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Intervista a Carlo Maria Lolli Ghetti ed Eleonora Aloise di Livia Savorelli

Come avete affrontato il lockdown e la relativa chiusura della vostra galleria? Avete cercato di colmare il vuoto attraverso la progettualità online e/o attraverso un uso diverso dei social? Come si è modificato il rapporto con il vostro pubblico?
Inizialmente ci siamo confrontati sulla possibilità di creare nuovi format per i social, ma più la situazione sanitaria si aggravava e più l’idea di aumentare la presenza online, a scopo sia di intrattenimento che commerciale, non ci faceva sentire a nostro agio.
Abbiamo quindi preso la decisione di fare un passo indietro, per una personale forma di pudore verso il drammatico significato di quel vuoto imposto, invece di tentare goffamente di riempirlo.
Il rapporto con i nostri sostenitori è da sempre un elemento fondante della galleria, eravamo certi che avrebbero compreso le motivazioni di questa scelta.
In molti ci hanno dimostrato vicinanza durante il lockdown e incoraggiamento quando abbiamo alzato nuovamente la serranda, li stiamo ripagando con l’unica moneta che abbiamo, ovvero aprendo una nuova mostra offline.

Francesco De Prezzo, installation view, White Noise Gallery, Roma

Mai come in questo periodo abbiamo sentito parlare di “mondo dell’arte” ma proprio in un momento come questo è difficile immaginarlo come omogeneo. Composto da figure diverse: artisti, collezionisti, appassionati, critici, curatori, galleristi, organizzatori, editori. Un insieme spesso diviso da interessi contrastanti… Ora, se e in che modo, vi sentite parte di un “sistema”? Come state affrontando, dal lato umano e pratico, la vostra attività? Vi siete posti degli obiettivi a breve termine?
Tutte le figure citate molto spesso non sono in grado di comunicare e solidarizzare fra loro credendosi autosufficienti, ma ora sono costrette a guardarsi più da vicino.
Che questo accada per necessità o volontà, è comunque il germe di un cambiamento positivo di un sistema fino ad ora a compartimenti stagni.
Per quanto riguarda la nostra attività abbiamo scelto una strada che è, nello stesso tempo, la più semplice e la più complessa: il ritorno alla normalità. Mai come in questo momento c’è bisogno di segnali concreti, spirito di adattamento e più coraggio imprenditoriale del solito. Nel breve termine, il vero obiettivo è non smettere di pensare a lungo termine.

Strutture di contenimento, doppia personale di Mar Hernandez e Lisa Sebestikova, installation view, White Noise Gallery, Roma

Siamo nella famosa Fase 3, ciò presuppone una visione in progress, un prima, un dopo e un poi. Restituiteci una fotografia che vi ritrae in questi tre momenti…
Nel “prima” eravamo di ritorno da tre fiere e nel pieno della personale di Francesco De Prezzo, mostra che ha subito uno stop prematuro.
Nei giorni di chiusura è avvenuto in modo naturale portare avanti delle riflessioni sul ruolo delle gallerie, complice anche il forte impatto dell’essersi riscoperti come collettività, con i suoi pregi e difetti.
Tali riflessioni si sono tradotte, tra l’altro, in una nuova veste grafica: il “più”, un segno inclusivo che irrompe nella storica cornice del logo, non è un vezzo estetico ma un manifesto di intenti in cui cultura e autoreferenzialità non possono più coesistere.
Oggi siamo in galleria, sporchi di vernice e stucco, che ultimiamo l’allestimento di Strutture di contenimento, doppia personale delle artiste Mar Hernandez e Lisa Sebestikova, che apriremo il 18 giugno.
Il caso ha voluto che un anno fa decidessimo di lavorare con loro sul concetto di contenimento, abitazioni e strutture architettoniche come elementi di protezione fisica e della memoria personale.
È una mostra che abbiamo fortemente voluto portare avanti nonostante le enormi difficoltà logistiche, per questo ringraziamo Mar e Lisa per l’aiuto incondizionato che ci hanno dato, rivoluzionando il progetto affinché potesse realizzarsi lo stesso.

www.whitenoisegallery.it

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