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BOLOGNA | Galleria Studio G7 | 28 maggio – 18 settembre 2020

di GABRIELE SALVATERRA

Le questioni relative alla presenza pervasiva dell’immagine nel mondo contemporaneo, come i conseguenti tentativi di fornire argini ordinatori alla sua diffusione da parte dell’arte odierna sono leitmotiv che accompagnano il dibattito estetico almeno dagli anni Sessanta del Novecento. La mostra Chiaroscuro, format con cui la bolognese Galleria Studio G7 chiude ogni anno la propria stagione espositiva, tenta di segnare un nuovo punto all’interno di queste discussioni, grazie alla curatela di Leonardo Regano e ai sette artisti coinvolti, di varia estrazione: Bill Beckley, Gregorio Botta, Daniela Comani, Franco Guerzoni, Eduard Habicher, Jacopo Mazzonelli e Mariateresa Sartori.

Chiaroscuro, veduta della mostra, Galleria Studio G7. Foto: Alessandro Fiamingo

Se i mesi di lockdown per l’emergenza Covid-19 hanno determinato degli effetti in termini inconfutabili, al di là delle parole e delle interpretazioni, questi si sono prodotti sicuramente nell’estremizzazione del dissidio esistente tra corpo e sua immagine, tra essenza e apparenza, tra realtà e rappresentazione. Durante le settimane di reclusione forzata ciascuna persona è diventata una macchina spettacolare, esistente nelle relazioni interpersonali come pura icona che appare su vari schermi e in grado di comunicare solo in quanto raffigurazione. D’altra parte, paradossalmente, il corpo reale di quelle stesse persone, massa greve chiusa nelle pesanti gabbie della propria abitazione, si è fatto sentire nelle sue qualità di limite fisico imprescindibile e difficilmente superabile in situazioni estreme come quelle poste dal Coronavirus.

Daniela Comani, Soggetto assente, 1995- 96, foto ritagliate, cm 20x30_3-min

Così Chiaroscuro, una delle prime mostre inaugurate dopo la quarantena, si pone con interesse, anche al di là del bel progetto espositivo, per la sua capacità di sottolineare questi elementi in qualche maniera esagerati nel loro carattere discordante. La visita in presenza si suddivide infatti in due parti, entrambe fondate sull’importanza del proprio corpo calato in uno spazio effimero o reale: una realizzata attraverso una forma di realtà virtuale, con un visore che scorpora e rende intangibili la materia dell’arte e le parole del curatore; l’altra, immediatamente conseguente, nella verità dello spazio concreto e del rapporto fisico-tattile che si può instaurare, anche oltre lo sguardo, nelle arti visive.

Jacopo Mazzonelli, Flags, 2018, smalto su specchi argentati, cm 21×49-min

“Abbiamo scoperto nuove forme di socialità nell’immagine e nel confronto con l’altro attraverso la mediazione del visivo, acuendo una dipendenza dallo schermo che era già in essere e nella quale eravamo già perfettamente calati”. Così scrive Regano nel suo testo di accompagnamento, cercando, con questo progetto, di stimolare una potenziale riflessione sull’importanza del corpo nel veicolare ancora oggi esperienze di così diversa natura.

Franco Guerzoni, Spie, 1971, frammento di vetro su pagina di libro, 20,5×15,5 cm_-min. Foto: Alessandro Fiamingo

Le opere selezionate ragionano tutte attraverso proprie specificità su elementi di assenza, vuoto e dissimulazione, provando a contrastare quell’estroversione sempre presente nell’impiego degli schermi e nell’affermazione, ormai da tempo avvenuta, di una società spettacolare. Mazzonelli e Guerzoni lavorano sulla patina del tempo, il primo con i suoi readymade rivisitati per mezzo di principi musicali, il secondo interrogando la superficie muraria e l’idea di lacerto dal passato. La scultura di Habicher e le raffinate partiture astratte di Botta approfondiscono gli stati di transizione tra pieno e vuoto, presenza e assenza, incredibilmente affiancati armoniosamente da ricerche, come quella della Comani, provenienti da aree più profondamente concettuali. Beckley e Sartori usano invece il medium fotografico per tradire i suoi stessi presupposti documentativi, sfumando l’immagine nell’astrazione e nell’evanescenza. Tutte opere queste, che, nella loro delicatezza anche dimensionale, riaffermano un piacere di incontrarsi di nuovo in una maniera più difficile forse, perché capace di mettere in gioco direttamente le persone, ma certamente più pregnante.

Chiaroscuro, veduta della mostra, Galleria Studio G7, (in primo piano) Beckley, Bow Tie Lesson, 2017, fuji crystal archive paper, cm 182,88×121,92, ed.3.  Foto: Alessandro Fiamingo

Chiaroscuro
Bill Beckley, Gregorio Botta, Daniela Comani, Franco Guerzoni, Eduard Habicher, Jacopo Mazzonelli, Mariateresa Sartori

a cura di Leonardo Regano

28 maggio – 18 settembre 2020

Galleria Studio G7
Via Val D’Aposa 4/A
40123 Bologna BO
051 2960371 – +39 3398507184
info@galleriastudiog7.it
www.galleriastudiog7.it

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