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RAVENNA | Fondazione Sabe per l’Arte | Fino al 30 giugno 2024

Intervista a MASSIMO BALDINI di Roberta Bezzi

È sorprendente, reale, con quella sua inestricabile mescolanza e contaminazione, lontana dai suoi cliché storici e dal suo immaginario edulcorato, l’Italia Revisited #1 del fotografo Massimo Baldini, una personale che ha visto il suo esordio lo scorso 20 aprile alla Fondazione Sabe per l’Arte di Ravenna, dove resterà aperta al pubblico fino al 30 giugno in via Giovanni Pascoli 31.
Un vero e proprio “Campionario per immagini”, a cura del professor Claudio Marra, che segue il filone avviato al Complesso del Baraccano a Bologna nei mesi precedenti, ma con un allestimento diverso. Nell’ex capitale bizantina, valorizzando al meglio gli ampi e suggestivi spazi della galleria aperta nel novembre 2021 da Norberto Bezzi e dall’artista Mirella Saluzzo, l’esposizione comprende 87 opere, fra cui una decina di gigantografie, caratterizzate da lampi di ironia e magnifiche incongruenze. Qualche esempio? Il paralume di una lampada che ammicca alla cupola del Brunelleschi, il David di Michelangelo che sorveglia uno sportello bancomat, un bronzo di Riace che garantisce la segnalazione di TripAdvisor, il decoratore di una pizzeria che cita Edvard Munch.

Baldini, questa nuova mostra fa seguito a Italianité alla Maison de l’Italie a Parigi (2017), A Tour not so Grand alla Fondazione Carlo Gajani di Bologna (2018) e White Noise alla Galleria Made4Art a Milano (2022), ed è ispirata al suo libro fotografico Gli italiani (Il Mulino, 2019), con testi scelti da Claudio Giunta. È corretto dire che si tratti di un confronto e di un dialogo ideale con il Viaggio in Italia, libro e mostra di Luigi Ghirri e del gruppo riunitosi attorno a lui, che nel 1984 rivoluzionò la fotografia del paesaggio nel nostro paese?
Sì, l’ispirazione è partita da lì e dalla necessità di procedere, a quarant’anni di distanza, a una seconda rivoluzione. Ghirri e i suoi colleghi, autori per me molto importanti, per la prima volta hanno proposto una visione diversa da quella a cui si era abituati, ossia dalla litania di cartoline che santificavano piazze, monumenti e palazzi storici. Il libro che ne è scaturito è molto bello, ma a guardarlo bene viene da pensare che quella Italia non c’è più oggi nel bene e nel male. In più quell’esperienza restava comunque legata a un’idea poetica di paesaggio che ora come ora è superata.

Massimo Baldini, ITALIA REVISITED #1. Campionario per immagini, installation view presso Fondazione Sabe per l’arte, ph. Daniele Casadio

C’è un punto di continuità, la rappresentazione, ma diverso è il linguaggio. Entrando nel vivo di questa differenza, può spiegare meglio in quale misura la sua è una nuova rivoluzione? Com’è stato il suo viaggio?
Lo stile di Ghirri era ancora molto lirico e poetico, per lui le foto erano un atto di amore. Per quanto mi riguarda invece sono più asciutto, quasi laconico, freddo, la mia è una fotografia che prende le distanze, sospende il giudizio e lo lascia agli spettatori. Cerco di guardare gli italiani con i loro pregi e i loro vizi, così come sono. Le mie foto sono state scattate nel corso di un decennio: le prime risalgono al 2014, quando ancora non avevo in mente il progetto, ed esprimono la ricerca sulle trasformazioni in corso; poi sono diventate più mirate. Ne ho accumulate circa mille, un bell’archivio. Insieme a Claudio Marra, con cui c’è stato un piacevole scambio, ne abbiamo selezionate alcune per questa prima parte del progetto a cui, spero, ne possano seguire almeno una seconda e forse una terza. A ogni modo, visto che non sarà possibile esporle tutte, mi piacerebbe organizzarle in una database consultabile online per renderle disponibili al grande pubblico.

Massimo Baldini, ITALIA REVISITED #1. Campionario per immagini, installation view presso Fondazione Sabe per l’arte, ph. Daniele Casadio

Dando una prima occhiata alla mostra, a colpire è certamente l’accostamento costante tra sacro e profano, tra naturale e artificiale, tra elementi che rivelano storicità e altri che parlano dell’incessante globalizzazione. Un mix di tante cose: risiede in questo l’italianità contemporanea che ha cercato di tratteggiare?
Ho cercato di rappresentare il paesaggio senza censure, veli, romanticismi, la mia non è una visione nostalgica, idealizzata o poetica. Ho fotografato anche cose che normalmente non vengono considerate non degne di considerazione, come quelle legate alle attività produttive ed economiche, capannoni e fabbriche; così come elementi che hanno a che fare con l’arte, con la religione, con la storia… Sono tutte disseminate in modo pulviscolare nel territorio. L’Italia di oggi è proprio questo: una inestricabile mescolanza, contaminazione. Questa non è ovviamente una prerogativa del nostro Paese, ma da noi assume un colore particolare, frutto del nostro immenso patrimonio artistico, della forte tradizione religiosa e anche di una microimprenditorialità selvaggia.

Tra le tante, c’è una foto a cui è particolarmente affezionato e che più di altre esprime l’essenza del suo lavoro. Se sì, perché?
Sì, è quella che ho scelto come immagine della mostra stessa, quella dove ci sono i fichi d’India al bordo di una strada che sembrano avvolgere un cartello stradale che indica lo stop. A mio avviso, è emblematica perché rappresenta alcuni cardini sia della società sia dell’ordine sociale di oggi che in qualche modo stanno per essere sopraffatti dalla forza della natura e dal suo caos primordiale. Potrebbe sembrare scattata nel sud Italia, invece l’ho fatta in Maremma.

Massimo Baldini, ITALIA REVISITED #1. Campionario per immagini, installation view presso Fondazione Sabe per l’arte, ph. Daniele Casadio

Rispetto alla mostra Italia Revisited #1 al Complesso del Baraccano di Bologna, quella proposta alla Fondazione Sabe di Ravenna è un format diverso che lei ha studiato insieme al curatore Marra. Che filone avete seguito?
Con Claudio c’è stato uno scambio lungo e appassionato. Un’idea poteva essere quella di organizzare l’esposizione in capitoli di foto, come capita spesso per le mostre e i cataloghi: economia, lavoro, religione, etc. Però poi mi sono reso conto che, così facendo, avremmo snaturato la mia idea stessa di paesaggio italiano che per l’appunto mescola tutti questi elementi, avendo come sua peculiarità proprio questa mescolanza e stratificazione. Tenendo poi conto delle caratteristiche della galleria ravennate, abbiamo pensato a una decina di gigantografie che sono come zoom. Mentre sulle grandi pareti abbiamo organizzato insiemi di foto in formato più piccolo come se fossero tessere di un mosaico, evidente omaggio a Ravenna. Il consiglio è quello di guardarle nel loro insieme, facendo qualche passo indietro, perché come nel mosaico non è la singola tessera che conta. Un’altra scelta è stata poi quella di non mettere didascalie, un po’ straniante per i visitatori che non mancano di chiedermi particolari su dove ho scattato le fotografie.

Lei è nato ad Ancona ma vive da anni a Bologna e, come ci tiene a precisare, ha lo studio in un casale nella campagna a pochi chilometri da Lugo (Ravenna). Questo per spiegare un certo numero di foto che in qualche modo rendono omaggio a Ravenna e ai suoi dintorni che ben conosce. Può dire qualcosa in più al riguardo?
A ispirarmi, tra le varie cose, c’è il Cavallo di Mimmo Paladino che si trova, fra l’altro, a pochi metri dalla galleria, nel giardino di fronte alla basilica di Santa Maria in Porto e al museo MAR. Sono rimasto colpito infatti da questa grande scultura, in cotto e dipinta con smalti, che è diventata per i ravennati e i turisti un simbolo identitario. L’ho ritratto in tutta la sua imponenza, quasi in dialogo con la chiesa. Il pubblico non potrà non notarlo visto che si tratta di una delle gigantografie. Poi, sparse qua e là, ci sono anche altre parti di paesaggio locale che il pubblico può divertirsi a scoprire con calma durante la visita. Per esempio, una cappella votiva con la statua della Madonna costruita nelle vicinanze di Ravenna, nel cortile di una casa con un grosso tubo di cemento.

Massimo Baldini, ITALIA REVISITED #1. Campionario per immagini, installation view presso Fondazione Sabe per l’arte, ph. Daniele Casadio

La sua passione per la fotografia parte presto, ancora prima dei vent’anni quando ha ricevuto la sua prima macchina fotografica in regalo. Però poi nella vita ha lavorato per venticinque anni nell’editoria come editor di scienze sociali: per Il Mulino, ha curato più di mille libri, con una media di 40 all’anno. Alla base di tutto quanto sono stati fondamentali i suoi studi universitari in Sociologia?
Moltissimo, visto che hanno fatto da filo conduttore a tutto il mio percorso professionale e artistico. Dopo anni da editor, a un certo punto, mi sono sentito saturo, ero stanco di avere a che fare solo con la parola scritta, avevo voglia di esprimermi con un altro medium, e così ho riscoperto la fotografia, ammirata comunque sempre negli anni in mostre, festival ed eventi vari. Così, nel 2014 ho deciso di dimettermi per dedicarmi solo a questa nuova attività. Ma l’imprinting sociologico è rimasto. In fondo, Italia Revisited non è altro che una grande e ampia indagine sulla società italiana contemporanea attraverso l’immagine.

Massimo Baldini, ITALIA REVISITED #1. Campionario per immagini, installation view presso Fondazione Sabe per l’arte, ph. Daniele Casadio

Massimo Baldini. ITALIA REVISITED #1. Campionario per immagini
a cura di Claudio Marra

20 aprile – 30 giugno 2024

Evento collaterale:
Sabato 18 maggio 2024
primo evento collaterale alla mostra ITALIA REVISITED #1. Campionario per immagini
“Il viaggio in Italia tra scrittura e fotografia. Dal secondo Novecento al nuovo millennio”, conferenza dello storico della letteratura, filologo e saggista Claudio Giunta.

Dalle ore 18.00. Ingresso libero.

Fondazione Sabe per l’arte
via Giovanni Pascoli 31, Ravenna

Orari: giovedì, venerdì, sabato e domenica ore 16-19. Ingresso libero

Info: info@sabeperlarte.org
www.sabeperlarte.org

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