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Marcelo Cidade. Roads not taken

di Daniela Voso


Dopo la collettiva After UtopiaA view on Brazilian Contemporary
art (Prato, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, a cura di Atto Belloli Ardessi e Ginevra Bria, dell’Istituto internazionale di studi sul Futurismo, ottobre 2009 – febbraio 2010) e la XIV Biennale di scultura di Carrara – Postmonument (giugno – ottobre 2010), Roads not taken è la prima personale italiana di Marcelo Cidade in corso a Roma da Furini fino al 5 febbraio.
L’ambiente urbano come luogo dell’esplorazione dei gesti umani e delle trasformazioni sociali è il nucleo della ricerca dell’artista brasiliano, che a partire dai materiali da costruzione si sposta agli elementi architettonici, cercando possibili topoi urbani, emblematici di una stabilità o di un dinamismo intrinseco ai luoghi, e in questa occasione costruisce un filo diretto tra Roma e San Paolo.


Daniela Voso: Non è la tua prima volta in Italia, ma per la prima volta costruisci un filo diretto tra Roma e San Paolo, la tua città di provenienza. Individui in entrambe le città una forte vulnerabilità che si riconduce a fattori diametralmente opposti, che nel caso italiano si riconducono ad un’immobilità coatta vincolata alla propria memoria, mentre nel caso di San Paolo ad un cambiamento frenetico e distruttivo di qualsiasi memoria. Fattori estremi che nella tua lettura attribuiscono instabilità ad entrambe le parti. Si tratta solo di una relazione tra la memoria e il contemporaneo?
Marcelo Cidade: Il primo aspetto ha a che fare con la dicotomia tra una città storica che vive il suo passato cercando di mantenere la sua storia come un’attraente pubblicità per il turismo (città-museo), in contrasto con gli attuali sviluppi e le trasformazioni urbane. Questa caratteristica di Roma si verifica in modo particolare e netto anche a San Paolo: mentre Roma mi è apparsa congelata nel tempo, con tutte le sue esigenze e gli apparati conservativi, San Paolo è in costante cambiamento. Le due metropoli mi appaiono come due opposte rovine. Di conseguenza, non credo che abbia più senso continuare a parlare di Moderno e di Modernismo, perché è solo una situazione diversa nel tempo e nello spazio che caratterizza queste due differenti città. Il periodo Modernista brasiliano è posteriore a quello Europeo, e senza dubbio differente da esso.
Per questo mi sono ritrovato a concentrarmi di più sulla vulnerabilità urbana che ho sentito a Roma, mettendola in relazione ai siti in costruzione di San Paolo, chiedendomi se non mi trovassi di fronte a rovine della modernità o dell’entropia.

Come hai pensato di risolvere questo concetto e questa dicotomia?
Anche in questo caso da Furini a Roma, volevo incrinare la sicurezza e la comodità del White Cube mettendo in scena l’instabilità urbana, delle strade di Roma.
Per la prima sala dello spazio della galleria, ho realizzato due colonne false, di legno dipinto di bianco. Disposte parallele l’una all’altra, una delle due è sorretta da una carriola da cantiere, di quelle usate per trasportare il cemento. Questa installazione dialoga con gli altri lavori che ho fatto di recente, tra cui Abuso de Poder (Abuso di potere), una trappola per topi in marmo di Carrara. Questi lavori erano già stati inclusi nella mostra Avant-Garde is not dead, che si è tenuta alla galleria Vermelho di San Paolo nel settembre scorso, e ho pensato che si prestassero bene a questo progetto romano. Un altro pezzo che ho considerato per la mostra è Dominio Público (Dominio Pubblico). L’opera rappresenta l’area urbana di Roma in un disegno eseguito direttamente sul muro e che ha la forma di un tiro a bersaglio per freccette, molto comune nei bar e nei club. Ho lanciato su di esso tre freccette come se fosse in corso il gioco.

A Carrara hai presentato un’opera di marmo; al Pecci di Prato delle saracinesche chiuse su un quadrato e ricoperte di scritte nel loro interno; qua a Roma, riduci il marmo al supporto di una trappola per topi e usi il cartone, o direttamente il muro. Come ti orienti in queste scelte?
Scelgo i miei supporti guardando quello che vedo nelle strade e facendolo combaciare con il suo contrario.

Roads not taken (Strade inesplorate) è il titolo di questa mostra. Hai immaginato dei percorsi alternativi nella relazione tra la memoria e la contemporaneità o nella relazione tra il territorio e le sue forme di controllo?
Concettualmente la combinazione di queste parole rinforza l’idea di Lina Bo Bardi, che sostiene come il gesto urbano possa essere riconosciuto come un pieno intervento umano nello spazio, diventando un place-track, un ponte, o una casa. Questo processo di appropriazione è fatto di idee e di modi di pensare che introducono e determinano nuove nozioni di ordine.
Il mio intervento consiste nel riconoscere i siti in costruzione come i luoghi del cambiamento costante e della sperimentazione di libertà. In contrasto con alcuni aspetti della società romana che preserva le sue rovine, e a quelli di San Paolo che non preserva altro se non il suo costante cambiamento.

La mostra in breve:
Marcelo Cidade. Roads not taken
a cura di Atto Belloli Ardessi e Ginevra Bria
Furini Arte Contemporanea
Via Giulia 8, Roma
Info: +39 06 68307443
www.furiniartecontemporanea.it
Fino al 5 febbraio 2011

In alto:
“Mc`ruina (Mc rovina)”, 2010, stampa su carta Hahnemühle photo rag, cm 44×60, edizione 1/3
In basso, da sinistra:
“Abuso do poder (Abuso di potere)”, 2009, tecnica mista su marmo, cm 10×20, edizione 1/15
“Modern roman column (Colonna romana moderna)”, 2010, legno, gesso e carriola, dimensioni variabili, esemplare unico

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