Installation view Piazzetta Rizzoli 1, Museo d'Arte Contemporanea di Cavalese. Ph. Erjola Zhuka

In Val di Fiemme, a Cavalese, un museo vivo, vissuto, abitato, abitabile

CAVALESE (TN) | Museo Arte Contemporanea Cavalese | 19 luglio – 2 novembre 2025

Intervista a ELSA BARBIERI di Livia Savorelli

Ci troviamo in una delle note valli del Trentino – la Val di Fiemme –, a Cavalese, luogo in cui si trova, in un bel palazzo del Quattrocento, un museo a 1000 metri di altezza: il Museo Arte Contemporanea Cavalese.
Uno spazio versatile, con ambienti con una diversa connotazione che permettono allestimenti duttili e variegati, con stanze che attraversano il luogo e lo caratterizzano e permettono di immaginare narrazioni che, solo attraverso una visione colta e raffinata, come quella di Elsa Barbieri, possono prendere vita e dar nuova voce e una nuova identità al luogo. A poco più di un anno dalla sua nomina a coordinatrice artistica del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese, abbiamo voluto percorrere con lei le tappe salienti del suo percorso, accompagnandola idealmente all’apertura della nuova mostra Tre Atti. Pichler, Zhuka, Marinelli che inaugura sabato 19 luglio

Elsa Barbieri, Direttrice Museo Arte Contemporanea Cavalese. Ph. Erjola Zhuka

Come è stato intraprendere questo percorso in Val di Fiemme, riconosciuta Valle dell’Armonia, circondata di abeti con cui si realizzano tavole armoniche di pianoforti e violini, un tempo apprezzate da Stradivari, abbracciata da due parchi naturali e da stupefacenti vette dolomitiche? Quali potenzialità hai saputo valorizzare e quali limiti hai cercato di superare?
Quando è iniziato il mio percorso alla direzione del museo mi sono ripromessa che “l’avrei tenuto per mano” per crescere, insieme. Da quella promessa è trascorso un anno di soddisfazioni e di sorrisi, tanti. Di cambiamenti, di progetti, all’ordine del giorno. E di persone nuove, rapporti nuovi, che sono fondamentali. Un aggettivo che sceglierei per descrivere questo percorso è “umano”, l’ho intrapreso con tanto entusiasmo, e con tanta passione, o se vogliamo amore, che per me è imprescindibile. Le potenzialità si sono rivelate tante, fin da subito. Il museo è innanzitutto uno dei pochi che esistono a 1.000 metri di altezza, ed è collocato nel quattrocentesco Palazzo Firmian, che permette al suo interno di poter dare anima e corpo all’immaginazione: ogni stanza è diversa dall’altra, una per esempio è interamente in legno di cirmolo, un’altra ha un erker, termine utilizzato per definire una finestra aggettata all’esterno che crea un ambiente abitabile, alcune hanno grandi finestre che regalano quadri naturali mozzafiato, dalla Catena del Lagorai, al campanile merlato della chiesa di San Sebastiano, fino al Cermis. È stato spontaneo mettere questo territorio, che abbraccia e accompagna chiunque abiti o attraversi la Val di Fiemme, al cuore di un progetto che ha come obiettivo far vivere il museo, oltre i suoi confini, con la complicità degli artisti e dei residenti. Il territorio, infatti, non è soltanto un luogo, una cartolina, il territorio è vivo e pulsante, il territorio sono le persone. Quelle persone che ho imparato a conoscere e che hanno imparato a conoscermi, un passo alla volta, giorno dopo giorno, per superare il limite, più che umano, della diffidenza e per trasformare questo limite in spirito di squadra.

Installation view Piazzetta Rizzoli 1, Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese. Ph. Erjola Zhuka

Una delle azioni che hai ritenuto fondamentale intraprendere è stata quella di riattivare il legame con la comunità. Nella mostra che ha preceduto quella che ti appresti ad inaugurare, dal titolo Piazzetta Rizzoli 1, riportando da subito l’attenzione sul luogo e sulla sua collocazione, hai creato una narrazione fluida che si è espansa nelle diverse sale del Museo, a partire dal concetto di abitare un luogo. L’elemento fondante della relazione tra singolo e comunità è stato ulteriormente sviscerato grazie a progetti relazionali, come ad esempio Fiammazze… Ci vuoi raccontare la genesi di questo lavoro e che tipo di interazione si è avuta con la comunità?
Piazzetta Rizzoli 1 è nata in risposta alla domanda di chi mi chiedeva dove fosse il museo, ma anche al mio desiderio che questo possa essere un museo vivo, vissuto, abitato, abitabile. La narrazione è nata quasi un anno fa, mentre sfogliavo un catalogo di opere di Robert Bosisio. Erano spazi abitabili? O abitati? E gli assemblage di Daniel Spoerri, o gli “alter ego” che popolano le tele di Gabriele Napoli, erano forse gli abitanti? La dimensione dell’abitare è poi culminata con l’intervento di Edson Luli. Le sue opere, orologi che indicavano solo il tempo presente che scorreva su domande o affermazioni che insinuano il dubbio, anche al sognatore, che sia tutto velo di Maya, erano diffuse in ogni stanza e su entrambi i piani e in fase di allestimento cercavo di collocarli come accade nel proprio spazio, di vita o di lavoro che sia, facendomi riflettere su quale fosse il tempo più adatto alla voce del verbo abitare. A questa narrazione appartenevano anche Lorenzo Gnata, Fulvio Morella, John Torreano, Joe Zucker e Martina Melilli, che insieme a Mauro Diciocia e un gruppo di donne nate e residenti a Cavalese, ha dato forma a Fiammazze. Ho sempre riconosciuto la potenza del suono e conoscevo il lavoro di Martina, così ho colto l’occasione di una sua visita per proporle di far parte di questa mostra. Raccontando questa idea alla Presidente dell’Associazione ION è scattata la scintilla e qualche settimana dopo, in museo, Martina, con Mauro e con queste donne sono iniziati i primi incontri: in principio hanno condiviso storie, biografiche o collettive, poi hanno provato ad associare a ognuna di esse degli oggetti sonori, come accade nella bioacustica. Ne è nato un paesaggio sonoro che esiste al di fuori della nostra percezione diretta, una mappatura emozionale dell’ambiente fiemmese, un’opera partecipata e condivisa, un legame con la comunità, che è il motore della Valle e del museo.

Installation view Piazzetta Rizzoli 1, Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese. Ph. Erjola Zhuka

I valori dell’inclusività sono stati alla base di un altro progetto, concomitante a Piazzetta Rizzoli 1, con la prima mostra di Fulvio Morella dedicata alle sue opere tessili ricamate in “braille stellato”…
Siamo tutti un po’ Palomar. Siamo attratti dal cielo stellato e come lui forse non ci accontentiamo di guardare attraverso il telescopio ma cerchiamo di osservare a occhio nudo, guardando all’insù, non solo vedendo ma anche immaginando, e toccando. Fulvio Morella è l’artista che ci sta accompagnando alle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026, nell’ambito delle quali la Val di Fiemme ospiterà una buona percentuale di gare. Nella mostra Le stelle che non ti ho detto co-curata con Sabino Maria Frassà e diffusa tra il museo, Palazzo Ress di Cavalese che è sede del Comune e il Centro del Fondo e del Biathlon di Lago di Tesero, le opere esposte, opere tessili in braille stellato, hanno spinto ognuno di noi a confrontarsi con la possibilità o l’impossibilità di scoprire che la posizione dei suoi corpi celesti sulla tela non è che l’espressione di pensieri e parole messe al posto della minuscola macchia di luce che perfora il cielo. Questi lavori ci ponevano tuttə, indistintamente, sullo stesso piano: potevamo riconoscere un cielo stellato ma ignorare il messaggio, o potevamo ricostruire il messaggio ma non vedere quel cielo. Oppure potevamo, insieme, trasformare una parziale impossibilità in possibilità condividendo un valore di inclusione capace di generare senso di comunità e partecipazione.

Fulvio Morella, Pupilla di Jung e Flash Dolci Montagne, Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese

L’estate del Museo Arte Contemporanea di Cavalese presenta la mostra Tre Atti. Pichler, Zhuka, Marinelli. Si tratta di una mostra diffusa che, oltre che negli spazi del Museo, si sviluppa anche lungo le sponde del Rio Gambis, che sarà animato dalle opere scultoree di Giuseppe Marinelli. Tre artistə, molto diversə per media utilizzati e poetica: pittura per Anneliese Pichler (Cavalese, 1962), fotografia per Erjola Zhuka (Durazzo, 1986) e scultura per Giuseppe Marinelli (Castellana Grotte, 1990). Come hai selezionato questə artistə e quale è il punto di inizio e di fine di questa narrazione in tre atti che hai orchestrato?
Tre Atti. Pichler, Zhuka, Marinelli ha avuto origine in due tempi. Ho conosciuto Giuseppe Marinelli, che da anni abita le valli del Trentino, lo scorso autunno e, in un momento di confronto tra le sue opere pittoriche, ho riconosciuto una scultura, che aveva candidato a un premio di cui ero giurata. In pochi secondi mi sono immaginata le sue sculture lungo il Rio Gambis, l’ho accompagnato in un sopralluogo e ho cercato di far vedere anche a lui quello che mi ero sentita. Giuseppe ha accettato la sfida, perché lui che nasce pittore negli ultimi mesi si è concentrato tanto su qualcosa di nuovo, ha sperimentato un fare essenziale, lavorando anche in uno spazio del museo, come fosse il suo atelier, dove intrecciava manualmente il filo d’acciaio per restituire il corpo ad animali che timidamente abitano questo territorio, come cervi, caprioli, volpi, lupi. La scelta di Anneliese Pichler, che ho conosciuto qualche mese fa, ed Erjola Zhuka, che conosco da molto tempo, è nata invece da un quadro – proprio di Pichler, Tango – appartenente alla collezione del museo, che dallo scorso maggio è tornata alla luce con un nuovo allestimento, LA COLLEZIONE VIVE, che afferma il museo come spazio vivo, dinamico, permeabile alla comunità e al tempo. Guardando quel quadro ho visto loro due, Anneliese ed Erjola. Il loro primo incontro in presenza mi ha commosso, sono diverse per media e poetica, ma non per sensibilità. Il percorso espositivo, che dà ampio spazio alle loro poetiche, offre anche dei bagliori, dei punti di contatto tra loro, sensibili, come la narrazione: inizia e finisce sulla pelle di ciascuno di noi, perché solo sulla pelle la verità ci parla, diversamente restiamo sordi.

Giuseppe Marinelli, Lupo, 2025. Filo d’acciaio intrecciato a mano, elementi organici

Puoi darci qualche anticipazione sui prossimi eventi su cui stai lavorando e sulla programmazione prevista tra la fine del 2025 e l’inizio 2026?
Tre Atti. Pichler, Zhuka, Marinelli proseguirà fino al 2 novembre, poi a dicembre – fino a marzo, aprile, comprendendo dunque anche il periodo di Olimpiadi Milano Cortina 2026 – ci sarà qualcosa che coinvolgerà e muoverà l’energia di tante persone, qualcuno che farà valere la potenza magica della luce, della parola e del gesto. Il senso più profondo della sua arte è l’empowerment, ovvero l’emancipazione delle persone attraverso la bellezza… Avete capito?

Anneliese Pichler, Croce. 19-2-2018, tela, 120×120 cm

Tre Atti. Pichler, Zhuka, Marinelli
a cura di Elsa Barbieri

19 luglio – 2 novembre 2025
Opening: sabato 19 luglio ore 17.30

Museo Arte Contemporanea Cavalese
Piazzetta Rizzoli 1, Cavalese (TN)

Orari:
01/01 – 31/05 | mercoledì – domenica 15.00 – 19.00
01/06 – 30/09 | martedì – domenica 15.30-19.30
01/10 – 31/12 | martedì – domenica 15.00 – 19.00

Ingresso:
Biglietto intero: 5€
Biglietto ridotto: 2,50 €

Info: 0462 235416
www.museoartecontemporaneacavalese.tn.it
museo@comunecavalese.it

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