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CORINALDO (AN) | Ashram Joytinat | Dal 3 settembre 2017

Intervista a T-YONG CHUNG a cura della Redazione

Land Art Marche è un progetto artistico ideato da Fulvio Chimento nell’Ashram Joytinat di Corinaldo (AN), che nel 2016 ha ospitato la performance Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, realizzata anche grazie al coinvolgimento di Raffaele Quattrone, “ambasciatore” della Fondazione Pistoletto. Nel 2017 l’invito è stato rivolto allo scultore T-yong Chung, nato in Corea del Sud nel 1977 e residente in Italia dal 2002, che attualmente vive e lavora a Milano. La location che ospita la rassegna è l’Ashram Joytinat, una comunità vedica fondata nel 2006 dal Maestro indiano Swami Joythimayananda, che diffonde principi ispirati allo Yoga e all’Ayurveda. Lo scopo del progetto è dare vita a un’opera in grado di dialogare con il contesto paesaggistico e di integrarsi nella dimensione spirituale del luogo. T-yong Chung ha ideato un’installazione sonora che predispone il visitatore a una condizione di ascolto del Sé (interiore ed esteriore), coinvolgendolo un’esperienza artistica totalizzante.

L'opera di T-yong Chung, Bungalow Mantra, inserita nel contesto paesaggistico delle colline marchigiane, Ashram Joytinat, 2017

L’opera di T-yong Chung, Bungalow Mantra, inserita nel contesto paesaggistico delle colline marchigiane, Ashram Joytinat, 2017

Bungalow Mantra è l’opera che hai installato in una dimensione paesaggistica d’eccezione, quella offerta dalle colline marchigiane. Che relazione si è instaurata tra il tuo lavoro e il luogo?
Ho creato un’installazione costituita principalmente da una struttura di legno, che nella sua semplicità si richiama a un bungalow: un’abitazione di modeste dimensioni tipica dell’India. Il materiale utilizzato per l’installazione è un legno grezzo reperito in loco, mentre la copertura del tetto è ottenuta grazie all’utilizzo di fascine di saggina secca (in lat. Sorgum vulgare), una pianta utilizzata anche nella copertura delle capanne di età pre-romana. L’opera è stata posizionata su una collina che domina l’Ashram Joytinat, in un’area che viene ciclicamente destinata alla coltivazione di cereali. All’interno della struttura lignea ho inserito in evidenza il mio iPhone, che diffonde a basso volume una registrazione effettuata dal vivo nella sala Yoga dell’Ashram: 26 minuti di mantra cantati dagli allievi della Scuola Joytinat.

T-yong Chung, Bungalow Mantra, sound installation, Ashram Joytinat (AN), 2017

T-yong Chung, Bungalow Mantra, sound installation, Ashram Joytinat (AN), 2017

Da un punto di vista simbolico, quale significato attribuisci a questo bungalow?
Ho voluto dare l’idea di un rifugio primitivo e, al tempo stesso, di una casa di campagna in rovina inserita in una dimensione pastorale. Ho cercato di realizzare una misteriosa struttura/abitazione/spazio vuoto per stimolare il pubblico a entrarvi. Una volta all’interno, il visitatore ascolta in modo intimo il suono dei mantra fuoriuscire da un iPhone, e nel frattempo osserva il paesaggio circostante, poiché le pareti del bungalow, non uniformi, presentano evidenti aperture.
La chiave di volta del lavoro è il rapporto tra l’uomo e una dimensione globale, omnicomprensiva, oserei dire spirituale, testimoniata dalla documentazione fotografica delle opere del progetto Land Art Marche eseguita per mezzo di una gru dotata di carrello meccanico di 40 metri di altezza, che permette di restituire una visione zenitale del lavoro.

T-yong Chung, Bungalow Mantra, sound installation (interno dell'installazione), Ashram Joytinat (AN), 2017

T-yong Chung, Bungalow Mantra, sound installation (interno dell’installazione), Ashram Joytinat (AN), 2017

Sei riuscito a rispettare l’idea di realizzare un’opera con materiali poveri legati al territorio, e dunque integrati al paesaggio, però hai scelto di inserire nell’installazione anche un iPhone, creando un elemento di contrasto. A che scopo?
Ho utilizzato materiali esclusivamente reperiti in loco, il progetto stesso poneva questa condizione, poiché l’opera deve essere in grado di creare una relazione mimetica con il paesaggio. Considero anche il mio cellulare appartenente a una natura “facile”, nel senso che l’ho utilizzato come elemento in grado di completare l’installazione. Sono sicuro che il mio iPhone7 tra dieci anni potrà essere considerato un materiale povero, direi che la struttura lignea del bungalow e la presenza del cellulare a vista possano essere considerati elementi tra loro non in contrasto.

T-yong Chung, Bungalow Mantra, sound installation (particolare I-phone), Ashram Joytinat (AN), 2017

T-yong Chung, Bungalow Mantra, sound installation (particolare iPhone), Ashram Joytinat (AN), 2017

Quali sono le principali differenze nel misurarsi con una realtà espositiva museale e un’esperienza legata alla Land Art, in un luogo caratterizzato da un forte legame con la spiritualità, con un pubblico meno abituato all’arte contemporanea?
Prima di arrivare fisicamente all’Ashram Joytinat avevo in mente di realizzare tutt’altro tipo di opera, mi ero lasciato influenzare dalla vista di Terzo Paradiso, l’installazione in balle di paglia realizzata l’anno precedente e legata alla performance di Michelangelo Pistoletto. Ma, quando ho iniziato a elaborare il mio lavoro, quelle suggestioni sono svanite, perché bisogna sempre confrontarsi dal vivo con le contingenze legate al luogo, ma soprattutto perché ho capito che per elaborare il lavoro avrei dovuto attivare tutti i miei sensi, in una relazione propositiva con la natura e le specificità dell’Ashram. Così nasce Bungalow Mantra.

T-yong Chung e il Maestro indiano Swami Joythimayananda, fondatore dell'Ashram Joytinat (AN), durante l’allestimento di Bungalow Mantra (AN), 2017

T-yong Chung e il Maestro indiano Swami Joythimayananda, fondatore dell’Ashram Joytinat (AN), durante l’allestimento di Bungalow Mantra (AN), 2017

Rapportarti con il curatore del progetto è stato differente rispetto al normale confronto che si crea in occasione di eventi espositivi “canonici”?
Con Fulvio Chimento ci siamo trovati in sintonia, lui ha rispettato la mia sensibilità artistica e soprattutto l’evoluzione del lavoro. Mi ha lasciato sviluppare le mie idee, ma si è prestato quotidianamente al confronto insistendo sull’aderenza dell’opera con le caratteristiche specifiche del progetto. Ho quindi dato vita a un’installazione sonora in grado di integrarsi con la dimensione spirituale del luogo. L’opera verrà utilizzata dagli abitanti dell’Ashram come spazio per la pratica della meditazione e del canto.

T-yong Chung, Bungalow Mantra, sound installation (particolare dell'esterno), Ashram Joytinat (AN), 2017

T-yong Chung, Bungalow Mantra, sound installation (particolare dell’esterno), Ashram Joytinat (AN), 2017

Nelle tue opere è sempre presente una “traccia” di spiritualità, che tendenzialmente è meno dominante nei lavori di artisti europei o di tradizione angloamericana. Quali sono le principali caratteristiche dell’arte orientale applicate alle tue opere?
Nel mio lavoro cerco sempre un equilibrio tra la sfera visiva e quella mentale, ma anche tra componenti figurative e astratte, tra Occidente e Oriente. Se nei volti delle mie sculture intervengo solitamente con un levigatore industriale, lo faccio perché voglio ottenere uno spazio vuoto su un viso che segue i canoni della statuaria greco-romana. Oppure a volte recupero pezzi di ferro che trovo abbandonati nelle campagne e li levigo in una parte con la carta per il vetro, in modo che diventino brillanti come specchio.

In cosa l’arte occidentale ha influenzato il tuo lavoro, visto che da diversi anni vivi in Italia?
Dell’arte italiana del secolo precedente mi lascio influenzare dall’Arte Povera, poiché gli artisti legati a questo movimento sono riusciti a dare vita a lavori altamente poetici e di forte impatto, pur ricorrendo a materiali leggeri e nel complesso molto semplici. Ciò non significa che considero la cultura artistica occidentale superiore o migliore di quella orientale, o viceversa. Mi piace mantenere equilibrio tra queste due componenti, le sento come tradizioni distinte, ma che incontrandosi si rispettano. Bungalow Mantra, per esempio, può sembrare un rifugio primitivo, ma al suo interno infonde calore, un “pieno” di spiritualità che fa viaggiare in mondo sconosciuto al fine di valorizzare il tempo (e il senso) dell’ascolto.

L'artista T-yong Chung esegue una posizione di Yoga durante l'inaugurazione di Bungalow Mantra, Ashram Joytinat (AN), 2017; ph. Mirko Silvestrini

L’artista T-yong Chung esegue una posizione di Yoga durante l’inaugurazione di Bungalow Mantra, Ashram Joytinat (AN), 2017; ph. Mirko Silvestrini

Pratichi yoga e meditazione. La vicinanza con queste discipline ti aiuta nel processo di progettazione dell’opera? Trovi delle similitudini tra approccio olistico e artistico?
Lo Yoga e la meditazione sono per me un modo ideale per curare corpo e mente. Nell’ultimo periodo mi dedico in modo frequente a questi “esercizi spirituali”. La meditazione mi aiuta molto anche dal punto di vista artistico, poiché fare arte significa principalmente ascoltare se stessi, praticare creatività, concentrazione, vivere nel presente. Molti artisti per elaborare le proprie opere compiono un processo simile a quello della meditazione, ma nella maggior parte dei casi non lo sanno.

ll venerabile Lama Thubten Wangchen in visita a Bungalow Mantra di T-yong Chung, Ashram Joytinat (AN), 2017

ll venerabile Lama Thubten Wangchen in visita a Bungalow Mantra di T-yong Chung, Ashram Joytinat (AN), 2017

In occasione dell’inaugurazione di Bungalow Mantra hai realizzato una performance legata allo Yoga…
Ho utilizzato il mio corpo come componente dell’installazione praticando una posizione Yoga. I Brahmani, ovvero i sacerdoti (la casta più importante in India), si credono pura anima. Il mio scopo durante la performance è stato quello di sentirmi all’interno di un miraggio, aspirando a essere un’anima galleggiante in grado di fluttuare intorno all’installazione.
In occasione dell’inaugurazione si è esibita anche la danzatrice indiana Nadeshwari Joythimayananda e abbiamo ricevuto la gradita visita del Monaco tibetano Thubten Wangchen, fondatore della Casa del Tibet di Barcellona, e ambasciatore del Tibet in Europa per nomina diretta del Dalai Lama. Nel complesso, un’esperienza ricca di contenuti e di interscambio culturale sulla rotta Occidente-Oriente.

Performance Yoga di T-yong Chung per Bungalow Mantra, sound installation, Ashram Joytinat (AN), 2017

Performance Yoga di T-yong Chung per Bungalow Mantra, sound installation, Ashram Joytinat (AN), 2017

T-yong Chung. Bungalow Mantra
nell’ambito di Land Art Marche
progetto artistico ideato da Fulvio Chimento

dal 3 settembre 2017

Ashram Joytinat
via Ripa 24, Corinaldo (AN)

Info: www.joytinat.it

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