina, Firenze; Galleria LFAC Torino, Galleria Lia Rumma Milano e Napoli.

Interviste precedenti:
Voci da “MANIFESTA 12” #1: i curatori
Voci da “MANIFESTA 12” #2: gli artisti Marinella Senatore e Giorgio Vasta
Voci da “MANIFESTA 12” #3: Laura Barreca, Antonio Presti e Giovanni Rizzuto
Voci da “MANIFESTA 12” #4: Gabriella Ciancimino

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