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VARESE | Punto Sull’Arte | 14 gennaio – 17 febbraio 2018

Intervista a JERNEJ FORBICI di Francesca Di Giorgio

Le ultime tre personali di Jernej Forbici sembrano andare alle radici del suo lavoro, rispettoso di un passato e di una memoria storica che fa parte di un vissuto. I luoghi dove è nato, In my place racconta l’artista «È il titolo che mi “segue” dall’inizio, ed è stata la prima serie di quadri che presentavano le discariche abbandonate vicino a casa mia».
Dopo la residenza a Londra, lo studio dei pittori inglesi e del cambiamento del paesaggio inglese dopo la rivoluzione industriale, ha creato la serie Blurry Future, «Offrendo una riflessione sul futuro incerto che ci attende, riportando l’attenzione dello spettatore in situazioni che potrei definire al limite o semplicemente stranianti perché mettono il suo corpo in una relazione dimenticata con la natura». Però è con la locuzione latina, Auri Sacra Fames, espressione tratta dall’Eneide di Virgilio e titolo dell’ultima serie, che Forbici lancia il suo messaggio: «La totale mancanza di una coscienza della responsabilità umana verso il luogo che ci ospita e nutre».
L’avidità che spinge l’uomo ad accumulare ricchezza senza badare alle conseguenze (a questo si riferiva Virgilio) implica uno sguardo rivolto al futuro…

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Jernej Forbici, The great failure, 2017, 2755×1855 cm, acrilico e olio su tela, courtesy Punto Sull’Arte, Varese

Il 2018 inizierà per te con una con nuova personale in una galleria con cui porti avanti un’importante collaborazione da anni…
La collaborazione con Sofia Macchi della Galleria Punto Sull’Arte ormai è consolidata da tempo e proprio per la stima reciproca, la libertà e la continuità del rapporto e delle nostre rispettive ricerche e ruoli, mi offre da tempo la possibilità di presentare sempre progetti molto articolati, come la mostra di gennaio. Di fatto sarà la continuazione e in parte la conclusione del progetto presentato lo scorso ottobre a Latina, alla galleria Romberg (curato da Italo Bergantini e Gianluca Marziani) che interrogava la questione ecologica da anni protagonista della mia ricerca artistica, e in questo caso le modificazioni dell’ambiente-terra quale risultato della cultura, della civiltà, della storia dall’antichità ad oggi.

Jernej Forbici, Sleep-in-the-Fire-2015-acrilico-e-olio-su-tela-260x210cm-New-Documents-2016-veduta-mostra-Galleria-Punto-SullArte-Varese

Jernej Forbici, Sleep in the Fire, 2015, acrilico e olio su tela, 260×210 cm, New Documents 2016, veduta della mostra Galleria Punto Sull’Arte, Varese

Su quali “idee” stai lavorando in particolare?
È normale per l’uomo moderno pensare e accettare che il futuro vada avanti da solo, e che sia una cosa indipendente dalla nostra partecipazione. Ma quando ci confrontiamo con la possibilità della non-esistenza, senza nessun futuro, l’idea della nostra estraneità sembra non solo assurda ma anche inaccettabile e terrificante. Ecco, allora, nei miei quadri, l’idea del mondo che arriva alla sua fine. Il progetto, di fatto, mira a sensibilizzare il pubblico intorno a problemi specifici e a mantenere vitale la capacità di leggere e apprezzare, in generale, la verità e l’equilibrio che la natura e la storia consegnano all’umanità. La nuova mostra personale, dunque, dal titolo Welcome to the final show (prende avvio ed ispirazione dalla canzone Sign of the times di Harry Styles), sarà sostanzialmente divisa in due parti. La prima presenta “il prima del dopo”, e la seconda il dopo. Ci sto lavorando da diversi mesi e dovrebbe dare al visitatore, tramite i lavori pittorici e quelli installativi, la sensazione di essere dentro un museo naturalistico (da cui l’Herbarium) per il futuro, però privo di qualsiasi nota futuristica, soltanto raccontando cos’è successo e cos’è rimasto…

Jernej Forbici, Prima-del-dopo-veduta-mostra-Galleria-Romberg-Latina-

Jernej Forbici, Prima del dopo, veduta della mostra, Galleria Romberg, Latina

Con la pittura riesci a costruire veri e propri ambienti in cui i quadri dialogano con determinati oggetti. Hai parlato di installazioni…
È praticamente dagli inizi che aggiungo spesso ai quadri degli oggetti o delle vetrine che in qualche modo creano una barriera tra il quadro e lo spettatore, come una specie di confine che non permette l’avvicinamento al paesaggio già distrutto dall’uomo, per proteggerlo da ulteriori danni. Nelle più recenti installazioni sono presenti da un lato grandi fonti di calore a raggi infrarossi, tavole o mensole piene di documentazione fotografica, disegni o video; o dall’altro, come è già stato per la mostra alla Romberg di Latina, così sarà anche a Varese, grandi vetrine illuminate che contengono le ceneri, le piante morte o gli insetti collezionati nei luoghi inquinati rappresentati già, di fatto, nei lavori pittorici.

Credo che uno degli aspetti più contemporanei della tua pittura sia quello di renderci consapevoli di una visione. Che tipo di sguardo cerchi in chi osserva un tuo lavoro?
Uno sguardo rivolto alla responsabilità, non solo di tutti noi, ma soprattutto delle persone che sono al potere, quelle che arricchendosi verso assurdi confini, lasciano dietro le spalle disastri irreparabili. Chiedo di essere consapevoli del fatto che non ci sono rimaste vie di uscita e che dobbiamo subito fare un patto, un accordo con la natura, quel “The Natural Contract” di cui già ci parla Michel Serres: «In fact, the Earth speaks to us in terms of forces, bonds, and interactions, and that’s enough to make a contract. Each of the partners in symbiosis thus owes, by rights, life to the order, on pain of death» o ancora: «Back to nature, then! That means we must add to the exclusively social contract a natural contract of symbiosis and reciprocity in which our relationship to things would set aside mastery and possession in favor of admiring attention, reciprocity, contemplation, and respect; where knowledge would no longer imply property, nor action mastery, nor would property and mastery imply their excremental results and origin…».

Jernej Forbici, Auri sacra fames VI, diametro 20 cm, 2017. acrilico e olio su carta

Jernej Forbici, Auri sacra fames VI, diametro 20 cm, 2017. acrilico e olio su carta

Il legame con la fotografia è ancora forte?
La fotografia è per me un mezzo documentario, che mi permette di seguire i cambiamenti di un luogo, ma non la uso mai mentre dipingo. Alla fotografia, negli ultimi anni, come i mezzi documentari (disegni, schizzi, video…), si aggiungono anche gli elementi naturali (piante, fiori, insetti, cenere, terra…) che colleziono e documento, e che avranno una parte importante nella mostra a Varese.

In ormai quasi vent’anni nel tuo percorso ti sei mantenuto fedele alla pittura e a tematiche specifiche che non si riducono alla sola riflessione ecologista. Riesci ad individuarle per noi?
Possiamo dire che il mio lavoro è, in un certo senso, autobiografico. Sono cresciuto in un piccolo paese circondato da ben tre discariche di rifiuti industriali e una grande fabbrica. Così è logico che il mio lavoro abbia una nota fortemente ecologista che però si sviluppa anche nelle domande sulla nostra stessa esistenza, memoria… La pittura è, ed è stata, il primo ed unico medium non solo scelto, ma cercato, letto ed interpretato. L’unico che mi permette di dare voce, attraverso il semplice colore, la materia e la forma (il quadro) a quel senso di fastidio, di dolore, di offesa e rabbia che nascono dal profondo turbamento della natura rispetto alla modernità.

Jernej Forbici, auri sacra fames IX, diametro 20 cm, 2017, acrilico e olio su carta

Jernej Forbici, auri sacra fames IX, diametro 20 cm, 2017, acrilico e olio su carta

Se dovessi osservare l’evoluzione del tuo lavoro dal punto di vista dei “graffi” lasciati sulla tela e dalla presenza constante del colore rosso?
Il rosso sulle mie tele nasce dal fango rosso, che rimane dopo la produzione dell’alluminio e che ha fortemente influenzato le nostre vite e il paesaggio nel mio paese nativo. Però negli ultimi anni il rosso ha assunto anche altri significati, tra i quali quello più ovvio, “il sangue” della natura, del pianeta che non ce la fa più. Tutti gli accumuli di colore, i graffi e le forme insolite presentano la mano cattiva dell’uomo, che nelle tele è presente soltanto tramite questi particolari e non merita più di far parte della natura che sfrutta consapevolmente per svariati e ingiustificati motivi.

Jernej Forbici. Welcome to the final show
a cura di Ermanno Tedeschi

14 gennaio – 17 febbraio 2018
Inaugurazione sabato 13 gennaio 2018 ore 18.00-21.00

PUNTO SULL’ARTE
Viale Sant’Antonio 59/61, Varese

Info: +39 0332 320990
info@puntosullarte.it
www.puntosullarte.it

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