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BOLOGNA | Conserva di Valverde | Fino al 7 febbraio 2019

di ISABELLA FALBO

Si percepisce un’energia speciale e fluida scendendo le scale cinquecentesche della Conserva di Valverde (Bagni di Mario) a Bologna che, fino al 7 febbraio, ospita The Dodder, progetto speciale e site specific di Marina Gasparini e Serena Piccinini, a cura di Leonardo Regano.
Certosine amanuensi promotrici del fare e del saper fare Gasparini e Piccinini si sono confrontate sul tema del viaggio come metafora “di un’esplorazione più ampia del sé e del rapporto io-mondo” e presentano un intervento che si sviluppa in una decina di installazioni scultoree progettato nel più grande rispetto dell’affascinante luogo, intessendo uno stretto dialogo con gli spazi dell’antica cisterna costruita da Tommaso Laureti nel 1563.
Gasparini e Piccinini sono intervenute all’interno dei quattro cunicoli – come i quattro fiumi del paradiso – in cui prima scorreva l’acqua, che si diramano dal centro dell’atrio, dove si trova l’impluvium per raccoglierla. In questo primo ambiente si adagia Cariddi la grande installazione di Serena Piccinini che rappresenta il moto ondoso del mare.

Serena Piccinini, Cariddi, 2019, insatallazione site specific, lastre di PVC, 400x370x50 cm

Piccinini ha lavorato sull’idea del viaggio pensando ad Ulisse perché le acque andavano ad alimentare la Fontana del Nettuno, il dio del mare, che contrastava Odisseo nel suo viaggio. Cariddi, figlia di Gea e Poseidone, trasformata in mostro per la sua voracità, è colei che risucchia, è uno dei due gorghi con cui Ulisse deve confrontarsi. Dichiara l’artista: “Ho cercato di ricreare il moto ondoso, l’idea di viaggio che ho fatto io è contro l’ozio e la fissità dello sguardo, un andare avanti”.

Serena Piccinini, Lotofagi, insatallazione site specific a parete, Tyvek, carta,
dimensioni variabili

L’opera Lotofagi, metafora sul senso del viaggio ed ispirata al mitico popolo presente nell’Odissea, è reinterpretato da Piccinini in chiave simbolica attraverso la realizzazione di tanti carnosi e voluttuosi fiori di loto, il fiore dell’oblio, di cui i Lotofagi si cibavano perdendo la memoria e il senso del ritorno.

Serena Piccinini, Soffioni, insatallazione, gesso, lana, rami,
dimensioni variabili

Oltre Cariddi che “trascina giù” e i Lotofagi che “vogliono trattenere”, Piccinini presenta l’installazione Soffioni, che collega trasversalmente i due cunicoli più lunghi della Conserva e conduce in una dimensione bloccata, sospesa, attraverso un’immagine pop, sognante e magica. L’artista ricrea i fiori dal lungo stelo dalla sfera piumosa con pon pon colorati che richiamano a memorie infantili, in cui si soffiavano i semi del tarassaco esprimendo un desiderio, invitandoci a una riflessione: qual è l’origine di un desiderio?

Marina Gasparini, The dodder 2019, 1900 x 1,50 cm, tecnica mista su cotone e rami

L’intervento di Marina Gasparini è nell’essenza un omaggio all’artista e medium francese Hélène Smith, pseudonimo di Catherine-Elise Müller, considerata una musa dai Surrealisti, difesa da Jung, osteggiata e contrastata con accanimento dai più, che in stato di trance si connetteva e comunicava con i marziani.
The Dodder, installazione lunga quasi 200 metri ci guida e accompagna lungo tutto il percorso ed in ogni ambiente. Realizzata in cuscuta (in inglese Dodder), ricoperta da tessuti di cotone indiani, dialoga con la cuscuta che vive e infesta parti dei bui cunicoli della Conserva, e sottoposta a trattamenti rugginosi. Il trattamento rugginoso è importante perché come spiega l’artista “fa riferimento al rosso di Marte e all’acqua sul pianeta rosso scoperta l’estate scorsa”.

Marina Gasparini, Le Creuseur, 2019, filo di metallo, uno di quattro elementi, 45x50x25 cm

Marina Gasparini inserisce all’interno della cisternetta della Conserva di Valverde, e in diversi anfratti, installazioni di segni geroglifici – i geroglifici ultra marziani – che Hélène Smith trasmetteva dopo le sue comunicazioni con i marziani, tra cui lo Scavatore, il Cercatore di sorgenti, il Viaggiatore; ed ancora Les plus joli reve, installazione composta da una base di metallo e un filo led che rappresenta il tracciato delle onde cerebrali di Hélène Smith in uno dei suoi momenti di trance medianica con i marziani. Marina Gasparini riscopre una singolare analogia tra i luoghi della Conserva e i paesaggi alieni desolati e apparentemente inabitati descritti dalla Smith nelle sue visioni e ci invita ad andare oltre nel nostro percorso, anche attraverso l’installazione scultorea plus ultra, composta da una riproduzione di un reperto del tempio di Poseidone con incisa la dicitura “plus ultra”, dove togliendo il non (non plus ultra) ci suggerisce di non fermarci alle Colonne d’Ercole – il limite del mondo conosciuto – ma espandere la nostra conoscenza e coscienza al di là di questo.

Marina Gasparini, Le Voyageur 2019, filo di metallo, uno di quattro elementi, 45x50x25 cm

 

Marina Gasparini e Serena Piccinini. The Dodder
a cura di Leonardo Regano
In occasione della settima edizione di ART CITY Bologna

28 gennaio – 7 febbraio 2019

Conserva di Valverde – Bagni di Mario
via Bagni di Mario 10, Bologna

Info: Associazione Succede solo a Bologna APS
Via Nazario Sauro 26, Bologna
+39 051 226934
www.succedesoloabologna.it

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