The Archive Capsule III: URAN, De Santillana Foundation, 13.09.2026 - 16.07.2027, ph. cr. Giacomo Bianco.

De Santillana Foundation a Venezia. The Archive Capsule III: Uran. La forma del possibile

GIUDECCA (VENEZIA) | De Santillana Foundation | 13 settembre 2026 – 16 luglio 2027

di ILARIA ARTEMISIA INTROZZI

Alla De Santillana Foundation, alla Giudecca di Venezia, dal 13 settembre 2026 al 16 luglio 2027, un’indagine sull’ultima stagione creativa di Laura de Santillana (1955 – 2019), tra costellazioni d’archivio, sperimentazioni boeme, vetro all’uranio e forme affidate all’imprevedibilità del calore.

Ci sono mostre che ricostruiscono un percorso e altre che, più sottilmente, ne espongono le condizioni di possibilità. The Archive Capsule III: Uran, terzo capitolo del format inaugurato nel 2025 dalla De Santillana Foundation, appartiene a questa seconda specie. Dedicata agli anni 2013–2019, l’ultima e decisiva stagione della ricerca di Laura de Santillana, la mostra non pretende di ricomporre una totalità biografica: mette piuttosto in scena la lacuna, lo scarto, la sopravvivenza intermittente dei gesti attraverso opere, disegni, fotografie e documenti tecnici. È un dispositivo espositivo che sembra assumere alla lettera l’idea di archivio formulata da Achille Mbembe: non un deposito neutrale, ma una macchina di selezione e di autorità, nella quale conservare significa anche escludere. Qui, tuttavia, l’assenza non viene occultata. Diventa una materia tra le materie, forse la più eloquente. Le “costellazioni” di materiali mantengono l’autonomia dei singoli frammenti e, insieme, invitano chi guarda a esercitare una forma di montaggio. Personalmente, è proprio in questa sospensione − fra ciò che è documentato e ciò che resta irriducibile al documento – che ho avvertito la qualità più persuasiva della mostra.

The Archive Capsule III: URAN, De Santillana Foundation, 13.09.2026 – 16.07.2027, ph.
cr. Giacomo Bianco.

Il centro magnetico di Uran è il cosiddetto “progetto boemo”. Su suggerimento del collaboratore Charlie Parriott, de Santillana raggiunge Nový Bor, attratta inizialmente dal vetro all’uranio, dalla sua cromia acida e quasi radioattiva. Ma il colore è soltanto la soglia di un mutamento più profondo. Forme soffiate in stampo vengono sottoposte a lunghi cicli termici nelle muffole e, attraverso lo slumping, cedono lentamente al calore. Il vetro non è più soltanto plasmato: viene condotto fino al punto in cui la forma negozia la propria perdita. È qui che la tradizione muranese, inscritta nella biografia stessa dell’artista – nipote di Paolo Venini, collaboratrice dell’omonima manifattura, fondatrice nel 1985 di EOS – Design nel Vetro e poi, dal 1993, interamente dedita alla ricerca – incontra una discontinuità radicale. Nella fornace il maestro soffiatore anticipa la materia attraverso un sapere incorporato; in Boemia, il momento creativo migra verso la programmazione dei cicli termici e il dialogo con tecnici e ingegneri. De Santillana lo formula con precisione: “il momento creativo che risiedeva nelle sue mani si è trasferito a un ingegnere”. Eppure, questo nuovo maestro, aggiunge, “non è ancora nato”. Il suo lavoro si colloca esattamente in tale vuoto: fra calcolo e cedimento, previsione e sorpresa.

The Archive Capsule III: URAN, De Santillana Foundation, 13.09.2026 – 16.07.2027, ph.
cr. Giacomo Bianco.

Opere come Twins e Triplets rendono visibile questa epistemologia dell’incidente. La serialità non vi produce equivalenza, ma differenza: sottoposte alle medesime condizioni, le forme reagiscono ciascuna secondo una propria, minima insubordinazione. Guardandole, si ha l’impressione che il vetro trattenga la memoria della pressione e del tempo, come se ogni superficie fosse il diagramma di un evento. È una sensazione fisica, quasi tattile, che sottrae queste opere sia al virtuosismo sia alla pura contemplazione dell’oggetto prezioso. Questa lettura è resa possibile dal lavoro della De Santillana Foundation, organizzazione non profit fondata nel 2021 per tutelare e valorizzare l’opera dell’artista. La sede alla Giudecca, già suo studio, custodisce un archivio fisico e digitale tuttora in crescita, aperto su appuntamento a studiosi, curatori e ricercatori. Mostre, progetti editoriali e collaborazioni con musei e università ne hanno fatto non un mausoleo familiare, ma un luogo di ricerca attiva. The Archive Capsule ne è forse l’espressione più compiuta: un formato capace di restituire oltre quarant’anni di pratica senza irrigidirli in una cronologia celebrativa.

in occasione della decima edizione di The Venice Glass Week.

In Uran, infine, il passaggio dal pensiero alla materia non è narrato come una successione pacificata, ma come una zona instabile di prove, errori e intuizioni “scoperte nel fare”. Quando de Santillana scrive che, paradossalmente, le interessa “il processo più che il risultato”, non sta ridimensionando la forma conclusa: la sta liberando dall’illusione di essere definitiva. La mostra ci lascia così davanti a oggetti che sembrano compiuti e, nello stesso tempo, ancora in trasformazione. È forse questa la loro più intensa qualità spirituale: non la trasparenza, ma la capacità di custodire l’opacità del divenire.

 

The Archive Capsule III: Uran. La forma del possibile
in occasione della decima edizione di The Venice Glass Week

13 settembre 2026 – 16 luglio 2027

De Santillana Foundation
Giudecca 800 Q, Venice 30133

Orari: lunedì e mercoledì 9:30–17:30. Venerdì 9:30–13:00

Info: https://www.desantillanafoundation.com/

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