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Marcel. Il bambino con la scatola verde | Editore Topipittori

Intervista a DANIELA IRIDE MURGIA di Irene Disco

Marcel. Il bambino con la scatola verde, copertina

Se è incontestabile che le nuove generazioni debbano sporgersi verso il futuro, è anche essenziale che esse volgano lo sguardo al passato, per esempio con un salto indietro nel tempo di un secolo esatto, all’epoca degli artisti che hanno costituito le Avanguardie storiche. Daniela Iride Murgia contribuisce a questo processo di conoscenza con il suo albo illustrato Marcel. Il bambino con la scatola verde: l’autrice ed illustratrice sarda racconta l’infanzia di Marcel Duchamp tra verità biografica ed immaginazione, facendo risalire l’impeto creativo dell’artista francese proprio a questa prima fase della sua vita, in un viaggio visionario ricco di rimandi iconografici. La Murgia immagina un bambino che materializza le sue idee attraverso il gioco e le parole sconnesse, che attinge da ciò che costituisce il suo quotidiano per sovvertirne il senso, assemblando gli “oggetti trovati” e dando vita a forme ludiche “tra il meccanico e l’organico”: proprio come tutti i bambini! L’autrice descrive a fondo gli occhi di Marcel bambino, azzurri e grandi, occhi fatti di tutto, che consegneranno al Duchamp adulto l’intelligente desiderio di guardare il mondo da un nuovo punto di vista, lo stesso che appartiene all’infanzia.

Come Duchamp è stato refrattario nel chiarire i contenuti della sua opera, allo stesso modo la Murgia cela poeticamente nella narrazione diversi livelli di lettura, come se il suo racconto fosse un “grande vetro”, formato da superfici composite di interpretazione, le quali svelano differenti sfumature del medesimo grande uomo, a seconda del lettore che lo affronta: riprendendo le parole di Duchamp, “l’artista non è solo a compiere l’atto della creazione poiché lo spettatore stabilisce il contatto dell’opera con il mondo esterno decifrando e interpretandone le qualifiche profonde, e in questo modo aggiunge il proprio contributo al processo creativo”. Chiunque si può cimentare con la lettura di Marcel: dal bambino ed adolescente, all’adulto, fino all’esperto di storia dell’arte.
I bambini non faticano a cogliere il connubio tra la genesi delle idee del Marcel bambino ed il potere dell’immaginazione. Partendo dagli aspetti più concreti della narrazione – il campanile, la Tour Eiffel rossa che si staglia sullo sfondo neutro, la macinatrice di cioccolato, i cracker e la cioccolata svizzera, il bambino sul tavolo che disegna la Gioconda, la strada ferrata, le spirali, Marcel bambino travestito da Rrose con i vestiti della maestra – i lettori più piccoli comprendono che attraverso la fantasia ed il gioco possono dare forma ad aspetti imprevedibili del loro mondo interiore. Il gioco ed il processo creativo dell’arte del Novecento – di cui Duchamp è il rivoluzionario iniziatore – rispondono ad analoghe necessità di innescare l’illusione del superamento del quotidiano e della norma relativa alla vita ordinaria. Il Marcel bambino presentato nel libro gioca attraverso le sue intuizioni creative – che corrispondono alle sue opere di artista adulto – e, così facendo, impone le sue regole allo spettatore, costretto a sottostare a quello che André Breton ha definito il suo principio di invenzione, padrona del mondo. Già nel 1936 Johan Huizinga, autore dell’influente saggio Homo ludens, sosteneva che il gioco è il mezzo attraverso cui l’uomo è in grado di esprimere la sua visione dell’esistenza, quella più istintiva ed allo stesso tempo spirituale, tramutandola talvolta in cultura. E così, i giochi d’arte di Marcel che prendono vita in queste pagine racchiudono già gli slittamenti di senso e le ambiguità concettuali che lo hanno reso artisticamente insurrezionale. La consapevole rivoluzione del suo “gioco-arte” avviene poco prima della metà dell’albo: il piccolo Marcel afferma tra sé: “Ecco… sì, ecco, ho deciso! […] D’ora in poi mangerò solo cracker e cioccolata svizzera!”; il rifiuto del piatto tradizionale preparato da sua madre, l’anatra al forno, può essere interpretato come la presa di posizione netta nei confronti dell’arte coeva, il suo atto sovversivo, la sua proclamazione antiartistica che sussurra da più di cento anni a chiunque si affacci al mondo delle arti visive.

Marcel. Il bambino con la scatola verde, tavola interna

Il tuo Marcel. Il bambino con la scatola verde è uscito ormai da diversi mesi, hai incontrato ottimi pareri del pubblico ed è stato inserito dagli esperti della tedesca Internationale Jugenbibliothek (la più importante biblioteca al mondo del settore bambini/ragazzi) nel catalogo The White Ravens 2018. Dalla tua esperienza, raccontaci come è stato l’incontro dei lettori più giovani, i bambini, con Marcel: cosa hanno colto maggiormente, quali interrogativi hanno sollevato.
Di recente, allo straordinario Festival Tuttestorie di Cagliari, un evento di portata nazionale e internazionale, ho letto Marcel davanti a una marea di bambini; 60 bambini alla volta, sono un’onda, un cavallone irresistibile.
Certo c’era dietro una cura e una educazione alla lettura dell’albo messa a punto dalle insegnanti, ma la spontaneità delle domande era inequivocabile e guidava verso risposte genuine. Queste sono partite di ping pong memorabili; senza falsa retorica, tramite le domande dei bambini, non solo si riesce a capire se un libro funziona, ma accade che il libro, attraverso la loro interpretazione, muti, e tu, che il libro lo hai creato, sia spettatore di finali non contemplati, di significati seminati; ignori la forma e la sostanza del frutto che raccoglierai in seguito.
La domanda che ricorreva era: “Tu come hai imparato a disegnare? E a cosa ti ispiri?”.
Erano molto preoccupati del come disegnare una cosa, ma alla fine alla mia domanda: “Può il disegno di un bambino essere brutto o sbagliato?” Tutti rispondevano all’unisono: “No!”

Marcel. Il bambino con la scatola verde, tavola interna

Da un’attenta analisi si nota un parallelismo tra la tua ricerca tecnica e quella di Duchamp: entrambi prediligete l’utilizzo di tecniche manuali, il polimaterismo, l’uso della cucitura, del collage e del paper cutting. Come nasce la tua tecnica? A chi ti ispiri e come sta evolvendo?
Sono influenzata dai sogni articolati che faccio la notte, dai microcosmi del quotidiano. Mi ispirano i maestri del 1500, il design, l’arte contemporanea, l’arte islamica e quella giapponese. L’influenza passa, l’ispirazione ti forgia. Tutta l’arte mi ispira.
La tecnica è solo un’estensione di una mano che pensa. Con il passare degli anni il segno e le idee smettono di litigare, a volte uno zoppica, le altre sono cieche, capiscono che è meglio percorrere il cammino congiuntamente senza spintonarsi, senza perdere energia, si sorreggono a vicenda, e quando sono una cosa sola, alleggerite, allora possono correre verso lo scopo finale che è quello di una narrazione con un senso.
Di Marcel Duchamp vorrei trattenere l’ironia.

Marcel. Il bambino con la scatola verde, tavola interna

 

Hai anche tu la tua “scatola verde”, realistica o immaginaria? Cosa vi è custodito?
Dentro la mia scatola verde, c’è un unico chicco, perfettamente bianco, di sabbia di quarzo raccolto in una giornata d’infanzia. So di correre il rischio di perderlo, è così piccolo in fondo alla scatola, in fondo alla memoria. In poche parole è la memoria che inseguo, nonostante il rischio di mistificarla sia pressoché matematico.

Titolo: Marcel. Il bambino con la scatola verde
Autore: Daniela Iride Murgia
Editore: Topipittori
Collana: Albi
Copertina rigida, 40 pagine
Prezzo: 20 €
ISBN: 978-8898523917

Daniela Iride Murgia, nasce in Sardegna, si  laurea in arte orientale a Venezia.  Vive tra Venezia e la Danimarca.
Collabora con riviste e case editrici internazionali come: La Domenica de Il Sole 24 Ore, L’Espresso, Vogue Bambini, FCE Fondo De Cultura Económica, Edizioni Corsare, Editions Notari, Topipittori, e altre ancora.
Nel 2012 riceve da FCE (Mexico) il prestigioso premio A la Orilla del Viento e  la menzione al V Compostela International Prize for Picture Books. Selezionata più volte a  Ilustrarte.  Nel 2013  riceve il Premio Caniem della National Chamber of the Mexican Editorial Industry. Finalista nel 2015 al Premio Andersen in Italia. Nel 2017 riceve il Premio Rodari in Italia. Nel 2018 menzione speciale alla XX edizione del Premio Nazionale “Un Libro per l’Ambiente”, Legambiente. Il suo Marcel. Il bambino con la scatola verde ha appena ricevuto il “premium label” assegnato dagli esperti della Internationale Jugendbibliothek per inserirlo nel prestigioso catalogo The White Ravens 2018.
Ha fondato con Troels Bruun, l’M+B studio, che progetta e cura mostre in collaborazione con artisti e architetti di rilievo internazionale presso la Biennale di Venezia.

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