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INTERVISTA DI FRANCESCA DI GIORGIO

Concepito come uno dei progetti dedicati ai Rolli Days – la due giorni che celebra ogni anno a Genova i famosi Palazzi dei Rolli (Patrimonio dell’Umanità UNESCO) – Ambiente Domestico (A.D. MMXI) si protrae eccezionalmente fino al prossimo 5 giugno, vuoi per la classe innata delle opere (una tazza non è mai stata così chic!) vuoi perché alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola ci sembrano nate…
Le sale nobiliari di origine sei-settecentesca rappresentano uno degli esempi più preziosi di casa-museo in Italia. Gli affreschi, il mobilio, le quadrerie rimandano alla nobiltà delle famiglie che vi hanno vissuto se non fosse per quell’anno
Anno Domini MMXI che ci riporta ai giorni nostri, alle installazioni, agli oggetti di uso comune, con cui Matilde Domestico ha stabilito, da sempre, una raffinata intesa emotiva…

Francesca Di Giorgio: Hai scelto di giocare con il tuo cognome per attribuire un carattere forte alla tua discreta ed elegante incursione nell’atrio e nelle stanze di Palazzo Spinola a Genova. Quando si è presentata l’occasione per questa mostra?
Matilde Domestico:
Ho scoperto con il tempo che il mio cognome mi stava a pennello e ho deciso di inserirlo nei titoli delle mie installazioni realizzate in spazi aperti, chiusi, interni di abitazioni, dal momento che il materiale che prediligo è legato a un uso di tipo domestico. La mostra presentata nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola è nata, sulla carta, nel mese di aprile, in seguito all’invito, che mi aveva rivolto Elena Saccardi di OpenLab art gallery (GE), a partecipare all’evento dei Rolli Days a Genova.
Inizialmente avevamo pensato all’allestimento di una sola opera di grandi dimensioni.

Il Palazzo è fortemente connotato dal punto di vista architettonico e dagli arredi. Che impressione ti ha trasmesso ad una prima visita e su cosa hai scelto di lavorare per le tue sculture/installazioni?
Abbiamo incontrato la Direttrice della Galleria Nazionale, Farida Simonetti, che con entusiasmo ci ha guidate all’interno delle maestose sale e saloni, con volte affrescate e quadri di grande valore alle pareti. È stato molto forte il fascino che mi ha suscitato questa visita, un palazzo che continua a raccontare la storia di una famiglia attraverso gli arredi, quadri, tessuti, ceramiche, in modo diretto così come sono capaci di fare gli oggetti… e accoglie al suo interno segni bianchi di porcellana, una Colonnazza, Omaggio a Jacopo, Onda su onda, la stanza-studio di Emily Dickinson perennemente in viaggio alla ricerca di una confortevole dimora… È stato un passaggio quasi naturale quello di pensare ad un Ambiente Domestico per Palazzo Spinola, il concetto di abitazione è profondamente legato alla nostra condizione; ho scelto una serie di opere dalla forma essenziale, non invadenti ma dal segno forte, che si sono inserite nello spazio con estrema semplicità.

Più che mimetizzarsi o ricalcare “ambienti” esistenti le tue opere sono dei “corpi estranei” al contesto che sembrano però essere lì da sempre in bilico tra concretezza della scultura (composta da oggetti quotidiani riconoscibili) e surrealtà della visione (lo spiazzamento provocato nel vedere uniti o assemblati oggetti conosciuti in modi e contesti differenti)…
La ceramica vive una doppia natura: la fragilità e l’indistruttibilità. È un materiale che dura nel tempo e, in particolare, è da sempre stato fonte di informazioni preziose sulla storia dell’uomo, della sua evoluzione, della sua vita sociale; usare oggetti di ceramica per costruire delle installazioni significa parlare dell’umanità, delle relazioni, abitudini o, ancora, provocare un senso di spiazzamento, spaesamento quando ci si trova di fronte a centinaia di tazze, piatti di porcellana prodotti industrialmente (I.P.A. Industria Porcellane S.p.A. di Usmate MI, n.d.r.), aggregati tra loro che si fondono insieme lasciando una traccia, un segno morbido, così come potrebbe essere quello di una matita.

Portami il tramonto in una tazza è una stanza nella stanza… Da quali riflessioni nasce questo lavoro?
Portami il tramonto in una tazza* sono i versi iniziali di una poesia di Emily Dickinson che trovo molto suggestiva e che mi ha fatto riflettere molto sulla possibilità di visualizzare i suoi pensieri, riflessioni, attraverso un’immagine concreta. Ho pensato a lungo alla possibilità di presentare un’installazione che potesse rispecchiare lo stile della raffinata poetessa americana e la scelta è stata quella di ricreare la sua stanza studio, la sua vera abitazione, il luogo dove sono state scritte le sue poesie e lettere. Stavolta la carta, la materia prima per Emily, mi è servita per modellare un tavolo, una sedia, due tazze con piattino, una zuccheriera, un cucchiaino.
Sulla superficie bianca, candida degli oggetti scivolano i versi delle poesia scritta con i punti di acciaio lucidi della pinzatrice, un trattino metallico che diventa una lettera, una parola; la poesia si diffonde in un ambiente interamente bianco, con cocci di porcellana e fogli di carta sparsi sul pavimento che sembrano rimbombare diffondendo un suono di tintinnio di tazze.

Progetti futuri?
Prossimamente un “Ambiente Dickinson”, è già da un po’ che ci lavoro!

*Poesia 128 in Emily Dickinson, Silenzi, trad. it e cura di B. Lanati, Milano, Universale Feltrinelli, 1990, p.11.

La mostra in breve:
Matilde Domestico. Ambiente Domestico (A.D. MMXI)
Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

Piazza Pellicceria 1, Genova
Info: +39 010 2705300 (Palazzo Spinola)
www.openlabgallery.it
21 maggio – 5 giugno 2011 (orari d’apertura del Museo)

In alto:
“Cioccolatazze”, 2005/2009, assemblaggio in porcellana I.P.A., resina, ferro, dimensioni variabili, photocredit Matteo Zappettini, courtesy OpenLab Artisti Oggi, Genova
In centro:
“Colonnatazza”, 2011, assemblaggio in porcellana I.P.A., specchio, ferro, cm 60x60x300, photocredit Matteo Zappettini, courtesy OpenLab Artisti Oggi, Genova
In basso:
“Onda su onda”, 2007, assemblaggio in porcellana I.P.A., ferro, photocredit Matteo Zappettini, courtesy Ermanno Tedeschi Gallery, Milano e OpenLab Artisti Oggi, Genova

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