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Rosfer & Shaokun. Face-off. No land

di Elena Baldelli

Tre nuovi cicli di lavori della coppia Rosfer & Shaokun vengono presentati da Fabbrica Eos facendo affiorare dall’oscurità della comunicazione nuove riflessioni sulla relazione Oriente/Occidente grazie alla naturale eleganza del corpo di Shaokun e allo scatto pulito di Rosfer. Una Cina ancora ai margini, lo dimostrano le barriere che un network di origine globale ha posto nei confronti di una popolazione intera; una Cina che a partire da un volto d’artista, affronta il rifiuto ricevuto, riconsegnandolo, tramite il corriere dell’arte, al suo mittente. Face off – No land – New 87 Angels rappresentano un percorso nei meandri di molte contraddizioni… l’Oriente, l’Occidente e il loro essere spesso vicini e altrettanto spesso molto lontani.

Elena Baldelli: Il 2006 vede Rosfer & Shaokun per la prima volta insieme nella realizzazione del progetto Visioni per inciso… Come nasce questa collaborazione?
Ruggero Rosfer:
All’epoca (2006) vivevo già da un anno a Pechino ed ho conosciuto Shaokun durante la settimana dell’arte presso il quartiere 798, rinomata area di gallerie che sorgono all’interno di un’immensa ex-fabbrica di armi. Così è stato prima di tutto un incontro sentimentale. Vivendo con Shaokun ho potuto apprezzare la sua arte di pittrice, e non solo, ed è nata la voglia di lavorare insieme ad un progetto comune. Così ho lasciato nelle mani di Shaokun alcuni scarti delle mie pellicole diapositive, rimanendo incredulo su come era riuscita ad intervenirvi. Abbiamo capito che potevamo lavorare anche insieme.

Da Fabbrica Eos presentate tre novità: Face-off, No Land e New 87 Angels. In che direzione si è evoluto il vostro lavoro rispetto al progetto precedente?
Il filo conduttore del nuovo progetto con il precedente, Visioni per Inciso, rimane sempre la voglia di far riflettere sulle problematiche ed i costumi della Cina contemporanea, oltre al suo dialogo con l’occidente. Potrei dire che questo nostro nuovo lavoro è probabilmente più trasparente e forte, toccando fatti davvero attuali.

Vi ponete in antitesi rispetto al concetto di “omologazione” e rivendicate “libertà di espressione” attraversando i dissapori e le incongruenze dei due estremi che, volenti o nolenti, rappresentate. In particolar modo Face off si pone a cavallo tra un social network di matrice occidentale e il corpo di donna orientale di Shaokun che tenta di eliminare dal suo volto la maschera di Facebook…
Nel trittico Face-off abbiamo voluto parlare della censura del social network Facebook operata in Cina. A quel tempo ero rientrato in Italia per un periodo e ricordo che Shaokun, come tutto il resto dei cinesi, non poteva accedervi. Questo risultava inconcepibile anche a loro stessi. Nella prima opera Face-off I si vede il volto di Shaokun sul quale è dipinta una porzione della mia pagina di Facebook; lei guarda l’osservatore e si capisce che c’è comunicazione. Nella successiva Face-off II si vede il volto di Shaokun con gli occhi chiusi; le mani iniziano a togliersi la “pelle”, simbolo dell’impossibilità di avere un “volto” aperto alla libertà di esprimersi. La pagina sta scomparendo per portare all’ultima immagine in cui si vede in sovrimpressione la pagina in cinese di Shaokun… lei ha gli occhi chiusi ed il suo volto sta perdendo sempre più brandelli di “pelle”.

I luoghi di provenienza territoriale giocano un ruolo protagonista poiché ognuno di voi porta con sé un bagaglio dal quale è difficile allontanarsi. In che misura si esprimono la componente occidentale e quella orientale di Rosfer & Shaokun e come dialogano tra di loro in funzione del risultato finale?
Sinceramente io e Shaokun non siamo in sintonia su molte cose, ma ci lega un filo conduttore molto forte che è quello del desiderio di “sposare” le nostre culture e visioni così diverse in un’unica espressione artistica che ne sia, in qualche modo, sintesi e che possa avere una valenza più ampia, proprio perché è il prodotto di due mondi così lontani, ma anche vicini in molti aspetti. Io nasco come fotografo di moda, attento alla creazione di un’immagine che secondo i miei canoni estetici rispecchi idea di bellezza ed eleganza. Shaokun è un’artista a tutto tondo, che utilizza la pittura e la performance come mezzi espressivi per rendere visibile la sua sensibilità percettiva e quindi molto distante da ogni stereotipo di idea di bellezza estetica, per come siamo abituati a pensarla noi occidentali. Non ti nascondo che spesso un progetto nuovo nasce più da uno scontro di idee che dalla sintonia che può esserci tra noi… è praticamente impossibile bloccare le nostre diversità culturali quando lavoriamo insieme, ma troviamo sempre un dialogo comune, perché vogliamo parlare di temi che riguardano tutto il mondo, non solo la Cina. Il nostro lavoro vede Shaokun praticamente come unico soggetto protagonista delle nostre opere, perché chi meglio di lei può esprimere ed imprimere sul proprio corpo il suo paese? A me è concesso ritrarre il visibile di un corpo che altro non è che il mezzo per una “performance” che, invece di svilupparsi attraverso una dinamica di immagini in video, si sviluppa successivamente attraverso l’intervento manuale di Shaokun sulla sua seconda “epidermide” quella che la vede affiorare sulla superficie della pellicola. Ho imparato a lasciare andare la sessione fotografica secondo il feeling che si crea di volta in volta con Shaokun e lontano dal voler controllare ogni minimo dettaglio come faccio nella fotografia di moda; cerco, invece, di immortalare qualcosa di meno visibile che solo Shaokun riesce a rendere quasi tangibile. Potrei quindi dire che, anche durante le riprese fotografiche, si attua una sorta di performance fotografica, che Shaokun finalizza successivamente.

La mostra in breve:
Rosfer & Shaokun. Face-off. No land
A cura di Denis Curti
Fabbrica Eos
Piazza Baiamonti 2, Milano
Info: +39 02 6596532
Fino al 19 febbraio 2011

Catalogo a cura di vanillaedizioni

Allestimento della mostra “Face off – No Land” negli spazi della Galleria Fabbrica Eos, © Ruggero Rosfer

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