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CARAGLIO (CN) | Il Filatoio | 27 ottobre 2018 – 6 gennaio 2019

Intervista ad Elena Inchingolo e Paola Stroppiana di Valentina Varoli

Il Filatoio di Caraglio ospita la mostra Le fil du monde. Migrazioni e identità nell’opera di Elizabeth Aro che presenta nove opere dell’artista argentina allestite in altrettante sale del filatoio. Tutti i lavori sono accomunati dalla riflessione sviluppata sul tema della migrazione e, in particolare, sulla condizione psicologica ed emotiva che chiunque deve affrontare lasciando la propria terra natale. Le installazioni e le fotografie di Aro costruiscono una narrazione poetica, enfatizzata dall’imponenza delle opere e dal gioco chiaroscurato delle luci che aumentano la potenza visiva dell’intero percorso espositivo. Le curatrici, Elena Inchingolo e Paola Stroppiana, raccontano la genesi della mostra.

Elizabeth Aro, Ulivi, 2016-2018
broccato di cotone, velluto, legno, 300 x 200 x 250 cm ciascuno

La migrazione rappresenta un tema molto ampio, interpretato da diversi artisti. Qual è stata la ragione che vi ha spinto a scegliere proprio il lavoro di Elizabeth, dedicandole una monografica?
Il progetto nasce nell’ambito di un bando europeo “MigrACTION” che prevedeva di mettere in relazione due tematiche che da sempre hanno connotato la storia stessa del Filatoio di Caraglio: il filo e la migrazione. Abbiamo scelto di dedicare una monografica alla ricerca di Elizabeth perché questo permette non solo di sviscerare appieno le tematiche di riferimento ma anche di sviluppare un percorso in relazione alla biografia stessa dell’artista. Elizabeth infatti è migrante in prima persona, avendo abbandonato la sua terra d’origine per trasferirsi in Spagna e successivamente in Italia. Le sue opere quindi raccontano in primo luogo delle difficoltà che lei stessa ha affrontato. Proprio questa conoscenza viva e diretta della condizione del migrante ha permesso a Elizabeth di affrontare una lunga indagine su questi temi, declinandoli in molteplici aspetti tutti interconnessi tra loro. Crediamo che sia proprio il bagaglio biografico, personale ed umano, dell’artista ad aumentare la forza e il valore delle opere esposte. È come se, attraverso questi lavori, Elizabeth mettesse in scena il racconto della sua stessa storia che non rimane però confinata nella sfera personale ma diventa narrazione condivisa, comprensibile a tutti.

Elizabeth Aro, Red Net, 2006-2013
velluto, 1000×500 cm

Un aspetto che mi ha colpito molto della ricerca di Elizabeth riguarda la molteplicità di livelli di lettura.
Sì, Elizabeth si forma studiando sia scultura che pittura, ma sceglie poi di realizzare il suo percorso artistico servendosi in particolare della tecnica tessile. La tessitura è una tecnica che affonda le sue radici nella più remota antichità ma lei riesce a inserirla pienamente in un discorso contemporaneo. La grande forza del suo lavoro, infatti, risiede nella capacità di superare i limiti stessi della fiber art. Non solo perché l’autrice approfondisce l’uso di altri media come la fotografia e il disegno ma soprattutto perché spinge la sua ricerca fino alla creazione di vere e proprie sculture in stoffa in cui la materia tessile non è mai dominante rispetto al concetto di scultura.
Inoltre, le sue opere sono innervate dai vari riferimenti che compongono la sua cultura visiva e che spaziano dalla storia dell’arte alla fotografia, alla letteratura. Il suo lavoro è il risultato di una molteplicità di stimoli e stratificazioni culturali che chiunque, a vari livelli, può fruire in maniera immediata, empatica.

L’opera di Elizabeth risulta di forte impatto visivo. Credo che questo sia accentuato dal fatto che lei stessa istituisce un parallelismo strettissimo tra il filo e la vita.
Esatto, nella ricerca di Elizabeth il filo diventa una vera e propria metafora della vita stessa. L’artista interpreta la tessitura come medium artistico in grado di suggerire quest’idea di movimento e di flusso così come la trama e l’ordito evocano gli intrecci e le relazioni umane. Questa riflessione emerge in maniera evidente in molte opere come per esempio Red Net, grande installazione di lunghe corde di velluto rosso scuro intrecciate, che rappresenta il bisogno universale di tessere una rete di affetti e relazioni sulla quale costruire la propria quotidianità.

Elizabeth Aro, Filo spinato, 2016
velluto, misure d’ambiente

Data l’imponenza delle opere esposte, avete riscontrato problematiche allestitive specifiche?
L’aspetto dell’allestimento è stato nodale perché il Filatoio si presenta come uno sono spazio storicamente molto connotato, in cui ogni sala ha una sua specificità. Sia le installazioni che le fotografie però si sono inserite perfettamente nello spazio storico: per esempio, l’opera Filo spinato presenta una tonalità di blu che dialoga perfettamente coi soffitti affrescati, oppure All the Fires, The Fire sembra inserirsi nello spazio intimo e privato di una cappella. Opere e spazi hanno quindi trovato una propria sinergia in grado di produrre un effetto moltiplicato di significati e suggestioni. Tali suggestioni sono potenziate dall’uso soffuso della luce in tutte le sale espositive che ha permesso di creare un percorso di visita in grado di esaltare la plasticità e allo stesso tempo la morbidezza delle installazioni che si caricano così di maggior pathos donando un’esperienza di visita assolutamente sinestetica.

Le fil du monde. Migrazioni e identità nell’opera di Elizabeth Aro
a cura di Elena Inchingolo e Paola Stroppiana

27 ottobre 2018 – 6 gennaio 2019

Il Filatoio
Via Matteotti 40, Caraglio (CN)

Orari: da giovedì a sabato ore 14.30 – 19; domenica e festivi ore 10 – 19
Ingresso: Mostra Le fil du monde gratuita; Museo del Setificio Piemontese intero 6 Euro, ridotto 4 Euro

Info: +39 0171 618300
info@filatoiocaraglio.it
www.filatoiocaraglio.it

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