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CAGGIANO (SA) | PALAZZO MORONE

di ANTONELLO TOLVE

Si parla sempre troppo poco di Vettor Pisani, artista il cui livello di paranoia critica ha toccato, sin dalla sua prima personale (quella di un creatore non giovanissimo e come venuto dal nulla) inaugurata il 28 aprile 1970 negli spazi della galleria La Salita di Gian Tomaso Liverani, livelli talmente alti, irraggiungibili direi, da rendere quasi difficile ritrovarne i meccanismi interni, gli inizi e le fini, gli indizi e gli interstizi tragici, le umbratilità psicoanalitiche, le tracce filosofiche, le veloci e pindariche condensazioni temporospaziali, i potenti spostamenti e spiazzamenti.

Vettor Pisani, Apocalypse Now, Palazzo Ruffo di Bagnara, Napoli, 2011. Ph Paola Di Domenico © Fondazione Morra, Napoli

Oggi, grazie alla tenacia di Giuseppe Morra, al suo sguardo rivolto verso il futuro (Peppe è stato sempre un battitore libero, un intellettuale che si è mosso negli anni con grande autonomia, guidato da intuizione e passione), possiamo finalmente parlare di uno spazio dedicato a Vettor Pisani, in particolare a un progetto permanente e dinamico – quello appunto della Collezione Vettor Pisani – che incrocia «tre mostre personali realizzate da Vettor Pisani per la Fondazione Morra in un arco temporale di sette anni: Nostalgia volo di ritorno (2005, Ischia), Carpe Diem (2011, Roma) Galleria Riposati, e Apocalypse now (2011, Napoli)».

Banner mostra Collezione Vettor Pisani Caggiano (SA) photo Amedeo Benestante ©
Fondazione Morra, Napoli

Allestita a Caggiano («Caggiano diventa la casa di Vettor Pisani» avvisa Lorenzo Mango in un testo dedicato al progetto della Fondazione Morra), paese in provincia di Salerno, al confine del parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano ma già abbracciato dalla morbida luce antelucana della Basilicata, la Collezione è meravigliosamente impaginata negli spazi di Palazzo Morone: fa cadere definitivamente la didascalia o il paludoso percorso obbligatorio e lascia allo spettatore la scelta di avventurarsi alla (ri)scoperta di opere, di atteggiamenti alternativi, di anancastici sguardi sulla realtà, di labirintiche e taglienti visioni: la preziosa e indimenticabile Venere di cioccolato (a volte nella macchina schizzofrenica di Pisani la troviamo come Suzanne in uno stampo di cioccolato), a piano terra, lascia senza respiro.

Collezione Vettor Pisani, Palazzo Morone Caggiano (SA) photo Amedeo Benestante ©
Fondazione Morra, Napoli

Nei tre piani del palazzo, va ricordato che era dimora della famiglia materna di Achille Bonito Oliva, e va anche detto che prossimamente Palazzo Bonito Oliva, sempre a Caggiano, ospiterà gli archivi attivi e vivi e pulsanti del Living Theatre, e che Palazzo Abbamonte sarà sede di altre avventure, e che Peppe Morra ha l’idea – lucida, lucidissima – di trasformare il paese in un polo delle arti contemporanee, incontri dibattiti, feste ad arte, nei tre piani del palazzo, dicevo, si respira appieno tutta la vitalità (l’attualità) di un artista che pensa e trasforma, dipana e scandaglia e ripercorre i fondamenti dell’arte e della critica, del vissuto quotidiano e della storia, scegliendo un viaggio che, per dirla con Julia Kristeva, formalise pour déconstruire.

Vettor Pisani, Napoli Borderline, 2005. © Fondazione Morra, Napoli;

L’isola (luogo tragico e appartato in cui confluiscono tutte le energie), la bava erotica di lumache che si allungano sul tempo della sessualità e dell’orgasmo per tracciare una pennellata d’appagante piacere, il teatro tragico e crudele che trasforma spesso la catastrofe in farsa sprezzante, l’incrocio tra il mitico e il magico, l’alchemico e l’alchimico, l’Azzurro Pavone (2005) e Napoli Borderline (2005) sono alcune opere e alcuni nuclei tematici di un processo all’interno del quale si intersecano le storie e si contaminano i vari materiali della cultura per creare un distillato puro e prezioso che abbandona la materia plumbea (l’aurum vulgi) e spinge lo sguardo verso l’aurum philosopharum, verso l’aurea apprehensio raggiungibile ed esperibile soltanto mediante una pratica – Pisani di questa era  – che mira a riavvolgere le cose, a tornare verso l’isola delle origini. «Ricordo, come artista sono nato il giorno in cui un Vascello fantasma, una fragile piccola barca nera è naufragata nel Golfo di Napoli, misteriosamente davanti all’Isola dei morti di Böcklin» avvisa Pisani nella storia di un artista paranoico che ricorda l’actividad paranoico-crítica mutuata da Dalí nel 1933 dalla tesi di dottorato di Lacan (De la psychose paranoïaque dans ses rapports avec la personnalité).

Vettor Pisani, Azzurro Pavone, 2005. Ph. Cinzia Infantino © Fondazione Morra, Napoli

Tra le tante opere che popolano la casa di Vettor, c’è anche una impareggiabile pietra filosofale, un corpo solido che porta il pensiero a pensare il pensiero stesso, fino a raggiungere un melanconico modo di guardare il mondo da un’altezza nuova: quella stessa altezza che nutre oggi il Progetto Caggiano, centro delle arti, strategico avamposto del sapere che trasforma la provincia in impero, che rompe la fissità della periferia, che mostra la volontà dell’epimèleia heautoù, del cura sui più esattamente, e che vuol dire anche prendersi cura dei luoghi: e prendersi cura dei luoghi, lo sappiamo, significa prendersi cura dell’altro e prendersi cura di sé: trasformare, grazie al potere dell’arte, la vita, creare un pascolo felice (riprendo qui l’idea messa in campo da Platone nella sua Πολιτεία) in cui muoversi, nutrirsi.

Vettor Pisani, Apocalypse Now, 2011. Ph. Cinzia Infantino © Fondazione Morra, Napoli

Fondazione Morra
Collezione Vettor Pisani

Palazzo Morone
Via San Macario, Caggiano (SA)

Info: www.fondazionemorra.org/it/evento/progetto-caggiano-fondazione-morra/

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