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MILANO | Spazio Oberdan | 4 luglio – 5 ottobre 2014

Ha inaugurato lo scorso fine settimana allo Spazio Oberdan di Milano la mostra intitolata Impronte Sfiorate – Paola Michela Mineo e vite custodite all’I.C.A.M. che, per la prima volta in Italia, racconta il mondo della detenzione attenuata dell’I.C.A.M., istituto dove chi vive la condizione di madre reclusa può contare su un sistema di custodia e su un metodo rieducativo di nuova concezione.
Le sei grandi installazioni di Paola Michela Mineo, compimento di un progetto che l’ha impegnata per due anni, raccontano dell’intensa esperienza vissuta all’interno dell’I.C.A.M., primo istituto in Europa che, per un accordo tra Ministero della Giustizia, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano, cerca di “normalizzare” l’infanzia di quei bambini che hanno una madre detenuta.
Nel progetto di Mineo le stesse donne recluse hanno preso parte diretta – con una stretta relazione umana e personale creata con l’artistaall’elaborazione del lavoro: divenute co-protagoniste della performance di arte contemporanea, hanno potuto mutare il loro status quotidiano e creare un’intensa esperienza emotiva e partecipativa.

Impronte Sfiorate. Paola Michela Mineo e vite custodite all’I.C.A.M., Spazio Oberdan, Milano

L’opera di Mineo quindi, nella parte visibile in mostra, si compone come una sorta di residuato artistico, traccia di un processo creativo più ampio e articolato che qui si riassume in tutte le sue forti componenti umane ed emotive. Chi visita la mostra milanese incontra piccoli frammenti scultorei, immagini, suoni, odori, video, fotografie (che costituiscono le sei installazioni), presenze che lo porteranno a interfacciarsi – sensibilizzandosi – con una realtà ignota e lontana dall’esperienza quotidiana, quale quella del regime detentivo.
Attraverso l’arte Mineo mostra come sia possibile ottenere, però, una reciprocità di condivisioni sensibili, intrecciando le singole esperienze e realtà vissute che ripropongono, o innescano, un legame empatico tra la quotidianità di chi osserva le opere e di chi vive reclusa. L’arte porta nuovamente a quel reciproco e scambievole coinvolgimento che avvia un processo di comunicazione e conoscenza altrimenti non ottenibile con la stessa carica di forte partecipazione diretta e sentita.
La ricerca artistica di Paola Michela Mineo richiama i meccanismi dell’Arte relazionale e dell’Arte terapia pur con forme e metodi autonomi: definita secondo la tecnica della touchArt, il suo linguaggio guarda alle tensioni relazionali, non immediatamente tanginbili, che vengono lasciate affiorare attraverso uno scambio e un’interazione diretta. La sua scultura, ad esempio, che si plasma sul corpo del modello, vede il calco diventare una nuova pelle (ma anche guscio protettivo) che riassume le vestigia di una storia trascorsa, congelando al suo interno e trattenendole, tutte le porzioni di memorie vissute.
Il suo primo lavoro, Sudario, sviluppato con questo linguaggio multidiscilinare, è stato selezionato al Premio Arte Laguna (2012), poi portato in mostra al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea (MLAC) dell’Università Sapienza di Roma per la mostra Voci dell’arte contemporanea a Roma (2013).

Impronte Sfiorate. Paola Michela Mineo e vite custodite all’I.C.A.M.
a cura di Marco Testa
promossa dalla Provincia di Milano
con il patrocinio del Ministero della Giustizia 

4 luglio – 5 ottobre 2014

Spazio Oberdan
Viale Vittorio Veneto 2, Milano 

Orari: tutti i giorni 10.00-19.30; martedì e giovedì fino alle 22.00; chiuso il lunedì
Ingresso libero 

Info: Provincia di Milano-Spazio Oberdan
+39 02 77406302
www.provincia.milano.it/cultura
www.paolamichelamineo.com/improntesfiorate

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