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AICURZIO (MB) | CASTEL NEGRINO ARTE | 9 marzo – 24 aprile 2019

di PIETRO BAZZOLI

Quali siano le molteplici diramazioni inerenti all’uso del colore è un quesito che trova una particolare (e consapevole) risposta nelle opere di Diego Soldà (1981).
Le opere esposte nella nuova personale, da Castel Negrino Arte ad Aicurzio (MB), testimoniano, infatti, una presa di coscienza, relativamente ai mezzi della materia cromatica, che si è fatta man mano sempre più matura, riuscendo a trasmettere significati sottesi nonostante, spesso, si noti l’assenza di elementi connotanti quali ad esempio la tela.

Diego Soldà, Archivio4, 2016, tempera a strati, 21x17x32 cm

È proprio a partire da queste “mancanze” che agiscono le opere di Soldà, il quale riduce ai minimi termini i componenti propri dell’opera d’arte, per lasciare spazio solo a ciò che realmente è importante: il colore.
Sono lavori che vivono di una tensione che si ripercuote in un’attesa illimitata, reiterata nel gesto che racchiude, poco per volta, uno svelamento. Si tratta di un momento sospeso, di vuoto, che attribuisce interezza; un attimo che può idealmente sfiorare la concezione dell’infinito, di una temporalità manifesta nella sua continua stratificazione di velature di colori (e del pari alimentarsi di significati).
Ecco che il sentimento che sussiste nelle Pire si mostra proprio nell’accumulo di colore: con un espediente quasi ludico, le frastagliature, i tagli, le lacerazioni, le sollecitazioni, le crepe e le sezioni rivelano il cromatismo attento, scelto e depositato nel tempo secondo una visione inevitabile dettata dallo stesso susseguirsi costante di elementi sovrapposti.

Diego Soldà. Le verifiche del tempo, veduta della mostra, Castel Negrino Arte, Aicurzio (MB)

Allo stesso modo, negli Archivi, si assiste a una catalogazione generale e causale del colore, che termina in una forma regolare i cui confini sono sfumature biancastre, dove il volume della scatola, lo spazio occupabile, non è altro che una conseguenza – quasi un impedimento, in quanto elemento finito – cui adattarsi. Paragonabili a un diario di cui sono segnate pagine in ogni sfumatura di colore, gli Archivi si collegano a ricordi, attimi vissuti, esperienze annotate. I diversi strati cromatici riconducono alla ritmicità dell’esistenza, ciclo indistinto che si reitera in un moto perpetuo: tale movimento nasconde un atteggiamento di cura, ove il “prendersi cura” è processo vitale che acquisisce connotazioni umane verso un fattore perennemente in divenire.

Diego Soldà, Punteggiato, 2018, tempera a strati su legno, 87x49x18 cm

La spaccatura, che lascia in mostra il colore, è sintomo di una metamorfosi che pone la materia alla prova, uno stress che restituisce il risultato di un esperimento fisico nel divellere il contenitore medesimo. Ne fuoriesce una scansione millesimale vergata a colpi di pennello che, come lancette in-visibili, segnano lo scorrere non dei minuti bensì delle campiture.
La stratificazione sintetizza, allora, il tempo stesso in una concezione prospettica, figlia del taglio della scatola, nella visione trasversale con cui si osserva il lato nascosto di un lavoro infinito. Un lavoro costituito da centinaia di strati che si sovrappongono senza mai fondersi, mantenendo una propria unicità all’interno di un dialogo serrato, che si manifesta in un continuo ritmo scandito dalle pennellate che Soldà pone nello spazio-opera.
Eppure, nel complesso, questa reiterazione di movimenti, sfumature, tonalità assume un risultato globale che non lascia spazio a frammenti, stupisce sia al suo multiforme interno che nell’assolutezza del bianco che ostenta esternamente; sia dentro che fuori si viaggia su due livelli interpretativi univoci, ma sempre strettamente correlati.

Diego Soldà. Le verifiche del tempo, veduta della mostra, Castel Negrino Arte, Aicurzio (MB)

Una sedimentazione che riconduce a una reminiscenza atavica, all’intervallo trascorso, alla vita di un albero secolare che, ferito, conserva la propria dignità svelando la caducità dell’esistere. La pittura diviene materiale di sollecitazione, nell’eco di un gesto che accompagna ogni singolo strato.
E così il tempo diviene principe della narrazione che collega le opere in mostra: l’elevazione della temporalità è tale da giungere a un piano di realtà altro, dove, per assurdo, ogni istante è sospeso, disperso in ogni pennellata attribuibile alla memoria “del fare”. Lo spaccato cromatico di cui sono protagoniste le opere di Soldà è testimonianza di una sospensione, che si ferma nella gestualità controllata al millimetro nel suo scorrere incessante.

Diego Soldà. Le verifiche del tempo
a cura di Matteo Galbiati

9 marzo – 24 aprile 2019

Castel Negrino Arte
Strada per Castel Negrino 7, Aicurzio (MB)

Aperto tutti i giorni su appuntamento

Info: +39 335 8003552
info@castelnegrinoarte.com
www.castelnegrinoarte.com

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