Non sei registrato? Registrati.
MILANO | ICA Milano | 28 novembre 2019    2 febbraio 2020 e 13 dicembre – 8 febbraio 2020

di PIETRO BAZZOLI

Denominare è l’atto di attribuire un nome significativo o riconoscibile, che possa definire in modo chiaro un avvenimento, un pensiero o, come in questo caso, una mostra e il bacino che la contiene. Non è un caso, dunque, che ICA si definisca attraverso quella che è la sua specifica funzione di Istituto Contemporaneo per le Arti: le mostre che in parallelo sono ospitate all’interno dei suoi diversi spazi tratteggiano, in modo accurato, differenti fasi storiche del panorama artistico e sociale.

Simone Forti, Simone sitting with a Lion Cub, Bioparco di Roma, Italy, 1968 Credit: Photographer unknown

Un approccio che è sempre stato il vero e proprio tratto distintivo di una realtà che si affaccia alla già ricca proposta milanese. Eppure il suo essere fruitore di linee guida per l’interpretazione degli avvenimenti odierni rende ICA un modello unico. Ancora una volta, le rassegne che vivono negli spazi dell’ex fabbrica meneghina non celano un risvolto culturale atto a indagare più le manifestazioni sociologiche che quelle puramente estetiche. Cambiamenti, correnti di pensiero, mutamenti del sentire di una comunità universale sono i protagonisti percepiti attraverso le opere esposte. Una riflessione che si manifesta per mezzo dell’arte, testimonianza immanente di come l’essere umano viva – prima di tutto sulla propria pelle – ciò che è lo strato epidermico del mondo. Sino ai livelli più assoluti dell’animo.

Simone Forti. Vicino al cuore, installation view, ICA Milano Photo Filippo Armellin

La mostra Simone Forti. Vicino al cuore racchiude le fasi più significative della ricerca dell’artista dagli anni Sessanta a oggi, raccogliendo una selezione di opere storiche e inedite – tra cui disegni, acquerelli, installazioni, video di documentazione e performance – strettamente legati alla sua biografia.
Una ricerca che non si esaurisce nel solo atto performativo, ma che ha la intrinseca capacità di tessere un continuo dialogo tra improvvisazione e sperimentazione, che ben rappresenta la riflessione etica, filosofica e intellettuale di Simone Forti (1935).
Scrivono i curatori:

“Per Simone Forti, interessata a conoscere la realtà attraverso il corpo, l’esperienza diretta rappresenta l’elemento principale per la comprensione del mondo circostante. Durante la sua carriera, infatti, ricerca artistica ed esperienze personali si fondono e si influenzano le une con le altre, caratterizzando il suo lavoro con una libertà senza paralleli che rende la sua pratica priva di demarcazioni legate a specifici generi o discipline.”

È dunque il corpo a definire un modello espressivo che ha il merito di andare aldilà del gesto, del movimento, dell’interazione per giungere a un unico dialogo.
Sebbene siano riproposte le fasi salienti del percorso di Simone Forti, dalle esperienze newyorkesi al periodo romano, la forza espressiva sovrasta in tal modo l’elemento retrospettivo che allo spettatore resta il complesso equilibrio tra condizione di restrizione e libertà.
Se proprio il corpo è, perciò, elemento distintivo di ciò può essere l’essere umano, un’importante riflessione deve essere necessariamente fatta in merito a come gli altri percepiscono tale corpo. Diviene di vitale importanza l’accettazione ai livelli più superficiali della comunicazione della fisicità stessa, di come percepita, di come è raccontata. Questo perché non può essere negato il fatto che il modo in cui la società e le istituzioni presentano determinati argomenti influenzi la percezione stessa, attraverso il proprio sguardo.

Radha May, installation view, ICA Milano Photo Filippo Armellin

È proprio di cambiamenti e percezioni, di censure e comunicazione parla la mostra When the towel drops, ospitata nella Project Room di ICA: il collettivo femminile Radha May (Elisa Giardina Papa, Nupur Mathur, Bathsheba Okwenje) si fa dunque testimone della deliberata presa di posizione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali in materia audiovisiva. L’installazione proposta ripercorre sezioni che l’organo ministeriale ha deciso di tagliare dalle pellicole in uscita nei cinema. In questi spezzoni dimenticati, si vedono donne che non hanno nulla da nascondere, che non celano il proprio aspetto o situazioni che vanno dalla nascita a un atteggiamento conturbante. Situazioni scomode, forse, ma reali a prescindere dall’epoca in cui si vive.
La doppia chiave di lettura che se ne può ottenere è quindi, da un lato, l’arduo percorso che la comunità ha dovuto affrontare per far si che il corpo umano potesse essere finalmente visto. Dall’altro, trattandosi in larghissima maggioranza di donne, assume la valenza di premonitore sociale: parità dei sessi, pari dignità di genere, di ruolo, di diritti assumono connotazioni ancor più definite se si pensa all’oggi.

Arte Povera e Multipli, Torino 1970-1975, installation view, ICA Milano Photo Filippo Armellin

In concomitanza, ICA presenta la seconda edizione di Gallery Focus, percorso che documenta la storia delle gallerie italiane dagli anni Cinquanta ad oggi. Un percorso lungo più di mezzo secolo, in grado di definire l’identità di un paese attraverso il fondamentale contributo della contemporaneità applicata all’arte. Le atmosfere, la vita, le nuove diramazioni del vivere moderno di quegli anni sono trasposte attraverso uno sguardo multidisciplinare, che testimonia i mutamenti della cultura visiva italiana. La mostra Arte povera e Multipli, Torino 1970-1975 si pone la difficile sfida di rappresentare uno dei più importanti spezzati dell’arte italiana attraverso quell’elemento che per definizione non è unico, univoco, solo. ICA delinea un lustro denso di innovazione novità attraverso documenti, fotografie, libri, riviste, inviti, locandine e  diverse opere non più “pezzi unici”, bensì motore per una nuova ricerca espressiva. Fautore di tale pensiero fu Giorgio Persano con la sua galleria aperta Torino nel 1970, che per l’appunto prende il nome di Multipli. Un vero approccio sperimentale, “nuovo atteggiamento per possedere un reale dominio dell’esserci”, come scrive Germano Celant su Flash Art per definire l’Arte Povera. Protagonista diviene quindi un’opera d’arte figlia dell’immenso miracolo chi si respirava ancora in quegli anni, volto a rendere accessibile l’opera d’arte stessa, nel suo essere realizzata in un certo numero di esemplari – seppure limitati – e ben lontana dall’idea di serialità.

Simone Forti. Vicino al cuore
a cura di Chiara Nuzzi e Alberto Salvadori

When the towel drops
a cura di Claudia D’Alonzo

28 novembre 2019    2 febbraio 2020

Arte povera e “Multipli”. Torino 1970-1975
a cura di Elena Re

13 dicembre  – 8 febbraio 2020

ICA Milano
Via Orobia 26, Milano

Orari: da giovedì a domenica 11.00- 19.00
Ingresso libero 

Info: +39 375 5324806
office@icamilano.it
www.icamilano.it

Condividi su...
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •