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#aspettandoMIA #miafair

Intervista a PIERRE ANDRÉ PODBIELSKI direttore  di Podbielski Contemporary, Berlino
di Francesca Di Giorgio

-3 giorni a MIA Fair. La nostra ricognizione all’interno del mondo della fotografia internazionale continua…
È la volta di Podbielski Contemporary una galleria straniera che con l’Italia intrattiene un rapporto privilegiato (a Milano ha aperto una Home Gallery da Centrotavolamilano al secondo piano di Via Spadari 9)
Nel Mitte, “centro storico” di Berlino, Pierre André Podbielski nel gennaio 2011, stabilisce la sua galleria che, dalla scorsa primavera, ha come gallery manager Martina Burgwinkel.

Un ritratto di Pierre André Podbielski alla prima edizione di MIA Fair, 2011

La programmazione di galleria segue una linea definita. Gli artisti che entrano da Podbielski raccontano, dal punto di vista artistico, la geopolitica dei Balcani, il Medio Oriente, l’Italia e la Germania attraverso prospettive transculturali. La mostra di apertura Moving Worlds con Yael Bartana, Adrian Paci, Paola Yacoub, Lidwien van de Ven e Danica Dakic, ha segnato il percorso e ha dato voce al punto di vista del suo fondatore: «una galleria, oltre a rappresentare artisti e promuovere le loro opere in modo ottimale, dovrebbe servire da piattaforma per lo scambio di idee su arte e cultura».
Podbileski – polacco di origine tedesca (padre prussiano cresciuto a Berlino, madre polacca cresciuta a Vienna), poliglotta (parla perfettamente francese, tedesco e italiano), architetto diplomato all’Ecole des Beaux Arts di Parigi, appassionato collezionista, mercante d’arte e un partner attivo della Galleria Rubin dal 2001 – è un abitué del circuito fieristico internazionale (Art Cologne, Artefiera Bologna, Miart, Preview Berlin…). Partecipa a MIA Fair sin dalla prima edizione, nel 2011…

Francesco Jodice, Capri.The Diefenbach Chronicles, #010, 2013, 100x200cm Inkjet on cotton paper, dibond aluminium, plexiglass, wood frame ED. 8+1AP   Courtesy: Podbielski Contemporary, Berlin

Il successo e la diffusione del termine immagine rispetto a fotografia. Tra la crisi del fotografo come “mestiere” e la richiesta del collezionista di produzioni fine art… Quale il ruolo della galleria?
È difficile essere conciso ed esauriente con una domanda che mette in campo più argomenti:
a) Esiste la crisi del fotografo in ambito commerciale ma in ambito artistico, dove la fotografia viene usata come medium, mi risulta, invece, che ci sia una grande effervescenza a livello globale, tra l’altro continuo a ricevere un gran numero di portfolio da artisti di tutto il mondo.
b) Il collezionismo fine art è in pieno boom, veicolato, da tempo, da numerose e qualificate case d’asta, dalla pubblicazione di libri monografici sui grandi autori storici e da mostre di qualità in ogni parte del mondo, non ultima, quella vista di recente ad Amburgo sui 100 anni di Leica oppure a Berlino su Vivien Maier. Altra cosa, invece, è il collezionismo in senso più lato di fotografia contemporanea, che non presuppone la dicitura fine art, e che copre anch’esso un’ampia fascia di mercato. Per ovvie ragioni: facile reperibilità, a volte, costo più accessibile e, in parte, anche la codificazione delle edizioni. Ma questo è un altro argomento…
La galleria, nello specifico una come Podbielski Contemporary, che tratta solo fotografia contemporanea, ha una missione divulgativa ad alto profilo culturale, produce mostre, partecipa a fiere internazionali dove far conoscere le proprie scelte in ambiti internazionali e, spesso con l’ausilio di curatori, valorizza il percorso e il pensiero di un artista.

Dubravka Vidović
Senza Titolo (Jaisalmer), 2006
Lambda print, framed
82.5 x 100 cm
Ed. 3/3 + 2AP
Courtesy: Podbielski Contemporary, Berlin

Oggi centinaia di milioni di fotografie viaggiano su Facebook e sugli altri social. Come distinguerle? Cosa rende le immagini diverse tra loro e, soprattutto, come possiamo stabilirne il valore?
Una cosa sono le immagini sui social network spesso magiche ed intriganti… Fanno scoprire il mondo e le poetiche del momento, un’altra sono le immagini frutto di un progetto, di un confronto fra artista e gallerista. La fotografia esibita in ambito di galleria segue delle regole precise e ben codificate da tempo. D’altronde se non fosse cosi, non si spiegherebbe la crescita constante del suo mercato né della quantità di gallerie e fiere che trattano l’argomento.
Il valore lo stabilisce il mercato, le referenze dell’artista (È alla sua prima mostra? Ha mostre museali nel suo cv? ecc…), il numero di edizioni di ogni singola immagine (di solito ed. di 5 cinque oppure 8 + 2 prove d’artista) e ovviamente la fama e la serietà che la galleria si è guadagnata nel tempo. Che non va confuso con il valore d’asta che, in tempi così volatili, non è indice di valore reale. MIA Fair, ad esempio, è una buona occasione per una verifica sul campo.

Agnese Purgatorio
, Dalla clandestinità
Stampa ink-jet 2014 su Canson Infinity Baryta, di-bond, cornice in legno, h109,5x140
Courtesy: Podbielski Contemporary, Berlin

Il ruolo della fotografia nel mercato. Come resiste all’attuale crisi e grazie a quali caratteristiche? Qual è la situazione a Berlino?
La fotografia, pur essendo un mezzo così attuale (anche se con più di 150 anni di storia alle spalle), suscita ancora perplessità da parte dei non addetti ai lavori. Il nostro proposito è di educare e fare appassionare un nuovo collezionismo, giovane e più consapevole delle realtà del mondo odierno.
In Germania il mercato resta ancora, seppur molto qualificato e consolidato, di nicchia. Questo rende la sfida più stimolante, per non dire eroica… Questo vale anche per il resto del Europa. Forse, negli Stati Uniti, per altre logiche anche di natura fiscale, il mercato è senza dubbio più florido.

Qual è la vostra proposta per MIA Fair 2015?
Fin dalla nostra prima partecipazione, nel 2011, abbiamo improntato le nostre scelte sul criterio della sperimentazione e della divulgazione. Nello specifico, proporre realtà a volte meno conosciute in Italia: artisti iraniani, israeliani, francesi, argentini, coreani e, ovviamente, anche italiani. Accomunati da progetti mirati al narrare problematiche sociali, politiche e storiche, fuori da qualsiasi considerazione strettamente commerciale. Possiamo dire che fin’ora questa scelta ci ha sempre premiati.
Quest’anno in vista dell’Expo abbiamo, inoltre, la possibilità di esporre opere legate a temi ambientali come l’Acqua, oltre un progetto – con fotografie cariche di poesia e metafore dell’artista italiana Agnese Purgatorio – incentrato sulla tragedia armena della quale, a breve, si celebra la ricorrenza del centenario.

segui gli approfondimenti di MIA Fair sul nostro canale dedicato!!! clicca qui

Podbielski Contemporary
Koppenplatz, 5 D, Berlino 

Info: +49 30 240 88 238
info@podbielskicontemporary.com
www.podbielskicontemporary.com

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