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LECCO | Galleria Melesi | 11 maggio – 13 luglio 2019

Intervista a NANDO CRIPPA di Matteo Galbiati

La Galleria Melesi di Lecco, dopo sette anni dalla sua ultima personale, torna a proporre la ricerca scultorea di Nando Crippa (1974) nella mostra intitolata Approcci, in cui l’artista presenta quasi una trentina di lavori completamente inediti e creati per l’occasione. In queste nuove opere Crippa, sempre con il suo caratteristico linguaggio poetico ed espressivo, lascia dialogare e interagire più presenze facendo incontrare più personaggi in scene sospese e imponderabili.
Vincendo una sua certa ritrosia, abbiamo intervistato l’artista parlando di questo importante progetto personale:

Nando Crippa, Senza titolo, 2018, tecnica mista su MDF, cm 15.7x24x3 Courtesy Galleria Melesi, Lecco. Foto Stefano Pensotti

Sette anni dopo la tua prima, ritorni ad esporre nella nuova personale alla Galleria Melesi: di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, cosa trova di diverso lo spettatore abituale della galleria?
Di fatto non trova sostanziali novità rispetto al mio abituale linguaggio: lavoro sempre sulla stessa scala dimensionale e anche i personaggi son sempre gli stessi, attori di un ruolo particolare e interpreti di peculiari situazioni. Sono ideali autoritratti che vivono calati in una dimensione onirico-metafisica. Di nuovo c’è il tema: abbiamo visione di alcuni “approcci”. Nelle sculture prevale la presenza di due figure che la popolano simultaneamente, questo crea situazioni, dialoghi e storie inattese e imprevedibili.

Come sono cambiati i contenuti della tua ricerca e della tua visione? Quali elementi differenti hai introdotto?
Il mio linguaggio scultoreo non ha necessità di alimentarsi di continue novità, le vicende che si determinano sono il compendio di nuove narrazioni, di nuove estetiche emotive. Quando lavoro, ogni volta è come se fosse sempre la prima volta: quando inizio un’opera non vado mai avanti ad occhi chiusi, anzi, opero sempre con quelle difficoltà che stimolano la creatività propria di un artista. La testa rallenta e rende problematica l’operazione manuale, da qui scaturisce il dubbio, la riflessione e si ripete sempre lo stesso “errore”: ci si ostina e tutto diventa quell’ossessione che si traduce nel tuo gesto espressivo e riconoscibile. Questo credo essere la parte rilevante della mia ricerca e di quello che cerco di ritrovare nelle opere.

Nando Crippa. Approcci, veduta della mostra, Galleria Melesi, Lecco Courtesy Galleria Melesi, Lecco Foto Stefano Pensotti

Dicevamo che la mostra si concentra su opere che stabiliscono un  certo rapporto di coppia che non è, però, quello solo tra lei e lui, ma ci sono anche altre relazioni, scambi, … Cosa raccontano questi personaggi? Quali storie incarnano e quali personalità descrivono?
Sostanzialmente è un rapporto di coppia, ma ho anche aggiunto qualche animale domestico e non. Sono sempre situazioni di confronto e di reciprocità: nel caso dell’opera con l’orso è evidente una lettura in chiave ironica, mentre in quella con il cane – ispirata da una foto di Salinger di cui mi piaceva la situazione – ho allontanato l’uomo dall’animale, facendo scaturire una certa tensione tra loro due. Il risultato è quello di due esseri isolati che, scrutandosi da lontano, pensano in modo oscuro e silenzioso, quasi due sfingi in attesa di un qualcosa di imponderabile.
Nelle mie opere non ho mai intenzione di raccontare nulla, da scultore ragiono semplicemente in termini di pieni e vuoti, conscio che un qualche elemento narrativo esca, certamente, dal mio inconscio, però mi piace sempre e comunque che tutto rimanga avvolto da un certo mistero. Non ci sono movimenti, non ci sono velocità o rumori, non ci sono certezze o sicurezze. Lo spettatore può, in base al suo vissuto, alla sua personalità, alle sue esperienze e ai suoi sentimenti, liberamente inventare la sua storia e completare una sempre diversa definizione di ciascuna mia opera.

Nando Crippa. Approcci, veduta della mostra, Galleria Melesi, Lecco Courtesy Galleria Melesi, Lecco Foto Stefano Pensotti

Si parla forse di amore? Tema difficile…
È un tema, come dici, difficile… Probabilmente qui non se ne parla, non credo sia definito. Questi personaggi, anche quando sono ravvicinati, avvinghiati nel ballo, o prossimi uno all’altro, sono sempre isolati: ognuno si mantiene nel proprio mondo, si chiude nel suo intimo universo. Non c’è una condivisione, non trasmettono alcun tipo di sentimento, quindi, ognuno vive da solo. La coppia non aiuta l’amore, forse resta l’illusione di qualcosa che davvero non esiste.

Quanto conta, poi, per te un certo elemento di ironia, sia nel tuo lavoro in generale che in questa mostra nello specifico?
Ecco questo è un punto fondamentale, per me l’ironia o l’aspetto ironico sono determinanti. Molto dipende anche dalla scala dimensionale che utilizzo, perché i personaggi rimpiccioliti fanno scattare meccanismi particolari nello spettatore che pare osservare istanti di vita da lontano, quasi spiasse la scena, i suoi intrighi, da un punto di vista privilegiato, lasciando i loro interpreti ignari della sua incombente presenza. Come una telecamera monitoriamo dall’alto queste scene e ci divertiamo a scoprire in questi piccoli mondi, in questi frammenti di vita, lo specchio del nostro vissuto osservato con quella distaccata ironia – appunto – di chi pensa di esserne solo spettatore passivo e illudendosi di non esservi coinvolto.

Nando Crippa, Dove va il treno?, 2018, tecnica mista su MDF, polittico, cinque elementi da cm 17x21x3 ciascuno Courtesy Galleria Melesi, Lecco Foto Stefano Pensotti

Quali opere esponi? Che cosa proponi e come hai voluto l’allestimento?
Sono tutti lavori nuovi e inediti, creati appositamente per la mostra da Sabina Melesi. Sono diciannove tavolette dipinte di piccole formato, cui si aggiunge un “polittico” di cinque elementi, la mostra si completa poi da sei sculture il cui tono cromatico è leggero, sono molto molto delicate nelle loro tonalità. Non ci sono punti di colori forti o violenti. Il filo conduttore, come dicevamo, è quello dell’approccio, avvantaggiato dallo spazio della galleria che, relativamente piccolo, favorisce la sensazione di un ambiente raccolto. Il rischio, essendo piccolo, è di riempirlo troppo, di saturarlo di presenze: siamo, invece, riusciti a dare uno spazio e un orizzonte alle sculture, cosa per me molto importante. Lasciare un certo vuoto attorno ad esse le rende più forti ed intense.

Nando Crippa, Galeotto fu il libro e chi lo scrisse, Paolo e Francesca, 2019, terracotta dipinta, cm 26.5×44.5×44 Courtesy Galleria Melesi, Lecco Foto Stefano Pensotti

Quali progetti hai in cantiere dopo l’impegno di questa personale?
In cantiere ho una nuova mostra personale in autunno al MEB Arte Studio di Borgomanero (NO); poi sto lavorando a quattro mani con un noto designer, le sue e le mie opere si fonderanno in un solo intervento pur salvaguardando le rispettive identità e riconoscibilità. Le mie sculture si fonderanno con i suoi pezzi, ma non aggiungo altro al momento!

Nando Crippa. Approcci

11 maggio – 13 luglio 2019

Galleria Melesi
Via Mascari 54, Lecco

Orari: da martedì a sabato 16.00-19.00; altri orari su appuntamento

Info: +39 0341 360348
info@galleriamelesi.com
www.galleriamelesi.com

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