Ti sarà inviata una password per E-mail
VENEZIA | Palazzo Widmann | 1 giugno – 29 settembre 2013

Intervista ad ANTONIO NARDONE di Francesca Caputo

Nell’Europa del ‘500 e ‘700, principi, intellettuali e uomini di scienza, diedero vita ad un fenomeno collezionistico eclettico, in equilibrio tra arte e scienza. Con un straordinario approccio – che molto doveva, alla fantasia, alla curiosità, alla sorpresa – associavano gusto della rarità, apprezzamento estetico, originalità, al bisogno di conoscere il mondo.
Tutte le sue forme, incluse le varianti più insolite e bizzarre erano raccolte nella Wunderkammer, camera delle meraviglie: opere d’arte, d’antiquariato, gioielli preziosi, oggetti di storia naturale, fino alle tracce di animali mitici, oggetti magici, apotropaici, simbolici di leggende e credenze popolari.
Un’attuale lettura del tema, nelle diverse interpretazioni del fantastico e del meraviglioso, è offerta dalla mostra Wunderkammer. Camera delle meraviglie contemporanea, allestita nell’affascinante scenografia seicentesca di Palazzo Widmann, come evento parallelo alla 55. Biennale di Venezia.
Tra creatività ed evidenza scientifica, le opere di più di venti artisti – come Jan Fabre, Roberto Kusterle, Wim Delvoye, Pascal Bernier, Laurence Dervaux, Ivan Piano – creano un’odierna collezione di mondi immaginari. Ne abbiamo parlato con il curatore, Antonio Nardone.

Quali connessioni – tematiche e di riflessione artistica – si possono rintracciare tra il concept del progetto generale di Massimiliano Gioni e la mostra Wunderkammer?
Il punto comune è sicuramente “la ricerca utopica del uomo”. Tuttavia, se il programma enciclopedico, iniziato sistematicamente nel secolo dell’Illuminismo, emerge come un progetto utopico irraggiungibile, la questione della Wunderkammer non richiede alcuna risposta, poiché l’uomo assembla, nel suo universo, le meraviglie del mondo e quel che sogna diventerà suo. Se l’enciclopedia si immerge nell’abisso, scava nelle profondità, Wunderkammer attiva sogno e narrazione, che sono infiniti.

Come si caratterizzano nella suggestiva cornice di Palazzo Widmann gli allestimenti? E quali le novità rispetto alla precedente esposizione?
Al Museo di Botanica di Bruxelles, abbiamo costruito un universo come quello che si poteva scoprire nelle “camere delle meraviglie”. Palazzo Widmann, nel cuore della Serenissima, offre l’ambiente ideale. Non troppo esuberante o troppo carico di storia artistica, ci consente di proiettare l’atmosfera giusta per la Wunderkammer. L’arrivo a Venezia, il labirinto di strade e ponti, rendono il percorso magico, come una sorta di introduzione ideale che permette al visitatore di correlarsi con la mostra.
La scenografia rispetta l’atmosfera del Palazzo. Abbiamo scelto di mantenere molto dell’arredamento originale, così da offrire al visitatore una lettura intima dell’”universo Wunderkammer”.

Quali scelte critico-curatoriali ha attuato e quale chiave di lettura offre la mostra?
La mostra attuale dovrebbe leggersi come una continuazione del XVI e XVII secolo, o meglio, come una sua rilettura. L’uomo di oggi, e più ancora l’artista contemporaneo, deve sentire il mondo pulsante. La mia reinterpretazione è stata quella di raccogliere opere ad alta carica emotiva. Siamo abituati a vedere le opere contemporanee da sole, sulle pareti bianche dei musei e delle gallerie. Qui, le presento riunite in maniera variegata e, soprattutto, accompagnate da testi completamente immaginari, come Il corno di Unicorno o Il sangue di drago, che si trovavano nelle camere delle meraviglie. Il visitatore, al di là della lettura proposta, diventa “protagonista” sviluppando la propria interpretazione dell’opera.

La selezione delle opere è intrisa di una vita fantastica della natura, che unisce il tema della morte, della mutazione, dell’androginia. Seguendo quali criteri ha scelto gli artisti coinvolti?
La selezione è iniziata in Belgio, che fu la culla di grandi maestri come Brueghel, Bosch, Ensor o Magritte. C’è qualcosa di unico in questo Paese, in cui l’artista vede, propone e mantiene uno strano rapporto con le persone, gli animali e gli oggetti che lo circondano.
Venendo regolarmente in Italia, sono stato sorpreso di scoprire anche qui, artisti che sviluppano il sogno e volgono lo sguardo verso l’ignoto, come Roberto Kusterle, che viene volentieri qualificato in Italia, come un fotografo del “Nord”’. Questa regione ipotetica dove l’altro è diverso, dove il cielo non è più blu e gli animali non sono più delle bestie.

L’apertura dell’arte contemporanea all’idea stessa di Wunderkammer schiude un campo infinito di possibilità…
Il sogno non ha limiti e per fortuna neanche le storie. A differenza del progetto della Biennale, gli artisti della Wunderkammer non hanno creato nuove opere per la mostra.
Mi sono messo alla ricerca negli studi di artisti, curiosandovi con lo stesso spirito con il cui il farmacista Ferrante Imperato costruì a Napoli, la sua camera delle meraviglie, rinomata in tutt’Europa, la cui immagine fu pubblicata nel 1955.
Nella mostra veneziana, ho approfittato del genio creativo degli artisti per assemblare questa Wunderkammer, il cui obiettivo è di sognare il mondo e invitare ognuno a creare il proprio.

Naturalia e Artificialia furono concepiti nella loro epoca come un alimento per intelletto e fantasia, quale significato assumono oggi, in un’epoca in cui costituiscono un enigma risolvibile?
Nel descrivere e psicanalizzare le opere contemporanee, intellettuali e critici d’arte, hanno un po’ demistificato il sogno, privandolo del suo mistero. Spesso i musei, freddi e anonimi, hanno mantenuto questo sentimento nel visitatore che, senza una preventiva conoscenza, non riusciva a entrare nell’opera. Troppo spesso, meno le opere sono presenti, e più il testo prende importanza! Wunderkammer chiama in causa l’intelligenza e la fantasia del visitatore. All’epoca dell’apertura della mostra a Bruxelles, anche gli artisti hanno cominciato a reimmaginare le loro opere con la lettura dei testi immaginari proposti.

Ritiene che il fantastico, il visionario, sia un linguaggio espressivo permanente e universale oppure ha degli statuti suoi propri che si differenziano dal passato pur citando forme antiche?
La ricerca e il sogno sono universali nell’essere umano, che non finisce mai di scoprire il mondo, lo spazio e l’universo. Dal DNA alla nano-tecnologia, dalla fissione alla fusione dell’atomo… oggi si scopre l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo.
Dal Kouros greco, che si stacca dalla parete e diventa movimento, dal mosaico d’oro tremante alla luce delle candele, dal sorriso capriccioso delle madonne del Cinquecento, o ancora dalla ricostituzione del paesaggio interiore di Kandinsky, la storia dell’arte ha dimostrato che se gli artisti sono dei grandi sognatori, allora collezionisti, critici e enciclopedisti sono pazzi a pensare che si può classificare o spiegare tutto. L’immaginazione, la creatività e i sogni sono parte di tutta la storia dell’arte alla quale danno un senso.

WUNDERKAMMER. Camera delle meraviglie contemporanea
a cura di Antonio Nardone

Artisti: Pascal Bernier, Isobel Blank, Stefano Bombardieri, Ulrike Bolenz, Charley Case, Marcello Carrà, Eric Croes, Dany Danino, Wim Delvoye, Laurence Dervaux, Yves Dethier & Olivia Droeshaut, Jacques Dujardin, Jan Fabre, Alessandro Filippini, Manuel Geerinck, Roberto Kusterle, Jean-Luc Moerman, Michel Mouffe, Ivan Piano, Vincent Solheid, Bénédicte van Caloen, Patrick van Roy, Sofi van Saltbommel.

1 giugno – 29 settembre 2013

Palazzo Widmann
Calle Larga Widmann (Rialto-Ospedale), Venezia

Orari: Tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00

Info: www.wunderkammerexpo.com

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se continui a navigare accetterai l'uso di tali cookies. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi