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Ho trovato una nave che salpava
ed ho chiesto dove andava.
Nel porto delle illusioni,
mi disse quel capitano.

(Piero Ciampi, Livorno, 1971)

di ROBERTO RECALCATI

È un onore per me scrivere queste poche parole per Lindsay Kemp anche se, quando mi è stato proposto, ho sentito forte il peso di un ruolo di cui non credo di avere pieno titolo. Ho riflettuto e ne ho parlato con Daniela Maccari, la ballerina-musa che per anni ha affiancato il maestro nel suo lavoro artistico e didattico. Lei mi ha incoraggiato invitandomi a non sentirmi inadeguato, che dopotutto s’era creata una sintonia tra lui e me nel corso degli anni e che quindi era giusto che scrivessi qualcosa, qualora me la sentissi.
Dunque eccomi qui a condividere, e in qualche modo a ricostruire, i momenti che abbiamo passato insieme a partire dall’esperienza indimenticabile del masterclass di teatro-danza da cui è nata la nostra amicizia.

Lidsay Kemp, 2015, Courtesy: D’Angel Associazione Culturale Gli Angeli della Danza e dello Spettacolo

Quando nell’autunno del 2015 ho saputo che Lindsay Kemp avrebbe tenuto un laboratorio al teatro Akropolis di Sestri Ponente – organizzato dall’associazione culturale D’Angel e da Simona Griggio – ho subito pensato che sarebbe stata l’occasione per conoscere un mito del Teatro che ho sempre ammirato per la forza del suo linguaggio, nonché creatore di Flowers, una pietra miliare dello spettacolo. Ma erano più di dieci anni che non salivo su un palcoscenico, che non avevo più nulla a che fare con il Teatro se non come spettatore e seguire un laboratorio di quella importanza mi sembrava potesse essere un po’ un azzardo. Scrissi a Lindsay che mi rispose di non vedere l’ora di incontrarmi e non potei credere ai miei occhi quando, arrivato al teatro, lui in persona uscì nel cortile e mi accolse con grande calore. “Is it you, Roberto?” Mi prese in giro per il fatto che lo avessi chiamato signor Kemp, “what Mr. Kemp? I’m Lindsay!” Gli spiegai i miei timori ma lui mi disse di non preoccuparmi, che aveva visto quello che facevo e che tutto sarebbe andato bene. E così fu. Lindsay Kemp mi rivelò un mondo di sogno, un mondo di totale apertura verso il prossimo, di amore verso i propri compagni, anche immaginari, e soprattutto verso il pubblico.

Lindsay Kemp, Nijinsky, Foto: Richard Haughton

Il suo è un Teatro di grande impatto visivo dove le varie e disparate influenze, dal teatro orientale al varietà, dall’opera al circo e all’arte mimica di Marcel Marceau, si stratificano esaltandosi a vicenda. Un Teatro provocatorio e trasgressivo anche se profondamente legato alla tradizione, che non ha mai cercato lo scandalo per lo scandalo, ma che scandaloso lo è stato perché è l’amore stesso ad essere scandaloso, è la bellezza ad esserlo nel suo travalicare ogni barriera, nel suo non avere confini, nella sua immacolata innocenza. E proprio lì sta la forza del suo insegnamento, nell’indirizzare l’allievo a dare tutto se stesso al pubblico, a non risparmiarsi, a stabilire un contatto costante con lo spettatore. Ecco, era evidente e palpabile l’amore che aveva per l’insegnamento e la condivisione di un dono, la sua generosità. Al termine del laboratorio abbiamo avuto modo di chiacchierare un po’; mi disse di aver apprezzato molto il mio lavoro, gli raccontai di come Bowie e Kate Bush siano stati dei punti di riferimento costante nella mia vita e ci salutammo con la promessa di rimanere in contatto. E così è stato.

Lidsay Kemp, Tra le quinte, 2016, courtesy Galleria San Carlo, Milano

Mi invitò all’inaugurazione della sua mostra The Thursday Drawings alla Galleria San Carlo di Milano dove ho avuto modo di apprezzare dal vero le sue doti di grande disegnatore. Lui, ballerino, coreografo, artista a tutto tondo, disegnava come danzava, con la stessa gioiosa apparente semplicità; il suo segno sul foglio è come la traccia del movimento danzato nello spazio, la sua sedimentazione, e quei piccoli fogli popolati di marinai e bellissime figure femminili sorridenti evocano un mondo onirico ma possibile, anzi auspicabile.

Fu lì che, tra le altre cose, ricordo che parlammo di Livorno, la città dove da anni aveva scelto di vivere soprattutto per il calore e l’umanità della gente comune che la abita, una città di porto dove, grazie alle Leggi Livornine promulgate da Ferdinando I, persone di ogni provenienza e quasi ogni fede hanno trovato accoglienza rendendola, già dal XVII secolo, la città più cosmopolita del continente. Gli parlai di Piero Ciampi, livornese che quella città ha cantato, e di come sicuramente avrebbe apprezzato la sua poesia un po’ oscura ma profondamente umana.

Ci rivedemmo poi a Verona dove aveva messo in scena Giulietta e Romeo con alcuni giovani attori e ballerini, uno spettacolo bellissimo, pur essendo una sorta di saggio, proprio per come questi giovani interpreti dimostravano di aver recepito la sua lezione e comunicavano al pubblico sotto la sua direzione.
Ci incontrammo dopo lo spettacolo e anche quello fu un momento importante. Parlammo di pittura, del mio lavoro con Sandra (Casagrande, ndr); condividemmo riflessioni sull’inesorabile trasformazione delle città che tendono a diventare sempre più simili tra loro in un processo di deleteria omologazione e mi raccontò di come Soho stesse scomparendo giorno dopo giorno con la chiusura e demolizione dei vecchi locali a favore di catene di fast food. Parlammo dell’età, del tempo che scorre e di come lui continuasse a sentirsi un bambino, di come qualcosa rimanesse comunque per sempre giovane. Cercai di tradurre la frase meravigliosa della Chanson des vieux amants di Jacques Brel che più o meno dice: “c’è voluto del talento a esser vecchi e non adulti”. Mi chiese di canticchiargli la canzone e mi disse di amare molto Brel; andò a vedere nei primi anni Settanta il musical Jacques Brel is alive and well and living in Paris “con chi? Ah sì! con David Bowie”, che successivamente avrebbe interpretato in inglese due sue canzoni, Amsterdam e My death (La mort).

Lidsay Kemp, The Angel, Foto: Richard Haughton

Lindsay in qualche modo riassume tutto quanto ho sempre amato del mondo dello spettacolo e probabilmente senza di lui la storia di un certo rock non sarebbe stata la stessa. Se solo si pensa a come abbia contribuito alla creazione del personaggio di Ziggy Stardust e diretto le coreografie dello spettacolo-concerto The rise and fall of Ziggy Sterdust and the Spiders from Mars al Rainbow Theatre di Londra nel 1972! Kate Bush seguiva le sue lezioni di danza in Covent Garden, Lindsay non sapeva che lei cantasse, era molto timida anche se esplosiva nella danza. Quando uscì The kick inside la diciannovenne Kate infilò il disco sotto la porta di casa del maestro con un biglietto e gli dedicò la canzone di apertura Moving, a lui inspirata; uno dei pezzi più belli mai scritti. E nel corso dei decenni questo ruolo di ispiratore non è mai venuto meno lavorando anche con registi del calibro di Ken Russel e Derek Jarman; recenti sono le sue collaborazioni con il cantante Ernesto Tomasini e Tim Arnold con cui si è esibito questa estate a Manchester, interpretando il ruolo dell’Amore nello spettacolo-evento What Love Would Want.

Lindsay Kemp nella sua casa, 2017, foto: Claudio Barontini. Dalla mostra “Lindsay Kemp Claudio Barontini. Disegni e fotografie”, CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia, 26 ottobre 2018 – 6 gennaio 2019

Da quando ci siamo conosciuti ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto lavorare con lui, in un modo o nell’altro, prima o poi. Con Susanne Capolongo abbiamo pensato di invitarlo a partecipare alla Terza Mostra Galeotta – mostra di mail art curata da Giancarlo Lacchin – promossa dall’associazione Artisti Dentro Onlus a favore del percorso di recupero dei detenuti attraverso l’arte e la cultura. Sapevamo che avrebbe accettato ma non ci aspettavamo con quanta passione avrebbe accolto la proposta. Fu entusiasta. Avrebbe dovuto disegnare su una cartolina da spedire poi all’associazione ma lui chiese se potesse avere più cartoline perché avrebbe volentieri donato più lavori per quella mostra.

Purtroppo il tempo, il destino o non so cos’altro è stato contrario, ha detto no. Io e Sandra avremmo dovuto incontrare Lindsay e Daniela un giorno tra il 27 e il 30 agosto anche per parlare del progetto ma non è stato possibile. Dopo una giornata felice di prove per lo spettacolo che doveva girare l’Italia in settembre Lindsay Kemp, nato a Cheshire (una contea dell’Inghilterra del nord-ovest) il 3 maggio del 1938, se ne è andato, lo scorso 25 agosto, lasciando un’immensa eredità di arte, bellezza, libertà e amore.

Grazie Lindsay

www.lindsaykemp.eu
www.lindsaykempslastdance.com

 

APPUNTAMENTI:

DANCES FROM KEMP DANCES
di Lindsay Kemp con Daniela Maccari, Ivan Ristallo, James Vanzo
In onore di Lindasy Kemp

Sabato 29 Settembre 2018 ore 21.00
Evento speciale all’interno di PAF5 – Performance Art Festival n° 5
Organizzato dal Centro Studio Ricerche Espressive in collaborazione con TOSCANAINCONTEMPORANEA 2018, Comune di Pistoia, Associazione Teatrale Pistoiese, il Funaro Centro Culturale

il Funaro Centro Culturale via del Funaro 16/18, Pistoia
Per informazioni tel. / fax 0573/977225 | info@ilfunaro.org

Tim Arnold: an homage to the late, great Lindsay Kemp
East Finchley Arts Festival. Supporting Noah’s Ark Hospice for East Finchley Arts Festival

5 ottobre 2018 ore 19.30

All Saints Church, 35a Durham Rd, Londra N2 9DP

Ticket link: https://www.ticketsource.co.uk/whats-on/east-finchley/all-saints-church-east-finchley/tim-arnold

LA MOSTRA:

Lindsay Kemp Claudio Barontini. Disegni e fotografie

26 ottobre 2018 – 6 gennaio 2019
Inaugurazione 26 ottobre ore 18.00

CAMeC | Centro Arte Moderna e Contemporanea
Piazza Cesare Battisti 1, La Spezia

Info: +39 0187 727530
camec@comune.sp.it
http://camec.museilaspezia.it

 

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