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TORINO | sedi varie | 15 settembre – 15 novembre 2012

intervista a BRICE CONIGLIO di Francesca Di Giorgio

10 luglio 2012. Seduti ai tavoli dell’Hotel Ristorante San Giors – storico locale torinese (zona Porta Palazzo) recentemente restaurato – dietro al mobilio di design e alle camere “customizzate” da originali artwork c’è anche il nome di Giancarlo Cristiani – tra il conviviale e il confidenziale artisti e curatore presentavano viadellafucina A.I.R, inedito programma di residenza firmato Kaninchen-Haus, associazione no-profit diretta da Brice Coniglio, la stessa del campeggio pirata (Pirate-Camp) della Biennale veneziana 2010.
Chi ha consumato i piatti di quella cena estiva ha contribuito in parte a sostenere il progetto partito ufficialmente il 15 settembre scorso, reso possibile grazie alla vincita del bando Generazione Creativa della Compagnia di San Paolo.
Fino al 15 novembre le coppie di artisti gemellate per questo esperimento collettivo (comunità locale compresa) agiranno sul territorio mettendo in pratica ideali dal sapore vagamente hippie ma con la promessa di durare un po’ di più di una nostalgica summer of love

Da Pirate-Camp a viadellafucina. Da un campeggio all’haus (casa). Ci racconti il passaggio da queste due forme di “abitare” e il conseguente sviluppo dei progetti collegati?
Mentre preparavo il Pirate-Camp vivevo letteralmente la condizione dell’homeless e vagavo da una casa all’altra, in diverse città, lasciando sospesa la decisione di consegnare la mia identità a un luogo. Il momento di concepimento di viadellafucina, circa un anno e mezzo fa, coincide invece con la mia decisione – sofferta e difficilissima – di prendere una casa, proprio a Torino, in quella che un tempo si chiamava via della Fucina, e scoprire un territorio meravigliosamente ricco di potenzialità inesplorate come quello di Porta Palazzo. Pirate-Camp e viadellafucina raccontano due modi, antitetici ma complementari, di abitare il mondo. Nel primo occupare uno spazio non coincide necessariamente con il prenderne possesso. L’architettura, fragile e provvisoria, del campeggio, rappresenta la condizione metafisica dell’artista, che unisce l’esigenza di abitare e raccontare un luogo all’impossibilità di integrarvisi completamente, essendo sempre inevitabilmente consegnato alla condizione dell’esiliato in patria. Con viadellafucina, invece, costruiamo un meccanismo di ospitalità totale, secondo un ideale di fratellanza e cooperazione, per il quale facciamo in modo che lo “straniero” abbia modo di integrarsi autenticamente nel territorio e, dopo il suo transito, di lasciare nella casa dell’ospite un segno tangibile e vitale.
Pirate-Camp e viadellafucina raccontano anche, su un piano più metaforico, il mio rapporto con quel territorio che è il sistema dell’arte, un “playground” sicuramente interessante, financo divertente, ma nel quale ho sempre preferito non essere troppo “integrato”.

Il contesto per una residenza può essere punto di partenza, arrivo, ritorno, fine… Parliamo di Porta Palazzo a Torino, dove hai appunto trovato casa da poco. Nel concreto di quali spazi stiamo parlando?
Porta Palazzo è un quartiere con enormi potenzialità. Se si pensa solo al fatto che si tratta del più grande mercato all’aperto d’Europa, si ha già una prima idea delle rapide dinamiche sociali ed economiche che trasformano continuamente la sua immagine, dall’alba al tramonto. Inoltre, dagli anni ‘60 sino ad oggi, si è sempre costituito come crocevia dei flussi migratori in città. Questa sua peculiarità rende l’area viva di tensioni e contraddizioni: un humus fertile per un artista, me per primo… ma direi che può valere lo stesso per chiunque altro, data la ricchezza di suggestioni. Ogni angolo è un pezzo di storia collettiva: ecco perché, per un progetto che fa del proprio perno le pratiche collaborative, si è scelto di non avere una sede unica, bensì si è preferito usare l’interno quartiere come un laboratorio diffuso. Dal mercato che è centro di diversi interventi, a Borgo Dora e al Quadrilatero, fino ad una realtà complessa quale quella dell’Ospedale Cottolengo, viadellafucina si avvale della collaborazione di diversi partner che offrono agli artisti i luoghi in cui vivere e lavorare a stretto contatto con la comunità.

Viadellafucina ha vinto il bando Generazione Creativa della Compagnia di San Paolo ma era nella tua testa da molto prima… Dal dire al fare. Cos’è cambiato?
viadellafucina è nato esattamente nel momento in cui per la prima volta ho visitato il palazzo in cui, da lì a poco, è sorta la Domus Conigliacea. Un palazzo che presenta caratteristiche architettoniche di notevole interesse ma che versa in stato di decennale abbandono e che oggi accoglie abitanti di ceti sociali e condizioni molto diverse: immigrati che vivono una condizione di evidente disagio, ma anche altri artisti, architetti, musicisti e creativi in genere. Avevo trovato in questo palazzo un piano interamente abbandonato e, in maniera immediata, avevo pensato che questo potesse divenire il contesto ideale per ospitare altri artisti in transito. Soprattutto per dimostrare come l’arte, che si esprime attraverso il lavoro concreto degli artisti, sia non solo una faccenda elitaria ma possa divenire uno strumento concreto di trasformazione sociale. In seguito il progetto si è esteso fino ad abbracciare l’intero quartiere, grazie al coinvolgimento delle tante associazioni che ci appoggiano ma anche di molti ristoratori. Sono autenticamente grato alla Compagnia di San Paolo non solo per la lungimiranza dimostrata nell’ideazione del bando ma anche per l’attenzione con cui segue ogni passo del nostro operato.

Come si sono formate le coppie e soprattutto come sono state condotte le “scritture” a quattro mani da parte degli artisti coinvolti?
Le coppie si sono formate in maniera spontanea come risultato di relazioni pregresse tra gli artisti, che hanno colto al volo l’occasione d’invitare a lavorare nella propria città partner con cui avevano già aperto la porta di una collaborazione. Il merito del progetto e di chi ha deciso di prenderne parte è appunto quello di tralasciare la propria individualità a vantaggio di un’azione comune e più incisiva. Il confronto tra due pratiche diverse porta sempre ad uno scambio di competenze proficuo per entrambe le parti, mentre il contatto con la comunità permette di lasciare traccia di questo scambio sul territorio dove si è operato. Tutti i progetti selezionati sono piuttosto ambiziosi e si evolvono velocemente col passare delle settimane. Fin dall’annuncio dei vincitori gli artisti (Maurizio Cilli e Mary Zygouri, Luigi Coppola e Danilo Correale, Alessandro Gioiello e Liliya Lifanova, Irene Pittatore e Annelies Vaneycken) hanno colto a pieno lo spirito dell’iniziativa, scegliendo per i propri progetti una porosità che permetterà loro di accogliere i suggerimenti provenienti dall’esterno. Osservarne i cambiamenti fa sicuramente parte del processo e ne daremo conto in fase finale.

Tra le tante collaborazioni quella con Artegiovane. Quale sarà il loro contributo al progetto?
Siamo stati molto felici di avviare la collaborazione con l’associazione di collezionisti Artegiovane, con cui da anni c’è un rapporto di amicizia e scambio. Significa che, nonostante il periodo di crisi, esistono collezionisti pronti a raccogliere la sfida e ad appoggiare progetti sperimentali, in divenire. L’associazione Artegiovane ci segue con il proprio network nella promozione delle singole fasi della residenza, ma ha anche un ruolo più concreto. Attraverso il dispositivo dell’adozione ogni singolo collezionista avrà infatti modo di sostenere economicamente un progetto a sua scelta, e seguirne lo sviluppo.

E sul fronte finanziamenti cosa mi dici? Chi ha sostenuto e sosterrà viadellafucina?

viadellafucina è un progetto sostenuto per larga parte dalla Compagnia di San Paolo all’interno del bando Generazione Creativa: un gruppo di azioni che hanno come focus il territorio di Porta Palazzo. Altrettanto importanti sono i patrocini degli enti locali che ci offrono la possibilità di sperimentare, in maniera lungimirante, il ruolo di mediatori con la comunità di riferimento. Tuttavia un progetto così articolato si avvale dell’entusiasmo di molti altri partner, dalle organizzazioni che ci hanno seguito nell’evoluzione concettuale fin dall’inizio, come le a.titolo e il PAV Parco Arte Vivente, fino a quanti tra locali, ristoranti e strutture alberghiere hanno dato il proprio contributo operativo con grande spirito di accoglienza. Tra questi impossibile non citare Paralleli Istituto per il Nord Ovest e il Mediterraneo che ospita il nostro quartier generale e Fuori di Palazzo che offre agli artisti un luogo dove cucinare collettivamente e lavorare. Siamo sinceramente soddisfatti della rete di collaborazioni che siamo riusciti a mettere in piedi e che darà ai progetti artistici un grande respiro sia a livello locale che internazionale. Inoltre, sono stati attivati già molteplici canali di autofinanziamento, per lavorare su un modello innovativo di sostenibilità responsabile delle nostre attività, che guiderà tutti i prossimi passi di Kaninchen-Haus. Tra questi citiamo solo il Lapinot, lo spumante creato da Coniglioviola e dall’enologo Marco Terzoni, che verrà lanciato prossimamente per sostenere le attività di Kaninchen-Haus.



Il “format residenza” negli ultimi anni ha avuto molto seguito. Credi che il tuo progetto possa essere una best practice per altre esperienze? Quali sono i suoi punti di forza? Quali sono invece le debolezze che tu stesso hai riscontrato in altri programmi di residenza?

L’idea di viadellafucina nasce proprio dalle mie esperienze pregresse con i programmi artist-in-residence a cui ho preso parte in qualità di artista. Partivo carico di entusiasmo, con l’idea di poter entrare a far parte non solo di una sorta di commune costituita da altri artisti, ma anche con l’aspettativa di integrarmi rapidamente in una città e in un contesto completamente nuovi. Ho riscontrato invece, con una certa delusione, che molte istituzioni che organizzano residenze finiscono per pensare ai propri ospiti come ad oggetti di una propria collezione vivente. Non solo, ma tutte le opportunità di “integrazione” che venivano fornite dal dispositivo erano esclusivamente rivolte al mondo dell’arte: un microcosmo che si replica con modalità molto simili indipendentemente dalle coordinate geografiche in cui ci troviamo, senza fornire concreti meccanismi di integrazione nel contesto sociale e urbano. Infine, ma forse è stata la sensazione più importante, ho provato un grande senso di solitudine. Viadellafucina (ma anche il Pirate-Camp) cercano di innovare un modello a partire da una riflessione critica su ciò in cui molti programmi di residenza a nostro avviso falliscono. Per questo motivo stiamo già lavorando con altre organizzazioni internazionali per studiare possibilità di scambio e di “esportazione” del format.

viadellafucina A.I.R.
programma di residenza per art
isti. I edizione

Brice Coniglio, ideatore e direttore artistico del progetto
Nicoletta Daldanise, coordinatrice del programma

Gli artisti:
Maurizio Cilli (Torino, 1963) – Mary Zygouri (Grecia, 1973)
Luigi Coppola (Torino, 1972) – Danilo Correale (Napoli, 1982)
Alessandro Gioiello (Torino, 1982) – Liliya Lifanova (Kyrgyzstan/USA, 1983)
Irene Pittatore (Torino, 1979)- Annelies Vaneycken (Belgio, 1976)

Info:
KANINCHEN-HAUS artist-run-organization
via la salle 17 10152 torino tel. +39 011 522 98 19 – fax +39 011 522 98 30
info@kaninchenhaus.org
press@kaninchenhaus.org
www.kaninchenhaus.org

15 settembre – 15 novembre 2012

L’APPUNTAMENTO:
Domenica 30 settembre dalle ore 13.00 a Porta Palazzo – alla Tettoia dei contadini di Piazza della Repubblica – si terrà un pranzo organizzato dell’ambito del progetto di residenza di viadellafucina. Chiunque voglia partecipare può portare l’occorrente, cibo ma manche strumenti musicali per rendere il momento conviviale, e per condividere un momento con gli artisti della residenza. Un modo per conoscere da vicino i protagonisti del progetto.

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