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FIRENZE | Studio Noel Gazzano

Intervista a NOEL GAZZANO di Alessandra Frosini

Antropologa, fotografa, attrice, pittrice e performer: tante facce di una sola identità, quella dell’artista italo-americana Noel Gazzano che, incuriositi, siamo andati a scoprire nel suo studio nel cuore di Firenze.

Le tematiche su cui è incentrata la tua ricerca artistica sono i problemi legati alla crisi ecologica e la violenza contro gli esseri umani e in particolare contro le donne: come e quanto questo dipende dalla tua formazione di antropologa? Com’è avvenuto – e se c’è stato – il passaggio da studiosa ad artista?
Un’inclinazione personale rafforzata da eventi drammatici vissuti dall’infanzia mi ha fatto concentrare sull’essenza della vita. Nel mio percorso pensiero e pratica, arte ed antropologia sono inseparabili forme di ricerca che partono dalla domanda: cos’è un essere umano? Cosa ci rende diversi dagli altri animali? Perché ci innamoriamo e creiamo arte? Arte e psiche individuale sono comparse contemporaneamente nella preistoria e ci caratterizzano come specie. Con l’antropologia comprendo cosa sia un essere umano, con l’arte lo metto in pratica. Ho insegnato all’università per 10 anni. Nel 2014 ho smesso per non sentire una scissione tra pensiero ed espressione creativa. Ora non separo arte ed antropologia neppure lessicalmente: faccio ricerca e creo research-based art. Arte ed antropologia sono unite dal mio attivismo sociale: dico NO alle violenze attuali con opere/azioni che hanno un impatto trasformativo sulla realtà.

Noel Gazzano, L'Insopportabile Contraddizione, Performance, 19-22 Aprile 2016. Ph Federica Antonelli, Courtesy l'artista

Noel Gazzano, L’Insopportabile Contraddizione, Performance, 19-22 Aprile 2016. Foto: Federica Antonelli, Courtesy l’artista

La Fine di un’Era-The End of an Era del 2015, seguita poi da L’Insopportabile Contraddizione-The Unbearable Contradiction (2016), ha rappresentato la tua prima esperienza come performer. Perché e come hai deciso di utilizzare la performance come mezzo espressivo principale?
Alla morte di mio padre (aprile 2015), ho ereditato il suo fucile. Con la pazienza delle mie antenate, punto dopo punto l’ho rivestito all’uncinetto, per cancellare il metallo violento con cotone bianco. Solo dopo ho compreso che non era una visione dettata dal terribile lutto che stavo vivendo, ma il nuovo linguaggio artistico che, abbandonata la razionalità accademica, andavo dolorosamente cercando. È nata La Fine di Un’Era, opera autobiografica sul superamento della violenza con la resistenza e la bellezza, radical truth telling contro ogni omertà e ogni revisionismo. Confermai allora la decisione di abbandonare la carriera universitaria e mi lasciai andare dalla performance, forma d’arte che fondeva tutti linguaggi da me studiati: arti visive (nella creazione di immagine), antropologia (come temi di ricerca) e teatro (nell’utilizzo del corpo).
Usare il corpo mi permette di sviluppare radicalmente il mio “stare-nel-mondo”. Ho portato quest’intenzione all’estremo nell’aprile 2016, camminando per 100 km spingendo una barella, da Brindisi all’ILVA di Taranto, per rendere visibile “L’Insopportabile Contraddizione”, tra la bellezza naturale manifesta e il rischio sanitario nascosto, dovuto ai rifiuti tossici interrati dalla mafia e dalla gestione scellerata delle industrie. Passo dopo passo ho detto NO all’omertà, in nome di un’esigenza interiore di giustizia che mi caratterizza da quando, bambina, difendevo mia madre dai soprusi di suo marito.

Noel Gazzano, La Fine di Un'Era, Video-performance, 2015. Courtesy l'artista

Noel Gazzano, La Fine di Un’Era, Video-performance, 2015. Courtesy l’artista

Ha chiuso pochi giorni fa a Firenze la discussa mostra di Ai Weiwei, artista che ha fatto del suo attivismo sociale e politico il centro della sua ricerca artistica. Come giudichi le polemiche che hanno investito la sua esposizione? A quali artisti contemporanei ti senti più legata?
Sento Ai Weiwei vicino per la comunanza di temi nella ricerca artistica: radical truth telling e “stare-nel-mondo”. Ho vissuto la sua mostra con sollievo: ha alzato la coltre del pigro osannamento del passato che rende Firenze deludente per gli artisti che, attratti dalla sigla “città d’arte”, decidono di trasferirvisi. Mi rattrista la riduzione del Rinascimento ad estetica, operazione che ne nega la portata rivoluzionaria, il focus sull’uomo, la ricerca e la libertà di pensiero. Brunelleschi fu considerato un pazzo rivoluzionario; ora la sua opera è ridotta ad immagine da cartolina e Firenze di conseguenza è ridotta a lista di cose da vedere superficialmente. Se Firenze proponesse di Brunelleschi il contenuto anziché la forma, diventerebbe veramente città d’arte – arte intesa come pensieri ed azioni rivoluzionari rispetto al presente. La mostra di Ai Weiwei va in questa direzione: nel rispetto dell’antico, i gommoni urlano il dolore di oggi, reclamando la necessità di trasformare il presente in un futuro equo e giusto. Amo chi lavora in questa direzione: Ai Weiwei, Regina José Galindo, Francis Alys, Marina Abramovic.

Noel Gazzano e Grace Zanotto, Human Carillon, videoinstallazione, 2016, presso Studio Bong, Firenze, Courtesy Noel Gazzano

Noel Gazzano e Grace Zanotto, Human Carillon, videoinstallazione, 2016, presso Studio Bong, Firenze, Courtesy Noel Gazzano

A cosa stai lavorando in questo momento?
Lavoro su più progetti insieme per inclinazione personale e perché le mie opere richiedono lunga preparazione. Nel 2017 usciranno un libro per bambini sull’impatto psicologico della consapevolezza ecologica ed una performance sui “no” delle donne, fondamentali per superare la violenza. Ho chiesto a 70 donne di condividere un proprio NO e l’indumento indossato nel dirlo; mi interessa il vissuto accumulato nei tessuti. Ho trasformato i NO in monologhi teatrali che verbalizzerò indossando gli indumenti, facendomi tramite di liberazione. Sto preparando inoltre un progetto di arte relazionale con i migranti da realizzare in residenza presso Farm Cultural Park e la performance Damascus Rose sulla trasformazione del potere attraverso la sensibilità.

Noel Gazzano, Damascus Rose, Performance, 2016-ongoing.Video still, Courtesy l'artista

Noel Gazzano, Damascus Rose, Performance, 2016-ongoing.Video still, Courtesy l’artista

Info: www.noelgazzano.com

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