PRATO | Dryphoto

Intervista di ALESSANDRA FROSINI

Dopo la recente riapertura del nuovo Centro per le arti contemporanee Luigi Pecci (leggi qui), a Prato ha preso il via la programmazione coordinata di una rete di 11 realtà no-profit dedicate alla cultura contemporanea, per promuovere iniziative culturali con eventi di arte, fotografia, musica e performance. Per capire chi sono, cosa fanno e dove andranno, abbiamo posto alcune domande ai referenti di due degli spazi coinvolti, Artforms e Dryphoto. Oggi incontriamo Vittoria Ciolini di Dryphoto

Come e quando è nato Dryphoto? Come si sviluppa la vostra attività?
Dryphoto arte contemporanea inizia la sua attività nel 1977 presso il Centro di Documentazione Visiva di Prato, con l’organizzazione di conferenze, spettacoli e cineforum. Nel 1981 fu inaugurata la nuova sede, nel centro storico di Prato, con una mostra intitolata Iconografie, Topografie sull’opera di Luigi Ghirri, con fotografie che l’artista aveva presentato solo alla Light Gallery di New York ed esposte in Italia per la prima volta. La scelta di Luigi Ghirri, allora ancora poco apprezzato e oggi caposcuola riconosciuto della nuova fotografia italiana di paesaggio, è emblematica per comprendere la linea concettuale alla base del nascente spazio. Volevamo riflettere sul significato linguistico del medium fotografico e sui meccanismi della visione e della rappresentazione della realtà. Dryphoto intendeva così operare uno spostamento di sguardo e di poetica alla luce anche delle forti istanze di cambiamento sociale e di ricerca d’identità sentiti in quegli anni.
L’attività espositiva dello spazio è caratterizzata da un’attenzione costante ai giovani, senza però dimenticare artisti già affermati. Dalla necessità di uscire dai vari cerimoniali espositivi, dal rifiuto di vivere solo in spazi ed ambiti privilegiati ed istituzionali siamo arrivati alla creazione di progetti che, attraverso il coinvolgimento di diverse figure professionali, tengono conto della realtà economica e socio-politica del territorio nel quale ci troviamo ad operare influenzata dai grandi cambiamenti avvenuti a livello globale.

Piazza dell'immaginario

Piazza dell’Immaginario. Courtesy Dryphoto

La vostra attività è caratterizzata da sempre da un legame privilegiato col territorio, senza scadere mai nel provincialismo. Come si è strutturato il rapporto con la città di Prato in questi anni e che ruolo avete avuto nella creazione del network .con | CONTEMPORANEO CONDIVISO?
La nostra attenzione al territorio è data proprio dalla frequentazione di quel nutrito gruppodi fotografi, scrittori, filosofi, intellettuali che ruotava intorno a Luigi Ghirri. Attenzione ben descritta in Narratori delle Pianure di Gianni Celati e che per Dryphoto si è esplicitata, in particolare, in due progetti: Spread in Prato, 2002/2006 a cura di Pier Luigi Tazzi e Piazza dell’Immaginario, 2014/2016 a cura di Alba Braza. Spread in Prato, si è articolato in una serie di installazioni di opere fotografiche in aziende tessili ed esercizi commerciali della città, una riflessione sul rapporto arte-economia, che ha attraversato l’intera città di Prato e la storia della sua industria tessile. Piazza dell’Immaginario nasce invece dal desiderio di migliorare il quartiere dove il nostro spazio a sede e dove ci siamo trasferiti dal 2011. Un miglioramento che richiede una riflessione urgente su uno spazio dove sono condensati, in una piccola superficie, un’ampia diversità di culture, realtà, ambienti socioeconomici, interessi e necessità. Lo strumento che Piazza dell’Immaginario ha usato e usa è di nuovo l’arte.
.con | CONTEMPORANEO CONDIVISO nasce invece da un input dell’assessore alla cultura del comune di Prato, che in occasione della riapertura del Centro Pecci ha chiesto agli spazi indipendenti della città di formare un calendario comune degli eventi che copra tutto l’arco di tempo della mostra del museo. Gli spazi invitati hanno aderito all’iniziativa cercando di creare un vero e proprio network di spazi no profit in città.

Martina Della Valle, Wabi Sabi

Martina Della Valle, Wabi Sabi. Courtesy Martina della Valle e Dryphoto

Il 30 settembre scorso avete dato il via agli eventi di .con con la mostra Martina Della Valle. Wabi Sabi, che conferma lo spazio dato negli anni anche ad artisti giovani. Com’è nato il progetto?
La mostra di Martina della Valle nasce all’interno di inner code, un progetto, nato in questo anno, che riporta l’attenzione sulla fotografia e che intende dare vita a uno spazio di discussione sull’immagine contemporanea attraverso conversazioni, workshop e mostre. La cura è affidata a due giovani: Chiara Ruberti e Luca Carradori.

L’attenzione verso la fotografia contemporanea ha subito un crescendo negli ultimi anni, guadagnando l’attenzione anche di numerosi spazi istituzionali. Avete in programma progetti anche con il nuovo Centro Pecci?
Non ci sono programmi specifici con il Centro Pecci. Il Centro Pecci ha sempre avuto un rapporto difficile con la città, inoltre gli anni di chiusura, l’eliminazione del CID e altro hanno contribuito a farlo sentire più come un peso che come una risorsa. Dipende quindi dai prossimi sviluppi.

.con | Contemporaneo condiviso

DRYPHOTO 
Via delle Segherie 33, Prato
www.dryphoto.it

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