VERONA | Teatro Ristori | Fino al 21 settembre 2025
Intervista a MASSIMILIANO SICCARDI e LUCA LONGOBARDI di Serena Paderno
Un bacio senza tempo. Klimt e Shakespeare in un viaggio immersivo: questa è la nuova opera immersiva di Massimiliano Siccardi e Luca Longobardi, che va in scena in questi mesi al Teatro Ristori di Verona. In questa esperienza, definita dagli stessi autori, “un viaggio multisensoriale”, arte, danza, musica e tecnologia si fondono perfettamente, nel duplice tentativo di mostrare allo spettatore una nuova modalità di vivere la cultura e di diffondere bellezza.
Da un lato quindi Klimt, dall’altro Shakespeare. Le opere dell’artista austriaco, scorporate, riprodotte e proiettate sulle pareti del teatro, sono mezzo per comprendere l’evoluzione del corpo nella sua ricerca artistica: da strumento erotico e carnale, a simbolo del desiderio dolce e privato. Come Il Bacio suggella l’amore dolce degli amanti, la performance danzante stigmatizza l’amore tra Romeo e Giulietta, un amore tragico, ma concreto, che proprio grazie alla danza (le coreografie sono di Alessandra Celentano) si eleva a universale e senza tempo.

Insieme a queste discipline, la musica. Musica che non solo accompagna le immagini in movimento in una precisa coreografia, ma che costruisce anche senso e spazio e diventa guida dello spettatore nell’accogliere liberamente ogni sensazione. Lo spettatore è inoltre libero di muoversi come vuole nel teatro, di camminare, sedersi o restare semplicemente fermo a guardare, diventando così parte integrante dell’opera stessa.
La tecnologia, infine, autrice di un testo sempre diverso e in continua evoluzione, permette all’opera di ottenere una forma diversa da quelle a cui siamo soliti attribuire all’arte. Infatti, le immagini coprono pareti intere e non soltanto gli spazi delle cornici, lo spettatore nel percorso è guidato dalla musica e non dalle didascalie, la materialità dell’opera non è qui da ricercare nella pittura, ma nella danza.
Il formato cambia, ma le emozioni rimangono e sembrano davvero essere senza tempo.

In quest’opera immersiva la multidisciplinarietà è evidente nel forte legame tra musica, arte e danza. Anche la vostra ricerca personale è guidata dalla sinergia di più discipline?
Luca Longobardi: Quando compongo non penso mai per compartimenti stagni, amo l’architettura, amo il design, a volte è l’architettura, altre volte è un’opera di design ad ispirare un mio brano. Per esempio io sono innamoratissimo del Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, anche detto Colosseo Quadrato e per me è sempre fonte di ispirazione: quel marmo, quella precisione razionalista mi purificano, danno la possibilità al mio cervello di far camminare le idee. Altre volte ancora è nell’ascolto che cerco di immaginare qualcosa e comunque in questa immagine ci deve essere il giusto grado di luce, il giusto vuoto, il giusto pieno, il giusto materiale. È un approccio strano e sempre diverso, non c’è un’ispirazione pre-determinata, ma accetto le emozioni che quell’ispirazione mi suscita. Questo dà vita a tutto.

Un bacio senza tempo non è la prima opera che realizzate insieme. Come è nata la vostra collaborazione?
Massimiliano Siccardi: Io e Luca ci siamo conosciuti ormai vent’anni fa, tra il 2002 e il 2005, quando entrambi lavoravamo al Teatro San Carlo di Napoli, lui come maestro accompagnatore per il balletto, io presente in regie e scenografie di danza. Fin da allora ci siamo trovati a lavorare fianco a fianco, scoprendo una forte affinità creativa, la stessa che ci ha portati poi a progettare esperienze immersive, dove la multidisciplinarietà è centrale, come anche la ricerca di un equilibrio tra immagini, suono, spazio e movimento.

Dicevamo della multidisciplinarietà. Il vostro lavoro si lega necessariamente a quello degli altri in quest’opera. Come vivete questa sinergia?
MS: Il lavoro dietro all’opera è stato davvero lungo e complesso, ma è come se per tutta la sua realizzazione, io, Luca e Alessandra Celentano fossimo stati un cervello solo. Questa intesa che custodiamo per me è bellissima ed è anche molto bello che un regista possa capire le esigenze del compositore e del coreografo senza ostacolarli e viceversa. In particolare ricordo uno scambio di battute con Luca quando lui mi disse di dover cambiare musica in un pezzo dello spettacolo: io gli chiesi: “Perché?” e lui mi rispose: “Perché no?” e allora io gli dissi: “Hai ragione, facciamolo!”
Come siete giunti alla scelta di questi soggetti per Un bacio senza tempo?
MS: Volevamo fare una trilogia dei grandi maestri che hanno rivoluzionato il corpo nell’arte. Quindi dopo Van Gogh e Frida Kahlo, ecco Gustav Klimt, che dall’erotismo inquieto dei primi anni, approda a un’intimità contenuta ne Il Bacio. Durante la Secessione Viennese le sue erano figure immerse in contesti carichi di eros, erano nudi concreti e diretti, ma con Il Bacio il corpo si fa più icona che carne, il desiderio è contenuto, il contatto fisico addolcito e l’amore universale. Quello stesso amore di cui William Shakespeare tempo prima si era fatto testimone, raccontando di Romeo e Giulietta sullo sfondo della città di Verona.

Come vivete il rapporto con il pubblico? Sentite di avere una responsabilità verso lo spettatore?
LL: Innanzitutto pensiamo che l’arte debba essere democratica, quindi speriamo che la nostra emozione arrivi al pubblico, ma lasciamo spazio ad ognuno di voi di vivere come vuole questo momento: seduti, in piedi, stando fermi o camminando. Sentiamo anche che ci sia bisogno di tornare ad innamorarsi della bellezza, senza condizioni. Con quest’opera cerchiamo di dare la possibilità alle persone di lasciare fuori il loro mondo, quindi tutta la prima parte dello spettacolo è un modo per prepararsi ad accettare questa bellezza. Poi dobbiamo tornare a godere delle grandi forme, siamo abituati adesso ai video di 15 secondi sui social network e allo scrolling degli smartphones, ma noi da artisti vorremmo creare un grembo artistico in cui ognuno si possa rifugiare e lasciare il resto fuori.
Un bacio senza tempo. Klimt e Shakespeare in un viaggio immersivo
opera immersiva di Massimiliano Siccardi e Luca Longobardi
coreografia Alessandra Celentano
con il sostegno di Fondazione Cariverona
7 giugno – 21 settembre 2025
Teatro Ristori
Via Teatro Ristori 7, Verona
Orari: tutti i giorni 10.00-20.00, spettacolo immersivo della durata di 45 minuti con inizio programmato ad ogni ora.
Ingresso: intero €14.00; ridotto €12.00; ridotto famiglie €10.00 (nuclei composti da almeno un adulto e un ragazzo dai 6 ai 18 anni); ridotto speciale €8.00 (minori dai 6 ai 18 anni); gratuito per disabili, minori di 6 anni, giornalisti accreditati, guide turistiche certificate. Biglietteria presso la sede di BoxOffice in Via Pallone 16.
Info: www.teatroristori.org



