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GENOVA | Galata – Museo del Mare | 15 novembre – 16 dicembre 2018

di KEVIN McMANUS

Un valore assai poco di moda, ma nondimeno fondamentale, nella prassi delle mostre è la consapevolezza, da parte dell’autore, dei limiti e delle possibilità del proprio mezzo; limiti che, se conosciuti e approfonditi, diventano in realtà un valore aggiunto, l’elemento prettamente “artistico” del mezzo stesso, come suggeriva Rudolf Arnheim parlando del fruscio della radio. Questo significa avere ben chiaro cosa si possa mostrare attraverso il mezzo, e soprattutto come sia opportuno mostrarlo. In un momento particolare della storia delle mostre, quando in nome dell’“immagine” – ormai elevata (o relegata, a seconda del punto di vista) allo status di feticcio apparentemente immateriale – si espongono simulacri di opere sacrificati al culto dell’experience, un evento espositivo come la mostra di Arturo Delle Donne a Genova arriva come una ventata di aria fresca.

Arturo Delle Donne, Vingt-mille lieues sous les mers, 2017 (da Racconti di Mare)

In Racconti di mare, infatti, la fotografia è esplorata nella sua natura intima, nella sua fertile schizofrenia tra la dimensione del documento e quella dell’inganno; ma soprattutto nella sua capacità di giostrarsi acrobaticamente nelle continue alluvioni che caratterizzano le vicende “liquide” dei media contemporanei, di mantenere una propria specificità entro un orizzonte sempre più post-mediale. Il rapporto tra realtà e finzione è oggi un tema fondamentale della cultura militante, e non solo in ambito visuale. Delle Donne lo affronta attraverso due serie in qualche modo complementari di lavori: la prima è quella che dà il titolo alla mostra Racconti di Mare, una serie di “fantasie” visive ispirate a celebri pagine di letteratura di mare, mentre la seconda My small-scale world, mostra soggetti marini (vedute, navi, porti), producendo, attraverso un uso raffinatissimo del mezzo, l’impressione che si tratti di immagini fittizie, di un mondo in miniatura costruito come scenografia di un ipotetico film.

Arturo Delle Donne, My small scale world, Santa Monica, 2014

Se nella prima serie la messinscena, il carattere costruito del set, la forte presenza del profilmico, insomma, sono evidenti e dichiarate, anche grazie a un uso atmosferico e anti-realistico di diverse tonalità di blu, nella seconda questo effetto è in realtà un inganno, una sorta di trompe-l’oeil al rovescio. In entrambi i casi,  e questo è a mio avviso l’aspetto cruciale della poetica di Delle Donne, l’effetto è ottenuto sfruttando la pelle, l’elemento fisico, aptico della fotografia. La dimensione indicale e documentaria è messa in secondo piano, anche laddove (in My Small-Scale World) sarebbe di per sé presente, a favore delle caratteristiche visive proprie del mezzo e della sua particolare estetica.
Concludono la mostra due scatti riuniti in un dittico, The same sea – Different Point of View: nella prima foto la prua della nave Diciotti, emblema del soccorso ai migranti in mare, al centro di tristi battaglie politiche recenti, è abitata da profughi che guardano verso l’orizzonte; nella seconda, lo stesso orizzonte è riletto nell’ottica del navigante di svago. Anche qui, la fotografia è indagata nella problematicità della sua natura: una stessa immagine-documento, nel momento di farsi icona, assume un senso differente a seconda dello sguardo che la inquadra e la fa sua.
La location del Museo del Mare di Genova, oltre che offrire una cornice adeguata dal punto di vista tematico-simbolico, ben si sposa con i colori e le superfici delle fotografie di Delle Donne, per le quali, come detto, la leggibilità dei dettagli necessità di sposarsi con la componente atmosferica dell’insieme.

Arturo Delle Donne. Racconti di Mare
a cura di Cristina Casero e Andrea Tinterri

15 novembre – 16 dicembre 2018

Galleria delle Esposizioni, II piano
Galata – Museo del Mare
Calata De Mari 1, Genova

Orari: da martedì a venerdì 10.00-18.00; sabato, domenica e festivi 10.00-19.30

Info: www.galatamuseodelmare.it

 

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