Ancona | Mole Vanvitelliana | Fino al 14 giugno 2026
di VALERIA CARNEVALI
La recente scelta di Ancona come Capitale della Cultura 2028 indirizza l’attenzione su aspetti poco conosciuti di un capoluogo noto nel Paese soprattutto per la sua funzione di snodo commerciale, alimentando dall’interno la voglia e volontà di lasciarsi scoprire nella sua veste di città d’arte e poesia, e verso l’esterno una generale curiosità di allargare lo sguardo su un territorio che promette inediti scenari nella proposta culturale nazionale.

Non era ancora stata decretata l’ambita assegnazione, che una mostra profetica era già pronta per essere allestita alla Mole Vanvitelliana, il settecentesco lazzaretto nel cuore del porto, oggi struttura espositiva complessa e versatile: inaugurata il 18 aprile e presentata dall’Assessore alla Cultura del comune dorico Marta Paraventi, Ancona Revisited, serie di scatti urbani del fotografo Massimo Baldini, ci porta nell’identità della città prima che essa stessa diventi protagonista, nella sua forma essenziale, autentica, istantanea, mediata dalla visione disincantata, ma pur sempre affascinata, di uno sguardo autoctono che sa coglierla nei suoi aspetti meno scontati.

Il progetto in mostra si inserisce in un lavoro più ampio di Baldini dal titolo simile, Italia Revisited, riflessione sulle trasformazioni del paesaggio italiano negli ultimi decenni, già esposto a Bologna, Ravenna, in Germania a Friburgo ed in Svizzera a Rheinfelden, con il pensiero a capisaldi della fotografia urbana come Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico e a coloro che hanno cambiato la concezione nazionale della fotografia di paesaggio, prima legata al modello Alinari, con l’importante libro Viaggio in Italia del 1984.

L’impronta di Massimo Baldini segue quel solco evolvendo una sua cifra stilistica con personalità e misura, contando, nel caso di questa serie, su una confidenza con il luogo fatta di affetto e consuetudine: la sua Ancona è “rivisitata” poiché ritrovata in età matura, dopo il periodo giovanile vissuto altrove, nella ricerca delle origini, ma anche “riscoperta” nei suoi aspetti inediti, scorci e particolari colti nel corso di lunghe passeggiate in cui una luce diversa, un evento improvviso, una condizione emotiva possono trasformare la realtà percepita quotidianamente in momenti eccezionali da catturare in fotografia. Massimo Baldini è un flâneur che si aggira senza meta nei quartieri, camminando lentamente nell’osservazione della città e delle sue manifestazioni, cogliendone fenomeni ed essenze e parlando di lei attraverso sineddochi visive, raccontandone una parte per comprenderla tutta.

La metafora poetica non è casuale, ma sostanziale: accanto allo sguardo di Baldini c’è una voce che sussurra, quella dei versi di Franco Scataglini (Ancona 1930 – Numana 1994), ispiratore e quasi co-autore postumo. Il rapporto tra i due è di lungo corso nasce dal dono di un libro datato “inverno 1978”, attraverso il quale al giovane Baldini rimangono impresse una lingua bellissima, un dialetto anconetano elegante ed evocativo, e l’intensa relazione, metafisica e fisica, tra la città ed il poeta, che la descriveva come parte del proprio corpo. L’anconitano di Scataglini non è l’idioma vernacolare tipico della letteratura dialettale, è piuttosto affine, pur nella sua fresca modernità, ad una lingua antica come quella della poesia del XIII secolo o come quella dei trovatori provenzali. Fatto uscire dal localismo dal critico letterario Franco Brevini, esperto della produzione poetica dialettale del nostro paese, il quale firma anche un testo introduttivo nel libro-catalogo della mostra, edito da Affinità Elettive, Scataglini, presente nel percorso espositivo anche in una video intervista, costituisce per Baldini un punto di riferimento costante, un compagno con cui passeggiare per la città, un alter ego che esprime col mezzo della parola una visione simile, complementare e simpatetica della propria città.

Nelle stampe fotografiche alternate alla riproduzione di versi scelti di Scataglini, allestite nelle ampie sale con estro magistrale dall’architetto Fabio Pandolfi, che conosce lo spazio avendone curato la ristrutturazione, Ancona è una città portuale, romana e romanica, austera nelle sue architetture recenti, fatta di svincoli e binari, container, gru e natanti, il cui odore di salsedine arriva come in sinestesia, misto ai toni ocra e ruggine che non contrastano il celeste del mare, comprimario presente e discreto, che non ha bisogno di presenza umana per farsi capire, né di quella del cielo, semplice sfondo bianco che sembra assorbire ogni rumore.

Percorrere Ancona Rivisited oggi costituisce un ottimo viatico per prepararsi a conoscere Ancona nelle future proposte da capitale della cultura: è come un preludio, propedeutico ed accattivante, che fornisce tutto il necessario estetico e spirituale per entrare in connessione con l’anima del luogo.
Ancona Revisited
Fotografie di Massimo Baldini con versi di Franco Scataglini
18 aprile – 14 giugno 2026
Mole Vanvitelliana
Banchina Giovanni da Chio, Ancona
Info: https://www.comuneancona.it/ankonline/cultura/ancona-revisited/
Tel. + 39 333 6166898 / + 39 071 2226625-6626



