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ROMA | BASILE CONTEMPORARY – GALLERIA D’ARTE CONTEMPORANEA | FINO ALL’11 MAGGIO 2024

di MATTEO DI CINTIO

In un recente contributo saggistico dal titolo L’ombelico del sogno, lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi ha ricordato come il sogno si strutturi a partire da una sorta di “punto cieco”, da un elemento oscuro che disadorna ed obnubila la logica narrativa delle immagini oniriche. È lo stesso Freud ad ammettere che «ogni sogno ha per lo meno un punto in cui esso è insondabile, quasi un ombelico attraverso il quale esso è congiunto con l’ignoto». La trama simbolica del sogno, quindi, proietta inevitabilmente sul palcoscenico onirico della nostra mente una sorta di “cono d’ombra”, una zona nera che mette in contatto l’essere umano con il mistero della vita. Se dovessimo circoscrivere un punto di comunanza fra i lavori di Matteo Basilè, Danilo Bucchi e Paolo Grassino, esposti alla piccola galleria romana Basile Contemporary per la mostra Trialogo a cura di Gianluca Marziani, potremmo sans doute connetterci alle fascinazioni oniriche freudiane, giacché in tutti e tre gli artisti converge la necessità di entrare in contatto con la suggestione offerta dal sogno, ma ancor di più con quell’“ombelico”, con quella scorza di reale direbbe Lacan che il gesto artistico mostra e “dis-mostra”. Diamo quindi uno sguardo ad alcune delle opere esposte, tenendo presente tale fil-rouge declinato in nero.

Matteo Basilé, Marble Adam, 2016

Il fotografo Matteo Basilè è stato fra i primi ad utilizzare la Computer Art e, tramite la fusione fra arte e tecnologia, affida alle sue due opere presenti nello spazio espositivo il linguaggio e le tematiche che da sempre “contaminano” la sua ricerca artistica, ossia lo sconfinamento fra reale e irrealtà e l’esplorazione del rapporto fra genere umano e paesaggio. Proprio un rapporto quanto mai surreale e sognante è ciò che viene messo in luce dal dittico fotografico Marble Adam (2016): una cava di marmo lucente come sottofondo paesaggistico offre dimora ad un cetaceo morente e ad un uomo in tunica nera col viso coperto da una maschera da scherma.
Dal riferimento alla scherma si passa (è un colpo d’occhio notevole!) all’oscurità di uno schermo, incastonato nella pietra del marmo. Lì si situa l’ombelico del sogno di Basilè, lo schermo che fa da “schermata” alla profondità incauta della cava e che perimetra i confini fra virtuale e realtà. Una sorta schermo cubo che occhieggia l’ignoto e che si situa proprio lì, nell’area di un rettangolo nero che “buca” l’immagine fotografica.

Danilo Bucchi, VOLUME, 2023, 50×70, resina e smalto su tela

Tutta l’opera di Danilo Bucchi, invece, declina il nero come tratto, gesto segnico. Le sue tele monocromatiche, bianche o nere, ospitano l’arzigogolarsi del movimento di una pittura in resina che trasmette tutta la forza di un gesto che fa segno. Tale pittura si trasforma nell’impronta di un linguaggio scritturale senza significazione, che non rimanda a niente se non al suo farsi. Bucchi ci invita a far esperienza della zona d’ombra della scrittura, ossia di quel tratto che, ancor prima di essere lettera e struttura semantica, si realizza esclusivamente come materia.

Veduta della mostra Trialogo, Matteo Basilé, Danilo Bucchi e Paolo Grassino, Basile Contemporary, Roma, in primo piano Bestia di Paolo Grassino. Ph. Salvatore Orfino

Veniamo allo scultore Paolo Grassino e al carattere mercuriale della sua opera: troneggia infatti nello spazio espositivo l’installazione Bestia, strutturata affastellando in verticale macabre sculture dall’aspetto canino. I caratteri morfologici dell’animale sono minimizzati per far emergere un’ombrosità arcigna e perturbante: ombreggia fra le pieghe dell’opera una forza fantasmatica che stupisce ed irretisce assieme. Il “divenire” fantasma, per parafrasare un detto deleuziano-guattariniano, albeggia anche nell’opera Resa (2022) dove la rappresentazione delle mani di un essere umano è scarnificata, disossata, ridotta a flebili intrecci di arterie e vene. Vi è una spinta a pensare l’uomo per trame oscure, punto ignoto fra sogno e realtà in decadimento, futuro amorfo e presente in perdita di consistenza.
Come afferma Marziani nel suo testo critico, la triangolazione messa in campo dal dialogo fra gli artisti «fa risuonare un linguaggio primario, una matrice d’ingaggio che nel processo formale [porta] a frammentate, ripensare, ibridare e ricomporre l’archetipo per poi nuovamente sfaldare, cicatrizzare, atomizzare i risultati, creando così la struttura semantica del proprio arcano estetico»; cosa c’è di più archetipale, di più arcano, che dimorare nel sogno, per sondare, anche per un attimo, la vertigine di un ignoto?

Paolo Grassino, resa, 2022, acrilico su carta, due dittici di 100x140cm, ogni elemento

TRIALOGO. Matteo Basilé, Danilo Bucchi e Paolo Grassino
a cura di Gianluca Marziani
in collaborazione con Giuliano Rocca art dealer

Basile Contemporary – Galleria d’Arte Contemporanea
via di Parione 10, Roma

23 marzo – 11 maggio 2024

Orari: la galleria è aperta dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 20.00

Info: +39 06 97165279
+39 340 0001260
basilecontemporary@gmail.com
info@basilecontemporary.com
www.basilecontemporary.com

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