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BARONISSI (SA) | FRAC – Museo Fondo Regionale Arte Contemporanea | 7 dicembre 2014 – 1 marzo 2015

Intervista a MASSIMO BIGNARDI e PASQUALE RUOCCO di Marcella Ferro

Nei suggestivi spazi della Galleria dei Frati e delle antiche cisterne del FRAC di Baronissi si snoda l’ampia retrospettiva dedicata a Ugo Marano (1943 – 2011) artista dai mille volti, curata dal professor Massimo Bignardi. In catalogo, pubblicato dalla Gutenberg Edizioni, oltre a due lunghi saggi del curatore è possibile leggere una prefazione dello storico dell’arte Enrico Crispolti, uno scritto poetico dello stesso artista e alcuni interventi fra i quali quello di Pasquale Ruocco, critico e studioso dell’arte contemporanea.

Ugo Marano, Ego strumento, 1977 Courtesy FRAC

Marcella Ferro: Un’esposizione dai grandi contenuti, completa e ben articolata che ha richiesto una sinergia di forze e d’identità. Da cosa nasce questa mostra e qual è il progetto di fondo?
Massimo Bignardi: Nel programma di questa mostra ho voluto conservare lo spirito del primo progetto del 1986, nato per una mostra da tenersi a Teggiano e mai realizzata, e della nostra quarantennale amicizia. Non doveva essere e non è documentativa, ma studiata come un succedersi di esperienze che s’infilano una dentro l’altra, effetto cioè di un lento o accelerato spandersi di energie, di vitalità, insomma di un organismo che si afferma nel suo farsi. Ugo amava narrare le proprie esperienze; amava, attraverso il racconto, ripensarle, tenendo a bada, però, ogni filo di nostalgia o di tentazioni auto celebrative.

Pasquale Ruocco: Il mio coinvolgimento nella progettazione della mostra è conseguenza dell’interesse che ho cominciato ad avere per il lavoro di Marano dopo averlo conosciuto nel 2011 a Ravello, in occasione della performance che tenne presso la Chiesa di Santa Maria a Gradillo, quella che poi si dimostrò essere l’ultima. Da allora ho avviato una serie di ricerche e studi in particolare legati alla scultura e all’eccentrica esperienza di Marano nell’ambito del design italiano, argomento al centro del mio lavoro di tesi per la Scuola di Specializzazione di Siena.

Ugo Marano. Sculture, disegni, dipinti, performance 1966-2011, veduta dell'allestimento Sala ellissi, FRAC – Museo/Fondo Regionale Arte Contemporanea di Baronissi, Baronissi (SA) Courtesy FRAC

Che cosa avete cercato di far emergere con più forza della complessa figura di Ugo Marano attraverso la selezione di opere allestite nel Museo?
M.B.: Ho cercato, innanzitutto, di rispettare il desiderio di Ugo di far respirare nelle sale la polvere dei suoi ateliers di  Capriglia e di Cetara che si aprono alla strada, alla comunità, al territorio. Ho immaginato il suo corpo allungato nello spazio longitudinale del Museo FRAC, con la testa posta all’esterno, nel mondo della vita e, quindi, del suo divenire e i piedi fermi nell’argilla, nella sala che ospita i grandi piatti di ceramica. A destra il disegno, che è stato il suo fondamento; a sinistra la scultura con la sua vocazione a farsi architettura. Poi le sezioni dei linguaggi: il mosaico, il design, la ceramica, quali tempi narrativi del suo lavoro.

P.R.: Fondamentalmente l’allestimento cerca di far emergere un personaggio poliedrico capace di affrontare qualsiasi materiale o tecnica, con l’intento di entrare nello spazio – quello fisico, geometrico, misurabile – e trasformarlo in luogo vissuto, narrante, rituale, emotivo contaminando la quotidianità dell’uomo con l’arte in maniera poetica e provocatoria al tempo stesso. Questo affiora in maniera evidente guardando i lavori in ceramica oppure i tavolini in mosaico in bilico tra oggetto d’arte e oggetto d’uso domestico.

Ugo Marano. Sculture, disegni, dipinti, performance 1966-2011, veduta dell'allestimento Sala design, FRAC – Museo/Fondo Regionale Arte Contemporanea di Baronissi, Baronissi (SA) Courtesy FRAC

Qual è il rapporto di questo percorso espositivo con quello ideato per il Museo Civico di Torre di Cetara?
M.B.: La Torre di Cetara ospita, come nelle scelte dello stesso artista, il MuseoVivo, un’esperienza unica che lo ha visto all’opera dal 1971 al 1976 e poi fino al 2006. I grandi piatti portano le firme di Sanguineti, Menna, Turcato, Argan, Tot, Falzoni e di tanti altri che testimoniano la necessità di Ugo di aprire la ceramica a nuove declinazioni. Non aveva nessuna intenzione di proporre prove della sua creatività.

P.R.: Oltre alle motivazioni biografiche, credo che bisogna far emergere un dato puramente simbolico che risiede nel rapporto che Marano ha avuto con il mare, in particolare quello di Cetara sul quale la Torre svetta: vera e propria fonte d’ispirazione, luogo dove immergendosi l’artista ha cercato e trovato le sue forme, i suoi colori, le sue storie, le sue idee sempre originali, come le onde mai – scriveva Marano – uguali a se stesse.

Prossime attività programmate per il FRAC inerenti alla mostra di Ugo Marano e non solo?
M.B.: In linea con questa mostra ci sarà quella dal titolo La scultura dopo il Duemila che sarà allestita in maggio, dopo l’antologica che il Museo FRAC dedica a Nino Tricarico. Si tratta di una mostra rivolta alla giovane scultura italiana, quindi nuovi linguaggi, nuove materie e materiali, tirando linee immaginative che, da tre protagonisti della scultura del XX secolo, partono verso il futuro.

Ugo Marano. Sculture, disegni, dipinti, performance 1966-2011
a cura di Massimo Bignardi 

7 dicembre 2014 – 1 marzo 2015

FRAC – Museo-Fondo Regionale Arte Contemporanea di Baronissi
Convento Francescano SS. Trinità, Baronissi (SA)

Orari: lunedì e giovedì 9.00-12.30 e 16.00-18.30; martedì e mercoledì ore 9.00-12.30; venerdì e sabato 10.00-13.00 e 17.00-22.00; domenica e festivi 10.00-13.00 e 17.00-22.00
Ingresso libero

Info: +39 089 828209
cultura@comune.baronissi.sa.it
archeologandointour@libero.it

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