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PALERMO | Luoghi vari | Fino al 4 novembre 2018

Intervista a LAURA BARRECA, ANTONIO PRESTI E GIOVANNI RIZZUTO di Matteo Galbiati

Dopo Voci da “MANIFESTA 12”  #1 e #2, proseguono le nostre conversazioni sulla Biennale nomade europea che sta animando la città di Palermo e l’intera Sicilia: in questa occasione abbiamo interpellato, riscontrando la loro gradita disponibilità e partecipazione, personalità d’eccezione come Antonio Presti, Presidente della Fondazione Fiumara d’Arte (Messina) e membro del comitato d’onore di Manifesta 12; Laura Barreca, direttore del Museo Civico di Castelbuono, nell’omonima località in provincia di Palermo, e curatrice degli eventi collaterali Same same but different, Raymond Controfigura e Raymond (Au Service); Giovanni Rizzuto direttore della galleria d’arte contemporanea palermitana Rizzutogallery che, durante Manifesta 12, ospita le mostre Hale Tenger – Beirut e Francesco De Grandi – Come Creatura (evento collaterale ufficiale). Ecco le loro considerazioni:

Coloco & Gilles Clément, Becoming Garden, 2018, workshops, intervention in public space, installation, project “City on Stage”, Zen 2, Palermo Photo: Wolfgang Träger Photo Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

Parafrasando il tema di Manifesta 12, come si coltiva la coesistenza? Che ruolo deve avere l’arte nell’ambito sociale? È ancora motore di un possibile cambiamento?

Antonio Presti – C’è la necessita contemporanea di restituire bellezza. Contro i sistemi attuali, il consumismo, la disgregazione sociale, l’individualismo si deve riportare attenzione ai colori dell’animo, ci si deve riappropriare di una visone profonda e culturalmente consapevole. L’Arte deve caricarsi di un pensiero di bellezza: questo si deve cercare alla collettività. Bisogna restituire il valore di un’arte che nel sociale sappia manifestare la bellezza e la purezza della sua anima e della sua più alta spiritualità. Questo il compito forte, importante e prioritario di ogni missione artistica.

Laura Barreca – In un momento storico come quello che stiamo attualmente vivendo sentiamo la necessità di ripensare l’azione artistica come assunzione di responsabilità etica e civile, contro una progressiva forma di imbarbarimento politico e umano. Educare alla coesistenza è l’obiettivo di Manifesta 12, ma più semplicemente dovrebbe essere la radice trainante a cui ancorarci per opporci a questa ondata di nazionalismi e populismi che stanno devastando l’Europa e l’Italia.
Ciò vuol dire affidare non solo agli artisti, ma all’intero sistema di promozione culturale un ruolo educativo, creare uno strumento di resistenza morale. Manifesta 12, con il suo complesso e apprezzatissimo progetto curatoriale, ha intercettato le istanze che riguardano non solo le questioni identitarie e le trasformazioni geopolitiche, ma anche la più spinosa faccenda del controllo sociale e tecnologico, la gestione dei big data, un’immersione profonda per comprenderne le contorte e oscure dinamiche. Manifesta è anche una ricerca su largo spettro al cui centro c’è il Mediterraneo, i movimenti dei flussi migratori e la loro gestione. Manifesta in questi due anni di progettazione in loco si è legata alla progettazione di operazioni complesse realizzate su scala urbana, come il lavoro di Coloco e Gilles Clement Diventare Giardino, un orto nato allo ZEN di Palermo, o il progetto ambientale del duo francese Rotor a Pizzo Sella.

Rotor, Da quassù è tutta un’altra cosa, 2018, video, project “City on Stage”, Pizzo Sella Photo: Simone Sapienza Photo Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

Giovanni Rizzuto – Il tema di Manifesta 12 è molto attuale, direi appunto contemporaneo. Coesistere significa esistere insieme e coltivare la coesistenza significa fare in modo che esistere insieme dia frutti. Credo che l’unico modo per coltivare qualcosa che possa dare frutto sia lavorare con competenza e con una enorme quantità d’amore. Con l’amore cresce e da frutto ogni cosa.
L’arte ha sempre avuto un ruolo sociale e politico, oltre al ruolo di sensibilizzazione o di denuncia io credo addirittura che l’arte contemporanea possa dare elementi di soluzione di certi problemi. Il pensiero creativo potrebbe essere una risorsa anche per i politici.
Ciò detto sono sicuro che l’arte è, e mi auguro lo sarà sempre, un motore per il cambiamento, quando non sarà più in grado di generare cambiamenti non la chiameremo più arte.

Quale contributo ha dato a questa manifestazione? Quali “reazioni” riesce a determinare Manifesta 12?

Antonio Presti – Per Palermo certamente Manifesta 12 è una grande occasione per mostrarsi e risollevarsi come capitale di una cultura mediterranea ed europea. Con questa biennale si può dimostrare come l’arte riesca ad andare oltre la pittura e la scultura, dimostrando e generando una duttilità culturale ampia ed allargata, capace di coinvolgere la città in ogni suo ambito. È importante riuscire ad affermare un clima culturale in tutti i suoi variegati aspetti per ritrovarsi, attraverso l’arte, a condividere – provandola e  tentandola – un’inaspettata, quanto necessaria, coesione sociale. L’arte, e la cultura in generale, non devono essere solo sapere e conoscenza, ma motore di sviluppo di un’identità.

Hale Tenger, World Cracker, 1992, russian nutcracker, toy globe, 4x7x22 cm, Edition 4/5 Courtesy Rizzuto Gallery, Palermo

Laura Barreca – Con il Museo Civico di Castelbuono abbiamo lavorato a tre progetti che sono tre eventi collaterali di Manifesta12: la mostra collettiva Same same but different realizzata con il Kunstmeran Merano Arte con sei artisti siciliani e altoatesini a cui, insieme a Christiane Rekade, abbiamo chiesto di ragionare sul concetto di identità contrapposte, attraverso uno scambio reciproco nelle due realtà delle regioni di confine italiane per eccellenza: due varchi verso l’Europa continentale da un lato e l’Africa dall’altro.
Poi il progetto Raymond, curato da Luca Trevisani, con Olaf Nicolai che ha invaso tutto spazio del Grande Hotel et Des a Palermo e che il 29 luglio ha inaugurato il suo prolungamento al Museo Civico con la mostra Raymond Controfigura (sempre a cura di Luca Trevisani), e l’installazione site-specific di Olaf Nicolai Raymond (Au Service). La facciata del Castello dei Ventimiglia, sede del Museo, sarà poi animata dalle proiezioni video dell’artista tedesco durante le serate dei concerti dell’Ypsigrock Festival (10-12 agosto) anch’esso evento collaterale di Manifesta. La programmazione del Museo costruisce in questo modo una relazione territoriale con la città metropolitana di Palermo, portando il pubblico alla scoperta di luoghi straordinari anche fuori dal tessuto urbano, nel cuore del Parco Naturalistico delle Madonie, riconosciuto Geopark UNESCO dal 2016. Chi non conosce quest’area vorrà certamente ritornarci!

Giovanni Rizzuto – Non so se quello che sto facendo darà un contributo alla manifestazione, lo spero. Certamente quello che ho fatto è stato inserire nella programmazione per questi mesi caldi  due mostre in cui credo moltissimo: Beirut di Hale Tenger e Come Creatura di Francesco De Grandi.
Hale Tenger affronta il tema della fragilità dell’uomo assoggettato a destini politici non dipendenti dalla sua volontà, mentre Francesco De Grandi affronta un tema più antropologico, quale la presa di coscienza dell’uomo di essere creatura dipendente da un’entità superiore.
La città sta vivendo un clima nuovo e una positiva apertura internazionale, ed è da questo che secondo me si determineranno le reazioni più interessanti.

Same same but different, veduta della mostra, Museo Civico di Castelbuono, Castelbuono (PA) Photo Credits Valentina Minutella

Come vede Palermo prima e dopo Manifesta 12? Quali eredità può lasciare alla città e non solo?

Antonio Presti – Non ci dovrebbe essere né un prima, né un dopo, ma la necessita di un’azione effettiva che deve sempre legarsi alla parola futuro.

Laura Barreca – Le questioni che oggi l’Europa si trova ad affrontare con l’emergenza nota a tutti, si sono già presentate da più di un decennio a Palermo. In questo senso la città è stata un incubatore sulle questioni mediterranee, ed è oggi un laboratorio di sperimentazione sociale unico in Europa, a cui guardare per ridefinire le strategie anche europee.
Palermo, città simbolo secolare di sincretismo culturale e religioso, di convivenza e di accoglienza, credo sia il palcoscenico ideale perché queste riflessioni abbiano una coerente collocazione geografica, diventando essa stessa parte del dispositivo della Biennale proprio per la sua conformazione storica, architettonica, antropologica, sociale. Alcune di esse acquistano un valore epico proprio perché generate sinergicamente con gli spazi espositivi. Non luoghi deputati all’arte, ma archivi, vecchi palazzi, cortili, orti botanici e nuovi orti nati come forma di rigenerazione delle periferie, e poi ancora residenze nobiliari, balconi, pezzi di costa e pezzi di colline mortificati dall’abusivismo. Chi è venuto a Palermo per la prima volta è rimasto ammaliato e stupito da tanta bellezza accompagnata spesso dai segni dell’oblio e della trascuratezza. Il divario tra il “bellissimo” e il “bruttissimo” è così stridente da far pensare ad una scelta quasi pretestuosa. E invece Palermo ha sorpreso anche se stessa, oltre le aspettative, lasciando a bocca aperta prima di tutti gli stessi palermitani. La scala di questa gigantesca operazione non si comprende però pienamente senza passeggiare per le strade del centro storico, scoprendone tutta la forza delle sue stratificazioni, l’incommensurabile bellezza dei luoghi nascosti che grazie al “dispositivo” di buone pratiche applicato da Manifesta si sono offerti alle migliaia di persone arrivate per l’inaugurazione e a coloro che arriveranno nei mesi, e credo negli anni a venire, anche dopo Manifesta12.

Giovanni Rizzuto – Palermo già da qualche anno è dentro un percorso di cambiamento, sicuramente Manifesta lascerà un importante contributo. In città sono arrivate migliaia di persone da tutto il mondo, e la prima eredità che lascia è la visione che hanno avuto sulla città, non più vista attraverso preconcetti e stereotipi, ma nella sua più recondita bellezza, e nella sua capacità di accogliere, di accettare le diversità, di mettere in atto la coesistenza appunto.

Manifesta 12. Il Giardino Planetario

16 giugno – 4 novembre 2018

Luoghi vari
Palermo

Info: www.m12.manifesta.org
www.ateliersulmare.com
www.museocivico.eu
www.kunstmeranoarte.org
www.rizzutogallery.com

Interviste precedenti:
Voci da “MANIFESTA 12” #1: i curatori
Voci da “MANIFESTA 12” #2: gli artisti Marinella Senatore e Giorgio Vasta

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