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FIRENZE | Palazzo Medici Riccardi | 19 ottobre 2018 – 24 marzo 2019

Intervista a GIANLUCA MARZIANI e STEFANO S. ANTONELLI di Matteo Galbiati

Politica, etica, società, economia, sistemi di comunicazione, attualità, costume, cultura e, di certo, arte sono gli elementi chiave del dissacrante ed ironico linguaggio di Banksy, esponente di punta della street art internazionale attuale. L’artista inglese compare sempre là dove deve esserci e lascia, con i suoi interventi, una testimonianza di fortissima potenza espressiva ed evocativa, capace di catalizzare una grande attenzione e suscitare riflessioni e giudizi. Nonostante sia ancora “protetto” da un incrollabile anonimato, gode, per questo suo peculiare modo di proporsi, di una fama planetaria che lo ha reso oggetto di studio e di profondo interesse. Tra le mostre che hanno fatto molto parlare e scrivere di più in questi ultimi tempi, certamente vanno annoverate le due distinte occasioni espositive che in Italia stanno testimoniando, con molto riscontro e successo, il lavoro del writer di Bristol: Banksy. This is not a photo opportunity a Palazzo Medici Riccardi di Firenze e  A visual protest. The art of Banksy al MUDEC-Museo delle Culture di Milano.
Abbiamo scelto di approfondire i contenuti delle mostre, il linguaggio di Banksy e la sua visione intervistando – in tue tempi – i curatori delle sue rassegne. In questo primo capitolo abbiamo conversato con Gianluca Marziani e Stefano S. Antonelli curatori della mostra fiorentina:

Banksy. This is not a photo opportunity, veduta della mostra, Palazzo Medici Riccardi, Firenze

Vorrei iniziare con una domanda “provocatoria”: come si organizza una mostra “abusiva” senza il consenso dell’artista e senza la sua presenza, senza un confronto diretto con lui?
Si agisce nel rispetto dei limiti previsti dall’artista stesso. Studiando la storia espositiva dell’artista emerge che Banksy non autorizza alcuna mostra che non sia un progetto di sua diretta emanazione.
Sul piano delle mostre organizzate al di fuori del proprio entourage, ce ne sono alcune che vengono rifiutate dall’artista con chiari messaggi espliciti sui social, diffusi attraverso il suo account Instagram – unico canale social dell’artista – e altre che Banksy accetta, o meglio non condanna, in silenzio, senza autorizzarle ufficialmente. Per quanto riguarda noi, comunichiamo con i suoi referenti via mail per informarli, rendendo conto del progetto scientifico, delle opere esposte e delle sedi espositive; non produciamo merchandising, non abbiamo editato un catalogo della mostra (che avremmo venduto in grandi quantità, ne siamo certi, e cerchiamo solo opere ufficialmente originali) ed esponiamo solo opere certificate da Pest Control provenienti da collezioni private.
Il valore scientifico della nostra mostra risiede nell’impianto curatoriale, nella cura allestitiva, nel rispetto iconografico ma soprattutto nel modello analitico con cui abbiamo ricostruito il percorso tematico e concettuale attraverso le immagini e alcuni oggetti rari.

Chi sono gli intermediari, i referenti, con chi ci si relaziona? Da dove provengono le opere?
Ogni mostra su Banksy nasce in maniera differente dalle altre. Ci sono progetti di pura deriva commerciale, ed è una cosa che condanniamo per ragioni etiche e impostazione professionale. In alcuni casi si assiste a progetti intelligenti, dalle visuali inaspettate, corredati da letture trasversali del fenomeno. Il nostro progetto riguarda il secondo caso.

Banksy. This is not a photo opportunity, veduta della mostra, Palazzo Medici Riccardi, Firenze

Chi è davvero Bansky secondo voi? Cosa si cela dietro l’alone di mistero che ne circonda gli interventi?
Domanda da diversi milioni di dollari, direbbe qualcuno. Risponderei citando Pirandello e un suo titolo: uno, nessuno, centomila. Aggiungerei: uno, nessuno, centomila, qualche milione. La potenza delle identità celate crea conseguenze strabilianti nel feticismo malato di questa società, sempre più ossessionata dai volti e dai corpi, come se la pura presenza fosse il segno di un contenuto.

Quale e quanta originalità resta nelle sue opere e nei loro messaggi? Non si rischia di renderlo “fenomeno” mediatico e commerciale? Siamo certi che riesca a mantenere la propria indipendenza dal “sistema” con l’anonimato come unica difesa?
Banksy è così intuitivo e veggente da captare le azioni che possono diventare fenomeni mediatici. Il suo lavoro è un codice sorgente con cui agisce sul sistema comunicativo per sovvertirlo attraverso gli stessi elementi del mondo mediatico. È lui l’ago della bilancia, il factotum di se stesso, l’artefice di ogni conseguenza. Banksy non può essere fagocitato poiché agisce in perfetta autonomia dal sistema, è padrone della filiera produttiva e distributiva, cosa che pochissimi artisti sono riusciti a fare negli ultimi trent’anni.

In cosa si caratterizza il linguaggio “street” di Banksy? Cosa lo connota ancora in modo determinante?
La capacità di profonda sintesi, impatto comunicativo e densità dei layer dietro ogni immagine prodotta.

Banksy. This is not a photo opportunity, veduta della mostra, Palazzo Medici Riccardi, Firenze

Attualmente sono in corso due mostre su di lui a Milano e questa di Firenze: non si rischia una “conflittualità” data la peculiare posizione assunta dall’artista?
Non credo nelle conflittualità quando le mostre sono in città diverse. Ogni progetto risponde in proprio dei suoi pregi e difetti, offrendo al pubblico il risultato di una qualità curatoriale che distingue le singole mostre. Direi che ci sono diverse somiglianze in termini formali, ma enormi differenze in termini di costruzione analitica del progetto. Vedetele entrambe e giudicate voi.

In cosa si caratterizza quella da voi curata?
Banksy sembra aver conquistato il pubblico con immagini apparentemente semplici, tra tutte la bambina con il palloncino. Tuttavia, studiando la genesi delle immagini è emerso un percorso generativo articolato e complesso di cui le immagini finali sono una sintesi estremamente potente.
La nostra mostra cerca di indagare e raccontare questa genesi, cosa c’è dietro la potenza e il successo di tali immagini attraverso un denso apparato testuale, in altre parole nella mostra c’è tanto da guardare ma altrettanto da leggere.

Avete mai incontrato e conosciuto Banksy? Se sì che impressioni ci potete riferire?
Mai incontrato. Quantomeno consapevolmente. Anche se qualche dubbio, davanti ad uno con la birra in mano, il volto coperto e una maglietta dei Massive Attack fuori da Palazzo Medici, lo abbiamo avuto… Stiamo scherzando, ovviamente…

 

Banksy. This is not a photo opportunity
cura di Gianluca Marziani e Stefano S. Antonelli
promossa e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale
con il patrocinio di Firenze Città Metropolitana
con il sostegno di Regione Toscana
con la collaborazione di Mus.e

19 ottobre 2018 – 24 marzo 2019

Palazzo Medici Riccardi
Via Cavour 1, Firenze

Orari: tutti i giorni 9.00-19.00
Ingresso intero+mostra €10.00; ridotto+mostra €6.00

Info: www.palazzomediciriccardi.it

 

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