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NAPOLI | Galleria AREA 24 Space | Fino al 26 aprile 2019

di JACOPO RICCIARDI

La Galleria napoletana AREA 24 Space presenta tre artisti Felix Policastro, Pina Della Rossa e Luigi Auriemma sotto il titolo Da una trifora, sul cortile dell’attualità.
Il Giudizio universale di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova è attraversato in alto, sopra il disco dove è inscritto Dio, da un’ampia trifora, ossia un arco dentro il quale stanno affiancate tre finestre anch’esse ad arco. Guardando l’affresco ci si dimentica di quel passaggio che lega interno ed esterno, ma c’è qualcosa di spirituale nel passaggio architettonico messo tra due parti gemelle del mondo. Il gallerista Andrea della Rossa e il curatore Marcello Francolini intuiscono che l’opera d’Arte è l’impulso che spinge lo spettatore ad uscire dalla propria passività per entrare nella lotta per il quotidiano.

Felix Policastro, BISOGNA ALLENARSI PER ESSERE FELICI,, 2019, Site specific

Esemplare è il titolo dell’installazione di Felix Policastro che ci accoglie nella prima sala appena entrati in galleria: Bisogna allenarsi per essere felici. L’artista ci presenta un’installazione che è una palestra per l’anima: una croce massiccia il cui braccio sinistro si trova più in basso creando uno slittamento spirituale nell’osservatore che deve ricomporre l’immagine specchiandola in sé, ricostruendo una propria libertà, identitaria, attuale e spirituale, di dialogo. Il bianco domina. A destra una presenza che si apre in tre ali si appoggia all’angolo ed è appesa a un cordone grezzo. Un angelo in volo? La materia è qui al contempo densa e svuotata: la croce ha il suo solido volume ma è dipinta di bianco con segni diagonali dove trapela una leggerezza che svuota l’oggetto; la presenza si apre in tre lame bianche e piatte. Un lingotto di piombo allungato pende attaccato a un cordone grezzo che sale fino a un chiodo robusto in alto alla parete di destra e scende diagonalmente per annodarsi a un altro chiodo che regge il tutto. Il bordo del piombo ha lasciato una linea a semicerchio sul muro data da un’ampia oscillazione, ma ora tutto è immobile. Un silenzio lavorato abita quest’opera che fa parlare tra loro i materiali che la compongono quasi a formare il senso di un corpo che trova la sua azione e la mostra ad un osservatore che la metabolizza. Il frammento di cazzuola esposta ci ricorda che l’essenza dell’installazione deve essere assimilata e ricostruita dallo spettatore. Lo stesso titolo è contenuto e inciso in un oggetto di piombo allungato, discreto e misterioso. Quindi noi osservatori siamo dentro uno spazio che si dilata e non davanti a un spazio immobile.

Felix Policastro, BISOGNA ALLENARSI PER ESSERE FELICI, 2019, Site specific

Pina Della Rossa utilizza la fotografia con l’estro di una ginnasta che non si accontenta della propria immagine (l’immagine singola del solo scatto fotografico) e deve invece seguire e dominare un ulteriore spazio e àmbito: ci troviamo a guardare un’immagine che va oltre il suo riferimento di soggetto e scopre qualcos’altro che si crea nel momento dell’osservazione. L’opera più grande è composta al centro in alto da una foto dentro una cornice nera che si inserisce nella superficie orizzontale di un’altra fotografia. Il soggetto della prima foto è un muro granuloso su cui sta una macchia di umidita cangiante nei colori su cui si insinua il segno del gambo di una pianta con le sue foglie. Ora accade che la macchia di umidità si trasforma nel passo riflesso di un uomo che sta camminando su una strada umida con la luce che viene da dietro, e noi vediamo l’ombra proiettata davanti. La fotografia qui è compresa in uno scatto, ma tramuta la sua essenza conservando la fragranza di questa oscillazione di riferimenti che vanno e tornano più volte nell’occhio e nella mente mostrando il potere trasmutante della materia. La seconda foto mostra una lamiera ondulata argentata e arrugginita in più parti verticali. Queste macchie se incrociate con il corpo della prima foto si mostrano come di sangue. L’estensione laterale della foto che prolunga la lamiera in un artificio di giustapposizione, apre nella mente lo spazio di una crocifissione. Quindi stiamo vedendo qualcosa di materiale fotografato con obbiettività, ma al contempo assistiamo al mutamento di due materie a contrasto, muro e lamiera, che, per forza del rapimento dello scatto fotografico, vengono spinte oltre la loro rappresentazione in un’altra possibile, più drammatica, sintesi dello spazio del mondo e della vita che lo abita.

Pina Della Rossa, SIGN OF THE TIMES (SEGNO DEI TEMPI), 2019, Fotografia Fineart su Forex, N.7 Moduli di misure variabili

Luigi Auriemma utilizza il corpo sfuggente della parola, dando risonanza alla sua assenza fisica che non è mancanza ma esaltazione del valore intrinseco del manifestarsi della parola. La parola non ha dimensione e l’artista la pone in grandezze e orientamenti differenti sulla superficie piatta di un riquadro di vetro incorniciato di bianco. Le parole sono scritte in nero (più raramente in rosso) in stampatello, dando loro normalità e regolarità, per veicolare meglio il corpo del significato che è presente nella nostra mente alla lettura ma assente dal corpo esplicito e fisico dell’opera. La trasparenza della superficie lascia a volte vedere il muro retrostante, sospende la scritta in uno spazio che è respiro, momento di transizione sùbito recuperato nella mente. I quadri di Auriemma hanno un corpo anche quando non li si guarda, si concretizzano di silenzio appesi al muro fuori dal fuoco dello sguardo, perché sono costituiti dal mentale. Ecco comparire forme geometriche che accompagnano le scritte delle parole, che interagiscono compositivamente con esse, con linee nere sottili o intersecazioni di linee più spesse. L’esagono è forma che attrae maggiormente l’artista, forse perché i suoi angoli creano bordi rigidi dove si può appoggiare o propagare la linea delle parole. Queste opere hanno una fisicità assente che si intromette nell’ambiente, e, in quanto superfici piatte, trattano il dietro e il davanti allo stesso modo: le parole spesso sono scritte ribaltate come se dovessero essere lette dall’altra parte (i due spazi si equivalgono), e l’utilizzo dello specchio su tutta la superficie richiama all’interno dell’opera lo spazio dell’ambiente e dello spettatore mettendo a fuoco ancora di più il corpo della parola messa tra un luogo e il suo riflesso. A volte la superficie è scura e il riflesso attenuato, altre volte la trasparenza del vetro e zone a specchio convivono. Auriemma tenta e riesce a far confrontare la mente e il corpo di chi sta al mondo con l’immaterialità della parola, e delle parole che diventano una costellazione autonoma.

Luigi Auriemma, SILENZIO DELLA SCRITTURA, 2019 tecnica mista cm 100×80


Da una trifora, sul cortile dell’attualità

Luigi Auriemma, Pina Della Rossa, Felix Policastro
a cura di Marcello Francolini

28 marzo – 26 aprile 2019

Galleria AREA 24 Space
partner adrART associazione culturale
via Ferrara 4 (angolo Corso Novara a 300 mt dalla Stazione Centrale FS), Napoli

Info: +39 339 6495904
area24@adrart.it
www.adrart.it

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